Pubblicato in: Ven, Gen 30th, 2015

OBIETTIVO COMUNIONE… SI È INSEDIATO IL NUOVO CONSIGLIO PASTORALE

LArcivescovo di Lecce ha inaugurato il nuovo percorso che vede insieme laici, religiosi e sacerdoti.

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“In ogni diocesi, se lo suggerisce la situazione pastora­le, si costituisca il consiglio pastora­le, al quale spetta, sotto l’au­torità del Vescovo, studiare, valutare e proporre conclusioni operative su quanto riguarda le attività pastorali della diocesi” (Can. 511). Con rinnovato entusiasmo questo invito formulato nel “Codice di Diritto Canonico”, è stato accolto dalla nostra Chiesa di Lecce. Su convoca­zione dell’Arcivescovo mons. Domenico Umberto D’Am­brosio, infatti, domenica 25 gennaio alle ore 16,00 nel Seminario di piazza Duomo, si è riunito per la prima volta il nuovo “Consiglio Pastorale Diocesano”. Organo con­sultivo che ha visto la sua genesi nel Vaticano II. Di fatti, lo stesso Arcivescovo ha ricordato, proprio all’inizio del suo intervento di apertu­ra del Consiglio, che questo strumento di consultazione fu creato in seguito alla rinnovata ecclesiologia di comunione espressa dal Concilio stes­so; in modo particolare nella “Christus Dominus” (n. 27) e nella “Ad Gentes” (n. 30).

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Il “Consiglio Pastorale Diocesa­no” è composto oltre che dal Vescovo che lo presiede, da rappresentanti del clero, dei religiosi e dei fedeli laici (cfr. Can. 512). I sacerdoti presenti sono tra quelli che si occupano di un ambito particolare della pastorale diocesana. I religiosi sono eletti in rappresentanza di tutti gli istituti presenti in dio­cesi. I laici sono l’espressione delle vicarie, delle associazioni laicali e dei movimenti. A que­sti si aggiungono, in numero minore, i membri direttamente scelti dal vescovo. Lo scopo è di avere rappresentata tutta la diocesi, tenendo presente la suddivisione geografica, ma anche le varie condizioni socia­li e professionali. Ogni espres­sione di apostolato presente sul territorio diocesano ha in un qualche suo referente la pos­sibilità di essere rappresentata (cfr. Can. 512 §2). Ogni diocesi ha poi la possibilità di stilare lo statuto particolare che regola il consiglio. Essendo quello della nostra diocesi datato occorrerà provvedere alla stesura di uno nuovo, anche per rispondere meglio alle istanze dell’oggi.

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L’Arcivescovo ha sottolineato come quella del “consigliare” sia una e vera e propria arte. Per il vescovo, a suo dire, è un sostegno non indifferente essendo chiamato a guidare la Chiesa diocesana. Sulla scorta, poi, di quanto già espresso nell’ultima Lettera Pastorale “La sfida della comunione”, il vescovo ha fondato la sua riflessione su quella che è definita come “la partecipa­zione responsabile” che spetta ai fedeli laici anche grazie ai “Consigli Pastorali”. In essi si sperimenta “una chiara, responsabile e specifica corre­sponsabilità” (cfr. il n. 23 della Lettera Pastorale). Nonostante le tante resistenze e i ritardi, in essi viviamo l’ecclesiolo­gia di comunione. La Chiesa è comunione. Il compito costante che spetta alla Chiesa è di riqualificare i ministeri, i carismi che la compongo­no. C’è un contesto sociale e culturale nuovo, cambiato. C’è il desiderio di un protagonismo nella Chiesa. Spesso continuia­mo a gestire e a programmare la pastorale come se ci fossero tanti sacerdoti a disposizione. Questa disponibilità non c’è più. Ecco, dunque, il ruolo da protagonisti che spetta ai laici. Anche la Chiesa, utilizzando un’espressione forte da parte del vescovo, è evoluzionista: chiamata, cioè, a cambiare modo di porsi al mondo. La corresponsabilità è oltre la democrazia, è di più. Non a caso la Chiesa è comunione.

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Lo stesso Catechismo ricorda che in forza della comune san­tità si è responsabili del futuro della Chiesa, laici e presbiteri e religiosi insieme. La realtà di comunione come sacra­mento che è la Chiesa definita dalla “Lumen Gentium” (1), risulta spesso nella pratica una comunione incompiuta ancora oggi. Si evidenzia nei consi­gli pastorali, inconcludenti, privi di obiettivi e mancanza di ascolto tra i tanti. Bisogna capire, conoscere i fattori in gioco. Quale ecclesiologia coltiviamo? Le convinzioni ecclesiologiche hanno bisogno di trovare un modo per essere comunicate e attuate. Occorre rendere partecipative le strut­ture ecclesiali. A fondamento di tutto, ribadisce il nostro presule, occorre una corretta comunicazione e partecipazio­ne. Produttori di comunione. È il compito dei cristiani. Che concretamente si sia sperimen­tato all’interno dello stesso consiglio ne è prova il fatto che questo augurio identitario dei discepoli di Cristo espresso da uno dei partecipanti all’incon­tro sia stato accolto, fatto suo e riproposto a tutti da parte dello stesso Arcivescovo.

Stefano Spedicato

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