Pubblicato in: Mer, Mag 14th, 2014

Nutrigenetica/Un test genetico ci dirà cosa mangiare

A colloquio con il Dott. Sergio Carlucci, pioniere nel Salento della Scienza Alimentare di ultima generazione. 

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“Scoperta la variazione genetica non si suggerisce l’eliminazione di un alimento ma si consiglia di diminuire l’introduzione, in quanto l’organismo ha difficoltà a metabolizzarlo”. 

Il nuovo confine della scienza ali­mentare di ultima generazione si chiama nutrige­netica, e il pio­niere nel nostro territorio è il dott. Sergio Carlucci, grazie al quale questo metodo innovativo vie­ne utilizzato anche a Lecce e in provincia. Il genetista pugliese ha dato avvio da più di un anno a un’esperienza medica nuova, e a un’eccellenza unica nella nostra regione. Il benessere fi­sico si declina secondo nuovi e innovativi parametri che, pur in un contesto di inclusione delle diete classiche e della canoni­ca individuazione di particola­ri intolleranze, aprono efficaci orizzonti terapeutici focalizzati sull’individuazione di un’identi­tà nutrizionale, attraverso l’ana­lisi del Dna.

Dott. Carlucci, cosa è la nu­trigenetica?

La nutrigenetica è una nuova disciplina che unisce la Scienza della Nutrizione alla Geneti­ca, dando origine a un nuovo sistema per la formulazione di diete personalizzate basato sul proprio profilo genetico. Grazie a un test che si basa sullo studio de diversi polimorfismi genetici è possibile scoprire intolleranze, malassorbimenti e aumento di peso non imputabile solo ad una maggiore introduzione di cibo. È in particolare l’analisi di come la variazione genetica nei geni individuali influenza la risposta di un individuo a particolari nu­trienti e tossine della dieta.

Molte persone con problemi di obesità o sovrappeso hanno già sperimentato varie diete o fatto analisi per le in­tolleranze ottenendo scarsi risultai, o subendo nel tem­po l’effetto yo-yo. Qual è la differenza sostanziale che ­propone la nutrigenetica ri­spetto ai tradizionali metodi di dimagrimento?

Conoscere il proprio profi­lo genetico dà la possibilità di identificare non solo l’intolle­ranza genetica ad alcuni com­ponenti (lattosio, glutine, nickel, caffeina, alcool ecc) ma anche studiare la sensibilità specifica verso altri determinanti com­ponenti (carboidrati raffinati grassi saturi, ecc). Tutto questo consente non solo il raggiungimento del calo o, quando necessario, dell’aumento del peso corporeo ma anche la pos­sibilità di mantenere in maniera stabile e duratura il raggiungi­mento del peso ideale e il conseguente equilibrio psicofisico. In poche parole è possibili man­giare come è scritto nel proprio Dna.

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Individuati gli alimenti che fanno ingrassare, devono essere eliminati in modo de­finitivo dal proprio regime alimentare?

Scoperta la variazione ge­netica non si suggerisce l’eli­minazione totale di un determi­nato alimento ma si consiglia di diminuire l’introduzione di quell’alimento, in quanto l’or­ganismo ha difficoltà a metabo­lizzarlo o il suo consumo favo­risce l’accumulo di metabolici spesso tossici. Questo significa che se un alimento deve essere ridotto, si può mangiare 1 volta a settimana anziché 3-4 volte. Mentre se le analisi evidenziano una carenza nutrizionale, si in­troduce più volte al giorno l’ali­mento che contiene questi prin­cipi nutritivi o si procede con piccole integrazioni di origine naturale. Più in generale, posso sostenere che la nutrigenetica non ha un effetto restrittivo ma ha l’obiettivo di fornire una gui­da utile nelle scelte alimentari e sensibilizzare all’importanza dell’alimentazione del cibo e del proprio metabolismo.

Il test genetico eseguito da un individuo può essere vali­do per un componente dello stesso nucleo familiare?

No, perché possono esserci delle differenze genetiche tra i membri della stessa famiglia. Il test è individuale ed è consiglia­bile che ogni singolo componen­te si sottoponga all’esame che, tra l’altro, si esegue una sola volta nella vita.

Ha eseguito dei follow-up di verifica dopo uno o più anni dall’inizio o dalla fine della dieta nutrigenetica perso­nalizzata, per verificare se i risultati ottenuti sono stati mantenuti?

Si, e dalla maggior parte delle indagine effettuate è risul­tato che rispetto ad altre diete i pazienti che hanno utilizzato la dieta nutrigenetica hanno conservato nel tempo i risultati ottenuti, anche perché questo metodo ha rilevato che i nostri geni possono essere attivati in maniera positiva per attivare una adeguato stile di vita che dura nel tempo.

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