Omnia in Bonum/Don Fernando Vescovo
Quali stimoli per il suo ministero episcopale?
Tanti si aspettano dal Papa gesti clamorosi, interventi energici e decisivi. Ma ad ogni Papa interessa vivere in unione con il Pastore Supremo della Chiesa, in confidenza con Gesù Cristo, a cui preme la sua Chiesa più che non a qualunque altro. Sarà Lui a sedare la tempesta. Il Papa è il primo che si abbandona, senza ambascia o inopportune ansie, al disegno misterioso di Gesù per la sua Chiesa. Siamo convinti, osservando queste meravigliose figure di uomini di Chiesa, non è il protagonismo del Papa a guidare la Chiesa. DicevaBenedetto XVI: “Vedo la Chiesa viva! La Chiesa non è mia, non è nostra, ma è del Signore, che non la lascia affondare; è Lui che la conduce…”. Questa stessa coscienza e questo stesso insegnamento lo ritroviamo ora in Papa Francesco. Ringrazio il Signore perché in Lui, Papa Francesco, vedo un esempio luminoso per il mio ministero episcopale.
Da direttore spirituale e da rettore del seminario diocesano e da Vicario generale ha potuto toccare e sperimentare da vicino la bellezza della comunione presbiterale. Quali idee ha maturato sulla fraternità sacerdotale raccolta con il suo Pastore?
I presbiteri in quanto partecipi dell’unico sacerdozio di Cristo cooperano alla stessa missione e sono uniti da vincoli di fraternità. La comunione si realizza innanzitutto con la Santissima Trinità e poi si prolunga nella Chiesa, nella quale l’umanità si unisce alla Trinità. Con l’ordinazione sacerdotale ogni sacerdote instaura speciali legami con il Papa, il Vescovo con gli altri presbiteri, con i fedeli. Questa comunione trova un suo luogo significativo nella celebrazione eucaristica dove emerge l’unità del sacerdozio di Cristo. Da qui deriva la comunione nell’attività ministeriale, indispensabile per la evangelizzazione, dove è dannoso il soggettivismo nell’esercizio del ministero. E da lì scaturisce anche la fraternità sacerdotale con il Vescovo, coi confratelli, che non è semplice convergenza di programma, ma consonanza, amicizia, fiducia reciproca, rapporti schietti. Fraternità sacerdotale e appartenenza al presbiterio sono, pertanto, elementi caratterizzanti il sacerdote.
Cosa vuol dire per i laici partecipare oggi alla missione della Chiesa?
Dire che i laici partecipino alla missione della Chiesa non significa prima di tutto e soprattutto dire che collaborano alle funzioni dei ministri sacri, anche se ciò è possibile e, a volte, opportuno. I laici partecipano alla missione della Chiesa, secondo una loro specifica funzione. Cristo, con la testimonianza della sua vita e con la potenza della sua parola ha proclamato il regno del Padre, ora continua il suo ufficio profetico non solo per mezzo della gerarchia, che insegna in nome e con la potestà di lui, ma anche per mezzo dei laici, che costituisce suoi testimoni provvedendoli del senso della fede e della grazia della parola, perché la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale. La capacità e la responsabilità evangelizzatrice dei fedeli laici non derivano da una delega data dalla gerarchia, ma direttamente da Gesù Cristo, mediante il battesimo e la confermazione. Nella vita quotidiana, con le sue molteplici relazioni familiari, professionali e sociali, i fedeli laici possono unire la testimonianza della loro vita e la parola che annuncia il Vangelo, contribuendo alla trasmissione del Vangelo da persona a persona, nel dialogo di amicizia sincera, come il lievito nella massa: “a modo di fermento”.
La Chiesa prosegue nel mondo la missione di Cristo che redime e salva l’umanità. Come va intesa la nuova evangelizzazione in una società così tanto difficile?
La Chiesa è solidale con il genere umano e con la sua storia. È a servizio dell’uomo. Continua la missione di Cristo, via verità e vita, che è venuto per salvare il mondo non per condannare. Oggi però la società, in seguito al fenomeno della secolarizzazione, si è andata sempre più allontanando da Dio e il rapporto chiesa-mondo è entrato in crisi. Prima era scontato considerare la fede come presupposto ovvio del vivere comune. Oggi questo presupposto non è più tale, anzi viene negato; la fede viene emarginata: c’è una profonda crisi. Nonostante la testimonianza di tante persone silenziose nelle nostre parrocchie…, il disorientamento è diventato culturale.
Specie nell’Anno della Fede che stiamo celebrando…
La Chiesa ha il compito di non fare diventare il sale del vangelo insipido, perché l’uomo di oggi e di sempre ha bisogno di Dio. La Chiesa deve andare incontro all’uomo per fargli ritrovare la verità della sua vita, il senso della storia, il gusto della Parola di Dio. A quanti, come noi, il Signore ha concesso il dono della fede, spetta il dovere di svegliarsi e svegliare coloro che sono immersi nel letargo di morte e di nonsenso. La Chiesa risponde al vuoto spirituale del nostro tempo con l’anno della Fede, con la nuova evangelizzazione…
In questo contesto il ruolo educativo e sociale della famiglia è costantemente minacciato…
Tra gli ambiti più minacciati d a l l ’ o n d a t a dell’edonismo c’è la famiglia: aumentano le infedeltà coniugali, è diventato difficile educare, far crescere i giovani offrendo loro sicurezze per il lavoro, liberandoli dalle tante dipendenze… La Chiesa ha vissuto altri periodi critici come questo: anzi è nata in un contesto di decadenza dell’Impero Romano. Eppure sono stati proprio i papà e le mamme cristiane, con il loro impegno di infondere un tono cristiano nelle loro famiglie e nell’educazione dei figli, a fare delle famiglie luoghi di rinascita sociale. La Chiesa può e deve investire di più sulla famiglia e sulla educazione alla vita buona del vangelo.
Entrare nel cuore dell’uomo anche attraverso la via della cultura e della comunicazione nelle sue più variegate sfaccettature, anche quelle più tecnologiche, diventa davvero decisivo.
Oggi è urgente un profondo apostolato dell’intelligenza: comunicare sulla verità per comunicare la verità. È importante essere disponibili verso tutti, ma anche far conoscere il vangelo alle persone che si muovono negli ambienti intellettuali, a quanti lavorano nelle università, nel mondo della comunicazione, mass media…: Gesù ha detto: “voi siete la luce del mondo”. Immagino i cristiani che spinti dall’esempio dei primi tempi della chiesa, si lanciano a promuovere una nuova cultura una nuova moda, che sia in accordo con la dignità della persona umana. Per loro natura i cristiani dovrebbero sforzarsi di arrivare ai mezzi di comunicazione e ai centri di opinione, per trasmettere una buona e solida dottrina, perché non c’è contrapposizione tra ragione e fede.
Vincenzo Paticchio















