Pubblicato in: Ven, Lug 19th, 2013

Omnia in Bonum/Don Fernando Vescovo

Quali stimoli per il suo mini­stero episcopale?

Tanti si aspettano dal Papa gesti clamorosi, interventi ener­gici e decisivi. Ma ad ogni Papa interessa vivere in unione con il Pastore Supremo della Chiesa, in confidenza con Gesù Cri­sto, a cui preme la sua Chiesa più che non a qualunque altro. Sarà Lui a sedare la tempesta. Il Papa è il primo che si ab­bandona, senza ambascia o inopportune ansie, al disegno misterioso di Gesù per la sua Chiesa. Siamo convinti, osser­vando queste meravigliose fi­gure di uomini di Chiesa, non è il protagonismo del Papa a guidare la Chiesa. DicevaBe­nedetto XVI: “Vedo la Chie­sa viva! La Chiesa non è mia, non è nostra, ma è del Signore, che non la lascia affondare; è Lui che la conduce…”. Questa stessa coscienza e questo stesso insegnamento lo ritroviamo ora in Papa Francesco. Ringrazio il Signore perché in Lui, Papa Francesco, vedo un esempio luminoso per il mio ministero episcopale.

Da direttore spirituale e da rettore del seminario dio­cesano e da Vicario gene­rale ha potuto toccare e sperimentare da vicino la bellezza della comunione presbiterale. Quali idee ha maturato sulla fraternità sa­cerdotale raccolta con il suo Pastore?

I presbiteri in quanto par­tecipi dell’unico sacerdozio di Cristo cooperano alla stessa missione e sono uniti da vinco­li di fraternità. La comunione si realizza innanzitutto con la Santissima Trinità e poi si pro­lunga nella Chiesa, nella quale l’umanità si unisce alla Trinità. Con l’ordinazione sacerdotale ogni sacerdote instaura specia­li legami con il Papa, il Vesco­vo con gli altri presbiteri, con i fedeli. Questa comunione trova un suo luogo significativo nella celebrazione eucaristica dove emerge l’unità del sacerdozio di Cristo. Da qui deriva la comu­nione nell’attività ministeriale, indispensabile per la evangeliz­zazione, dove è dannoso il sog­gettivismo nell’esercizio del mi­nistero. E da lì scaturisce anche la fraternità sacerdotale con il Vescovo, coi confratelli, che non è semplice convergenza di programma, ma consonan­za, amicizia, fiducia reciproca, rapporti schietti. Fraternità sacerdotale e appartenenza al presbiterio sono, pertanto, ele­menti caratterizzanti il sacer­dote.

Cosa vuol dire per i laici par­tecipare oggi alla missione della Chiesa?

Dire che i laici partecipino alla missione della Chiesa non significa prima di tutto e soprat­tutto dire che collaborano alle funzioni dei ministri sacri, an­che se ciò è possibile e, a volte, opportuno. I laici partecipano alla missione della Chiesa, se­condo una loro specifica funzio­ne. Cristo, con la testimonianza della sua vita e con la potenza della sua parola ha proclamato il regno del Padre, ora continua il suo ufficio profetico non solo per mezzo della gerarchia, che insegna in nome e con la potestà di lui, ma an­che per mezzo dei laici, che costituisce suoi testimoni prov­vedendoli del senso della fede e della grazia della parola, per­ché la forza del Vangelo risplen­da nella vita quotidiana, fami­liare e sociale. La capacità e la responsabilità evangelizzatrice dei fedeli laici non derivano da una delega data dalla gerar­chia, ma direttamente da Gesù Cristo, mediante il battesimo e la confermazione. Nella vita quotidiana, con le sue molteplici relazioni familiari, professionali e sociali, i fedeli laici possono unire la testimonianza della loro vita e la parola che annuncia il Vangelo, contribuendo alla tra­smissione del Vangelo da per­sona a persona, nel dialogo di amicizia since­ra, come il lievi­to nella massa: “a modo di fer­mento”.

La Chiesa prosegue nel mondo la missione di Cristo che redime e salva l’umani­tà. Come va intesa la nuova evangelizzazione in una so­cietà così tanto difficile?

La Chiesa è solidale con il genere umano e con la sua storia. È a servizio dell’uomo. Continua la missione di Cristo, via verità e vita, che è venuto per salvare il mondo non per condannare. Oggi però la socie­tà, in seguito al fenomeno della secolarizzazione, si è andata sempre più allontanando da Dio e il rapporto chiesa-mondo è entrato in crisi. Prima era scon­tato considerare la fede come presupposto ovvio del vivere co­mune. Oggi questo presupposto non è più tale, anzi viene nega­to; la fede viene emarginata: c’è una profonda crisi. Nonostante la testimonianza di tante perso­ne silenziose nelle nostre par­rocchie…, il disorientamento è diventato culturale.

Specie nell’Anno della Fede che stiamo celebrando…

La Chiesa ha il compito di non fare diventare il sale del vangelo insipido, perché l’uomo di oggi e di sempre ha bisogno di Dio. La Chiesa deve andare incontro all’uomo per fargli ri­trovare la verità della sua vita, il senso della storia, il gusto della Parola di Dio. A quanti, come noi, il Signore ha concesso il dono della fede, spetta il dovere di svegliarsi e svegliare coloro che sono immersi nel letargo di morte e di nonsenso. La Chiesa risponde al vuoto spirituale del nostro tempo con l’anno della Fede, con la nuova evangeliz­zazione…

In questo contesto il ruo­lo educativo e sociale della famiglia è co­stantemente minacciato…

Tra gli ambi­ti più minacciati d a l l ’ o n d a t a dell’edonismo c’è la famiglia: aumentano le infedeltà coniugali, è diventato difficile educare, far crescere i giovani offrendo loro sicurezze per il lavoro, liberandoli dalle tante dipendenze… La Chiesa ha vissuto altri periodi critici come questo: anzi è nata in un contesto di decadenza dell’Im­pero Romano. Eppure sono stati proprio i papà e le mamme cri­stiane, con il loro impegno di in­fondere un tono cristiano nelle loro famiglie e nell’educazione dei figli, a fare delle famiglie luoghi di rinascita sociale. La Chiesa può e deve investire di più sulla famiglia e sulla educa­zione alla vita buona del van­gelo.

Entrare nel cuore dell’uo­mo anche at­traverso la via della cultura e della comunicazione nelle sue più variegate sfaccetta­ture, anche quelle più tec­nologiche, diventa davvero decisivo.

Oggi è urgente un profondo apostolato dell’intelligenza: co­municare sulla verità per comu­nicare la verità. È importante essere disponibili verso tutti, ma anche far conoscere il vangelo alle persone che si muovono negli ambienti intellettuali, a quanti lavorano nelle univer­sità, nel mondo della comuni­cazione, mass media…: Gesù ha detto: “voi siete la luce del mondo”. Immagino i cristiani che spinti dall’esempio dei pri­mi tempi della chiesa, si lancia­no a promuovere una nuova cul­tura una nuova moda, che sia in accordo con la dignità della persona umana. Per loro natura i cristiani dovrebbero sforzarsi di arrivare ai mezzi di comuni­cazione e ai centri di opinione, per trasmettere una buona e solida dottrina, perché non c’è contrapposizione tra ragione e fede.

Vincenzo Paticchio

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