Padre Pio… Sacerdote santo, Vittima perfetta
Il quarto paragrafo della Lettera ai Sacerdoti del nostro Arcivescovo per la precedente Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.
LA PASSIONE DI CRISTO NELLA SUA CARNE
Sacerdote e vittima è l’esemplarità piena, è la conformità totale a Cristo Gesù che attraversa tutta la vita e il ministero del nostro Santo, sì che si può affermare che i valori esistenziali e fondanti la ricchezza del sacerdozio, in Padre Pio si sono espressi e realizzati appieno. Giovanni Paolo II, il Papa che ha saputo delineare nei suoi vari interventi l’identità sacerdotale di Padre Pio, diceva che “un aspetto essenziale del sacro ministero e ravvisabile nella sua (di Padre Pio) vita, è l’offerta che il sacerdote fa di se stesso, come vittima di espiazione e di riparazione per i peccati degli uomini”.
Sappiamo, e molti di noi per averne avuta personale e diretta conoscenza, che questa verità trovava in Padre Pio pienezza di espressione nella celebrazione della Messa, che era “la quotidiana e sofferta tensione di identificare la propria totale auto-donazione con l’auto-offerta del Figlio di Dio sul calvario, il luogo ove la sua missione a corredimere raggiungeva, nello spasimo, il suo apice, nonché la sua esplicitazione”.
Affermazioni che tentano di narrare il ‘mistero tremendo’ che Padre Pio viveva quotidianamente entrando in esso, per dono e grazia, condividendo nella sua carne la passione di Cristo, vittima per tutti noi. La croce di Cristo che redime il mondo continua ad essere piantata nella storia non come emblema o monumento in stridente contrasto con il rifiuto egoistico della compassione, ma come quotidiana condivisione del dolore del mondo che i tanti cirenei accolgono per portare a salvezza il tormento dell’uomo che non sa scoprire, per farla sua in prospettiva di salvezza, la tenerezza dell’amore del Padre che cerca e attende i figli dispersi.
Ripensando in questo giorno santo al dono grande del sacerdozio e rileggendo i tratti del ministero sacerdotale di San Pio da Pietrelcina e la sua missione a corredimere, non possiamo non avvertire: il dovere della gratitudine per il dono che ci ha consacrati totalmente al servizio del Regno; il costitutivo del nostro essere sacerdoti e vittime. (4. Continua)
+ Domenico D’Ambrosio
















