ORDINAZIONE SACERDOTALE/L’ECCOMI DI DON FEDERICO ANDRIANI
IL VICARIO GENERALE E IL RETTORE DEL SEMINARIO
MONS. PIERINO LIQUORI: FEDERICO, SARAI STRUMENTO D’AMORE
È sempre festa in una Chiesa locale quando il Vescovo consacra un nuovo sacerdote. È stato anche così mercoledì scorso, quando mons. D’Ambrosio ha ordinato presbitero don Federico Andriani. È festa quando una persona accetta la proposta di Dio a seguirlo in modo totale e radicale. Specialmente ai giorni nostri. “Potrò sembrare fuori tempo – commenta mons. Pierino Liquori, Vicario generale dell’Arcidiocesi – ma io non conosco modalità diverse di essere sacerdote nel tempo. Questo, perché il sacerdote incarna, in modo unico, il mistero di Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e sempre. Annuncia il mistero della Pasqua del Signore, il dono della sua vita per l’umanità e non soltanto per la Chiesa e nella Chiesa ma anche per il mondo, affinché esso creda. Per questi motivi è necessario che la preparazione di un giovane che dona tutta la propria esistenza a Dio nel sacerdozio oltre che intensa dal punto di vista teologico e dottrinale, miri anche ad un’attenta conoscenza delle esigenze dell’uomo di oggi, per essere profondo conoscitore del suo cuore. “Credo – rileva il vicario generale – sia fondamentale dare, ai giovani presbiteri e agli aspiranti tali, una formazione all’Amore. Bisogna educarli ad amare. Amore come uscire da sè andando verso l’altro. L’amore, infatti, è il comandamento più grande che Cristo ci chiede: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”. Il presbitero è annunciatore e testimone dell’amore oblativo ed in questo senso i seminari dovrebbero dare, prima di tutto, questo tipo di formazione. Il sacerdote non deve essere innanzitutto uno specialista in teologia, ma un esperto nell’arte ardua di amare, sulla scia di Gesù, il sacerdote è innamorato di Cristo”. “Il presbitero poi, – prosegue – deve essere un formatore di comunità: proprio perché educato all’Amore e vive dell’Amore di Cristo è l’uomo della comunione e della comunità”. Tutto ciò vale anche per il più giovane prete della Chiesa di Lecce. “A don Federico, – continua il Vicario – auguro di entrare nel profondo di se stesso e scoprirsi amato. Quando gradualmente farà questa grande scoperta, potrà essere sempre più strumento d’Amore e di salvezza per gli altri nelle modalità che la storia gli porrà davanti.
Diventerà l’uomo per tutti, che ama tutti e quindi che serve tutti. Sarà, soprattutto, l’uomo che porta tanti a Cristo, il Sommo Sacerdote e alla sua Chiesa. Fa parte di una comunità sacerdotale, il presbiterio, che è il luogo sacramentale e fontale della sua vita, della sua spiritualità, del suo ministero. Sarà servo della comunità ed essa sarà la sua ‘palestra sacerdotale’, il metro di autenticità del suo ministero. Essa lo ‘inizierà’ al servizio ministeriale. “La comunità – conclude mons. Liquori – deve porsi in rendimento di grazie. Essa è chiamata ad essere attenta e responsabile della persona del sacerdote. Dovrà custodire e accompagnare la crescita del prete novello con la preghiera d’intercessione, perché diventi capace di ‘salire’ purificando costantemente se stesso; di ‘stare’ per contemplare il mistero di Dio. Nel suo tanto da fare dovrà essere sempre e prima di tutto un contemplativo dell’amore misericordioso del Padre. E di “scendere” per condividere l’esperienza di Dio con gli uomini, per confortare gli afflitti, per portare il lieto annunzio ai poveri, per curare le tante ferite,per cantare con la vita l’Amore”. “Tra tanti giovani – è la riflessione di don Stefano Spedicato, Rettore del Seminario Arcivescovile – uno sguardo ha puntato diritto verso uno soltanto. Quando Dio sceglie e chiama compie sempre una scelta di predilezione. Non perché il Dio del cielo e della terra usi fare discriminazioni: semplicemente ha bisogno di uomini e donne ‘presi fra gli uomini’. Dio ha bisogno di occhi, di cuori e di mani, di piedi e di lingua di uomo per continuare a essere Presenza nel tempo e nella storia. Eppure quegli sguardi e quella capacità di amare e di dare, di camminare e raccontare le Sue meraviglie sarebbero poca cosa se non fossero investite del dono dello Spirito che consacra ungendo e rende da mezzo fragile e imperfetto segno e strumento dell’unico Amore per ogni creatura. Tutto questo avviene e si realizza in coloro che scelti e chiamati sanno dare e pronunciare, come Maria, il proprio ‘sì’ all’iniziativa e al progetto di Dio. È ciò che è accaduto a Federico: riempito dello Spirito del Signore, avendo sperimentato il Suo amore, è trasformato in dispensatore della Sua grazia e dei suoi misteri. Auguri a Federico, perché è stato inviato e mandato nel mondo per portare e realizzare la ‘Bella notizia’”.
Giovanni Mangiullo
















