Pubblicato in: Dom, Nov 11th, 2012

OTTAVIO NARRACCI: PER UN’ASL DI QUALITÀ/In forte diminuzione i viaggi della speranza

Dott. Narracci, qual è l’attuale stato di salute della Asl Lecce?

Come tutte le altre Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale, anchela Asl Leccerisente degli effetti del piano di rientro 2010-2012: è una Azienda, dunque, che sta ristrutturando e riqualificando i suoi servizi per offrire ai cittadini un’assistenza più efficiente e sicura, e che sconterà, almeno per qualche altro mese ancora, la impossibilità di sostituire il personale che è andato in pensione. Basta dire che delle circa 9mila unità previste dalla sua dotazione organica,la Asl Leccene ha in servizio poco più di 8mila, per comprendere come il blocco del “turn-over” del personale interferisca pesantemente sulla efficacia complessiva del sistema, il quale deve comunque assicurare risposte certe a tutti i cittadini, specie alle fasce più disagiate e abbisognevoli di tutela, sia sanitaria che socio-sanitaria.

Nel complesso, però,la Asl Leccepuò contare al suo interno su personale estremamente qualificato e competente a tutti i livelli, animato da una grande passione etica, civile e professionale. Inoltre, sono in atto importanti investimenti, sia sul piano edilizio (si pensi alle infrastrutture sanitarie e socio-sanitarie finanziate con fondi europei, come al nuovo padiglione per l’emergenza-urgenza dell’ospedale di Lecce) che sul piano delle attrezzature (la Pet-Tace le Rmn ad alto campo, per citare le più significative). Uno stato di salute, quindi, tutto sommato buono, nonostante le oggettive difficoltà che non nascondiamo. 

Il Governo ha da tempo lanciato l’appello alla spending review da applicare in ogni settore, ma l’attenzione agli aspetti economici era già uno dei tasselli essenziali del suo mandato, sin dall’insediamento. Come si sta procedendo per la Asl leccese?

La riqualificazione della spesa coinvolge fortemente il settore sanitario, in quanto da esso derivano voci di costo consistenti: tra queste, ricordo la spesa farmaceutica e, in generale, la spesa per acquisto di beni e servizi. Siamo impegnati da tempo a ridurre l’impatto di queste voci di costo lavorando, ad esempio, sul miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva dei farmaci con i medici di famiglia (come la riduzione dell’uso eccessivo di antibiotici) e ridiscutendo con i fornitori le condizioni contrattuali, senza per questo compromettere la qualità dei servizi erogati. Vi sono certamente delle aree di miglioramento sulle quali possiamo e dobbiamo ancora agire per ottenere i risultati attesi. Sotto questo profilo, posso anche dire che se le assegnazioni finanziarie regionali per il 2012 saranno sovrapponibili a quelle del 2011,la Asl Leccepotrà chiudere il suo conto economico con un risultato positivo. 

Sin dall’inizio del nuovo anno, si lamenta un carenza di assistenza infermieristica nella Asl leccese che determina più turni giornalieri per unità di personale o, addirittura, l’onere da parte di un solo infermiere a ricoprire la responsabilità di un intero reparto. Quanto è reale questo problema?

Questo problema è conseguenza del blocco del “turn-over” del personale a cui accennavo prima e cioè del fatto che il personale che va in pensione non può essere sostituito; se si considera chela Asldi Lecce negli ultimi due anni ha visto oltre 200 pensionamenti, ben si comprende l’entità del problema. Se a questo aggiungiamo il vincolo che impedisce di spendere per il personale a tempo determinato oltre il 50% di quanto speso nel 2009, il quadro della corsa ad ostacoli è completo poiché l’effetto combinato diquesti blocchi ha reso impossibile, o comunque molto difficile, sostituire il personale in malattia e in gravidanza; ad ogni modo, stiamo finalmente per uscire da questo tunnel e già con l’inizio del 2013 potremo tornare a respirare reintegrando le carenze denunciate. 

Puntualmente agli onori delle cronache sono le lunghe liste d’attesa per la quasi totalità degli esami diagnostici, con l’aggravante che il popolo salentino – come tutto il popolo pugliese – paga cospicue tasse

aggiuntive per il Servizio Sanitario Regionale. Come si sta procedendo per dare un’efficace soluzione ad un problema divenuto oramai insostenibile?

Abbiamo più volte avuto l’occasione di osservare come nel “mercato sanitario” l’eccessiva offerta di prestazioni genera molte volte una domanda a sua volta eccessiva e inappropriata, con conseguenze inevitabili sulle liste di attesa; eppure, si può stare certi che le nostre diagnostiche radiologiche, ad esempio, sono attive per 12 ore al giorno e per 24 ore negli ospedali e, dunque, si può dire che vi sia un sotto-utilizzo delle tecnologie.

Piuttosto, stiamo lavorando per qualificare il sistema della “domanda”, ovvero per passare da un regime in cui la prestazione viene richiesta in forma isolata ed estemporanea ad un regime in cui il paziente viene preso in carico con il suo bisogno dal sistema (medico di famiglia e Distretto Socio Sanitario), che provvederà a fornire percorsi diagnostici e terapeutici orientati per problemi di salute; quanto detto dovrà avere riscontro soprattutto nelle grandi aree di cronicità come la cardio-vascolare, la dismetabolica, la respiratoria e l’oncologica, che insieme assorbono la quasi totalità delle richieste. In un sistema come quello appena delineato, il paziente non dovrà impazzire per ottenere improbabili prenotazioni, ma sarà guidato da apposite figure (“care-managers”) in un percorso già tracciato; tutto ciò sta avvenendo in alcune esperienze distrettuali pilota, come Lecce, Maglie e Campi Salentina.

Ovviamente, si tratta di un percorso complesso che coinvolge operatori e cittadini e che necessita di costanti e continui adeguamenti: ormai questa strada é stata intrapresa, è condivisa ed è destinata a produrre i suoi frutti se sapremo coinvolgere i cittadini informandoli adeguatamente. 

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