Oltre la crisi, insieme. Dossier Caritas-Migrantes: 5 milioni di immigrati, 700.000 permessi scaduti
Due milioni di lavoratori, 1/5 dei disoccupati. Nel mondo del lavoro gli occupati stranieri sono 2.089.000 e costituiscono un decimo della forza lavoro. Anche gli immigrati stanno pagando però duramente gli effetti della crisi: sono un quinto dei disoccupati. Ancora vivace è però il dinamismo imprenditoriale: sono 228.540 le imprese gestite da immigrati, 20.000 in più dell’anno precedente. La precarietà del lavoro si riflette sul piano abitativo, dove il 34% degli immigrati (contro il 14% degli italiani) lamenta condizioni di disagio. È addirittura dimezzata l’incidenza degli immigrati sulle compravendite immobiliari: dal 16,7% nel 2007 all’8,7% nel 2010. L’insediamento degli immigrati diventa però sempre più stabile e diffuso: i minori figli di stranieri sono quasi 1 milione e aumentano ogni anno di 100.000 unità. Nell’anno scolastico 2010/2011 erano 709.826 gli alunni stranieri (+5,4%), incidendo per il 7,9% sull’intera popolazione scolastica. La popolazione immigrata è più giovane (32 anni in media, 12 in meno degli italiani), incide positivamente sull’equilibrio demografico con le nuove nascite (un sesto del totale), è lontana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali. In pratica, “rende più di quanto costi alle casse dello stato”: “Gli immigrati si attendono di essere apprezzati per la positiva funzione esercitata, che va completata con più ampi spazi di partecipazione”.
Le religioni degli immigrati. Riguardo alle appartenenze religiose vi sono 2.465.000 cristiani (53,9%), 1.505.000 musulmani (32,9%), 120.000 induisti (2,6%), 89.000 buddhisti (1,9%), 61.000 fedeli di altre religioni orientali (1,3%), 46.000 che fanno riferimento alle religioni tradizionali, per lo più dell’Africa (1,0), 7.000 ebrei (0,1%) e 83.000 (1,8%) immigrati appartenenti ad altre religioni non prese in considerazione. Si aggiungono 196.000 immigrati (4,3%) classificati come atei o non religiosi, in prevalenza provenienti dall’Europa e dall’Asia (dalla Cina in prevalenza).
“Preoccupati per nostra bella Italia”. Sul fenomeno migratorio bisogna “riuscire a superare i ragionamenti di corto respiro, bisogna andare oltre” e “superare insieme questa fase di difficoltà provocata dalla crisi”. È l’invito di mons. Giuseppe Merisi, presidente di Caritas italiana, intervenuto alla presentazione del Dossier. “Andare oltre – ha precisato il vescovo – significa non limitarsi alla situazione presente bensì impegnarsi a proiettare le implicazioni nel futuro. Andare oltre comporta lo sforzo di previsione e programmazione”. Mons. Merisi si è detto preoccupato per “le condizioni attuali della nostra ‘bella Italia’”. “Le contrapposizioni politiche ripetutamente stigmatizzate dal presidente della Repubblica e le altre difficoltà a tutti ben note – ha affermato –, generano grande preoccupazione, in un quadro di crisi che, a sua volta, suscita forte apprensione”. Secondo il Comitato di presidenza Caritas/Migrantes (mons. Vittorio Nozza per Caritas italiana, mons. Giancarlo Perego per Fondazione Migrantes e mons. Enrico Feroci per Caritas diocesana di Roma), “il ventennale lavoro di raccolta, elaborazione e rigorosa interpretazione delle statistiche mostra che la via della convivenza è quella da seguire. Una sfida che esige maggiore coinvolgimento e politiche di ampio respiro”.















