OBOEDIENTIA ET PAX. TOTUS TUUS MARIA
Visto da Vicino/Il profilo dei nuovi Santi nelle preghiere del Card. Comastri sul retro delle immaginette dei due Papi.
Se è vero che il centro dell’intero anno liturgico è la Pasqua del Signore, quest’anno il centro del mondo cattolico orbita attorno alle due canonizzazioni del prossimo 27 aprile, Domenica in Albis o della Divina Misericordia. Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Saranno infatti proclamati santi e, per tale evento, è prevista la partecipazione di oltre un milione di fedeli, circa 4000 Vescovi e decine di migliaia di sacerdoti. I preparativi fervono e la Capitale si appresta ad accogliere i fedeli nel miglior modo possibile. Qui però non interessa indicare i pur importarti aspetti organizzativi, quanto piuttosto l’ambito spirituale di questo straordinario avvenimento.In tal senso, ci lasciamo ispirare dalle due brevi, ma intense preghiere che si trovano sul retro delle immaginette dei due Santi, composte dal Cardinale Comastri in occasione della canonizzazione. Nella preghiera a Giovanni XXIII, il Porporato descrive il nuovo santo come persona “semplice e mite” che “profumava di Dio e accendeva nel cuore il desiderio della bontà” e lo invoca affinché possiamo, come lui, “avere un sano ottimismo per vincere il male con il bene”.
Il Cardinale Comastri ricorda anche quella parola dolce e commovente del Papa buono rivolta a favore dei bambini: “ Hai consegnato una carezza per tutti i bambini:.. così ci hai ricordato che le mani ci sono state donate non per colpire, ma per abbracciare e asciugare le lacrime”. In modo immediato, il Cardinale ha tracciato le linee portanti della santità di Giovanni XXIII: umiltà, dolcezza, bontà, fiducia, prudenza, orazione. È da queste prerogative che nasce quel sano ottimismo che ha portato Giovanni XXIII ad amare e abbracciare il mondo con le sue luci e le sue ombre e lo ha indotto a credere che la pace è sempre possibile, in ogni circostanza, anche la più impervia.
Nella preghiera a Giovanni Paolo II, il Cardinale Comastri inizia con un’invocazione: “dalla finestra del Cielo donaci la tua benedizione”. È il ricordo tenero e commosso di quelle centinaia di volte in cui tantissimi fedeli lo hanno visto recitare l’Angelus ogni domenica, ne hanno custodito l’insegnamento, ne hanno apprezzato i gesti e ne hanno condiviso ansie e speranze, fino a vederlo, ormai terribilmente sofferente, incapace di pronunciare più alcuna parola: ammalato e debole, esausto per aver donato tutto se stesso a Dio e alla Chiesa.
La richiesta di benedizione si rivolge poi ai due interlocutori preferiti del Papa: “benedici i giovani, che sono stati la tua grande passione. Riportali a sognare, riportali a guardare in alto” e “benedici le famiglie… Tu hai avvertito l’assalto di satana” contro la famiglia, “con la tua preghiera proteggi la famiglia e ogni vita che sboccia nella famiglia”. Infine, il Porporato ricorda come il Papa polacco abbia combattuto la guerra invocando il dialogo e “seminando l’amore” e continua a chiedere che tutta l’umanità possa seminare la pace, sul suo esempio. Entrambe le preghiere sono accomunate dalla richiesta di intercessione della Madonna e dalla centralità che i due Pontefici hanno attribuito alla famiglia e alla causa della pace. Avviciniamoci anche noi a questo grande avvenimento, portando nel nostro cuore e nella nostra vita l’esempio del Papa dell’Oboedientia et Pax e del Papa del “Totus Tuus Maria” e invocandoli su ciascuno di noi, come maestri e potenti intercessori presso Dio.
Mauro Carlino

















