Padre Pio… Sacerdote santo, Vittima perfetta
Il terzo paragrafo della Lettera ai Sacerdoti del nostro Arcivescovo per la precedente Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.
D’AMBROSIO: LA MESSA, IL CUORE DI OGNI GIORNATA
Sono ormai quaranta anni dal transito al cielo di Padre Pio (23 settembre 1968) e novanta (20 settembre 1918) dalla sua stimmatizzazione: “Mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue: la sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni”.
La nostra Chiesa, il nostro sacerdozio hanno davanti un perfetto imitatore di Cristo, un modello di santità sacerdotale a cui dobbiamo attingere, soprattutto noi sacerdoti, per una chiara identità del nostro sacerdozio e per avere la certezza di un sincero garante e intercessore presso l’Eterno Sommo Sacerdote Cristo Gesù. Voglio offrire a tutti voi, carissimi fratelli sacerdoti, cari frati minori cappuccini, una riflessione sui due aspetti del dono che Cristo ha voluto farci, attraverso una rilettura filigranata degli stessi, così come sono stati vissuti da San Pio da Pietrelcina.
In un ricordino ad uso personale della sua ordinazione sacerdotale Padre Pio aveva scritto: “O Rex, dona mihi animam meam pro qua rogo Et populum meum pro qua obsecro (Esther 7, 5) Ricordo della mia prima messa. Gesù, mio sospiro e mia vita oggi che trepidante Ti elevo in un mistero d’amore con Te io sia pel mondo Via Verità Vita e per Te Sacerdote Santo Vittima Perfetta”.
Nel discorso rivolto il 3 maggio 1999 ai pellegrini convenuti a Roma per la beatificazione di P. Pio, Giovanni Paolo II diceva: “La Santa Messa era il cuore di ogni sua giornata, la preoccupazione quasi ansiosa di tutte le ore, il momento di maggiore comunione con Gesù, Sacerdote e Vittima. Si sentiva chiamato partecipare all’agonia di Gesù, agonia che continua fino alla fine del mondo”.
E ancora lo stesso Papa nell’omelia per la canonizzazione: “In tutta la sua esistenza egli ha cercato una sempre maggiore conformità al Crocifisso, avendo ben chiara coscienza di essere stato chiamato a collaborare in modo peculiare all’opera della redenzione. Senza questo costante riferimento alla Croce non si comprende la sua santità”. Gli interpreti e i lettori della vita di Padre Pio ci dicono che il sacerdozio è da lui vissuto nella chiara consapevolezza di un dono incommensurabile e gratuito ricevuto dal Signore, senza alcun suo merito. Fin dall’inizio del suo ministero San Pio manifesta una sorta di desiderio che lo Spirito sta suscitando nel suo cuore e che gli si rivela in modo graduale e inarrestabile: collaborare all’opera della redenzione e offrirsi come vittima in unione alla ‘Vittima’ sacrificale che è Cristo Gesù.
È questa la missione grande ricevuta dal Signore, come scopriamo da alcune testimonianze. Sono, a questo proposito, di un significato profondo che ci fa pensosi nella meditazione, alcune affermazioni di un confratello di Padre Pio: “Se Padre Pio non fosse stato sacerdote non avrebbe potuto compiere la sua missione. Iddio – secondo una mia debole interpretazione – non voleva solo una vittima, ma voleva che questa nuova vittima fosse sacerdote, collocato cioè in uno stato sacerdotale come il Verbo Incarnato”.
20 marzo 2008
+ Domenico U. D’Ambrosio

















