Nuovo Anno Scolastico/I Saperi Umanistici: Strumenti per l’orientamento
Negli ultimi decenni, le Riforme che hanno coinvolto l’istutuzione scolastica sono state molteplici. La loro cifra comune si può, tuttavia, individuare nel tentativo di costruire percorsi scolastici orientati alla formazione delle competenze. In termini generali, con questo concetto si è voluto intendere la capacità di applicare il sapere alle situazioni di vita, soprattutto quella professionale. Sulla scorta di questa premessa, la scuola ha assunto un orientamento didattico orientato all’apertura al territorio, all’alternanza scuola lavoro, all’approccio laboratoriale, ecc., il cui scopo (in termini un po’ semplificati, ma che servono per rendere meglio l’idea) è quello di tradurre in attività pratiche gli impianti teorici propri delle diverse discipline. La principale conseguenza di questo approccio è quello di identificare lo scopo ultimo della scuola con il modello dell’uomo capace di agire nei contesti, del soggetto capace di intervenire sulla realtà per orientarla secondo i propri scopi e i propri bisogni. In realtà, senza nulla togliere alla validità epistemica, pedagogica e didattica di questo modello formativo (qui riassunto, per evidenti ragioni, in forma semplificata), la buona scuola ha oggi bisogno anche di qualcos’altro. Ha bisogno di ampliare il concetto di competenza, includento in esso, oltre alla capacità di progettare ed eseguire il fare, anche la capacità di elaborare e di concepire le dimensioni di senso connesse al fare.
Oltre a concepire le abilità connesse al problem-solving (quelle sinteticamente descritte in precedenza), ha anche bisogno di insegnare all’allievo la capacità di interpretare (cioè di concepire il significato umano e personale delle conoscenze e delle situazioni), di empatizzare (cioè di sentire la realtà e la condizione umana dell’altro), di farsi consapevole di Sé (cioè di concepire e di attualizzare il proprio modo di essere autentico, nel mondo). Il problem solving, ad esempio, ci consente di acquisire gli strumenti teorici, pratici e operativi, per intervenire su una cellula. Ma è la capacità di interpretare, di empatizzare, di diventare autoconsapevoli, che ci aiuta a definire le risonanze autenticamente umane di questo operare e che, di conseguenza, consente al soggetto di individuare la direzione autentica verso la quale impegnare tali risorse. Per questo la buona scuola, oltre alla scienza e alla tecnica, all’economia, ha anche bisogno di ritrovare (con buona pace di coloro che, in questi giorni ne hanno sancito l’inutilità), il valore dei saperi umanistici, come la filosofia, la letteratura, l’arte, la religione, la pedagogia, la sociologia, la psicologia. Perché se la scienza, la tecnica, l’economia ci servono sicuramente per concepire il “come fare”, sono in realtà i saperi umanistici che, senza nulla togliere ai primi, ci danno gli strumenti per elaborare le direzioni verso le quali quei saperi possono diventare fonte di umanizzazione e non di alienazine.
Marco Piccinno















