“PAOLO E SEBASTIANO, RICCHI DELL’AMORE DI DIO”
All’Ordinazione Diaconale di Fra’ Paolo Lomartire e Fra’ Sebastiano Sabato, nella Chiesa di Sant’Antonio a Fulgenzio.
Ministri della Parola
Carissimi Fra’ Paolo e Fra’ Sebastiano, il vostro Superiore, il ministro Provinciale vi ha presentati a me garantendo per voi, pur nelle fragilità e debolezze che appartengono a voi, come a ciascuno, della libera decisione e della verità dell’impegno che d’ora in poi con il dono del sacramento vi farà ministri della Parola, dell’altare, della carità al servizio dei fratelli. Per essere servitori della Parola bisogna ascoltarla, farsi abitare dalla parola di cui restiamo sempre discepoli si che il suo attento ascolto rinnova continuamente la nostra fede e ci conferma nell’adesione al Maestro. Da oggi con il dono del sacramento ricevete il compito di annunziare la Parola. Dovete evitare il rischio di chi diventa interprete della Parola per i fratelli ma non si lascia per primo interpellare e giudicare dalla Parola che perciò diventa “fonte di vita spirituale”.
Ricordiamo quello che l’apostolo Paolo dice a Mileto salutando gli anziani di Efeso (ӧi πϱέϭβύτεροι): “E ora vi affido a Dio e alla Parola della sua grazia” (At 20,32). Scrive un geniale interprete della Scrittura: “Paolo non affida la Parola ai ministri ma affida i ministri alla Parola… prima che la Parola sia loro affidata, sono essi stessi affidati alla Parola; prima di essere portatori della Parola, essi stessi sono portati dalla Parola di Dio” (E. Bianchi, Ai presbiteri, pp 27-28). Carissimi Sebastiano e Paolo, carissimi presbiteri, porterete, porteremo la Parola, la sapremo/la saprete trasmettere e annunziare solo se vi lasciate portare dalla Parola. Affidati alla Parola, affidatevi alla Parola cioè d’ora in avanti più che mai dovrete aver fede nella Parola di Dio, non in voi stessi, nelle vostre sicurezze e capacità. Lasciatevi guidare dal profeta Isaia: “ogni mattina fate attento il vostro orecchio per ascoltare come i discepoli… lasciate che il Signore apra il vostro orecchio e non opponete resistenza, non tiratevi indietro (cf. Is 50, 4-5).
Ministri della Carità
D’ora in avanti il Signore con il dono dello Spirito vi costituisce suoi ministri. Come ministri di Cristo che si è mostrato come un servo anche voi siete chiamati a servire in letizia il Signore e i fratelli. Voi, sull’esempio dei diaconi scelti dagli Apostoli, sarete al servizio della carità: i poveri, gli sfiduciati, gli smarriti di cuore devono trovare in voi il volto dell’amore di Cristo che non giudica ma accoglie, che sa caricare sulle proprie spalle il malcapitato lasciato ai margini delle strade della vita perché i comuni canoni delle regole del buon vivere non hanno posto per lui. A volte, soprattutto oggi, a fronte delle tante sfide e povertà che ci sovrastano, non lesiniamo il nostro tempo, le nostre energie, il nostro insonne impegno a farci prossimo, nel fasciare le piaghe, nel tentativo di ricreare margini di fiducia e di speranza.
Cari miei giovani fratelli, cari frati, cari presbiteri, oggi c’è un rischio in agguato: il moltiplicarsi degli impegni di servizio, di attenzione agli ultimi, “il prevalere di un certo disordine nell’attribuire le giuste priorità e nel dominare il tempo della giornata, per una certa pigrizia o incapacità a porre limiti che significano anche dire “no” alle richieste della gente”, non lascia posto alla cura di se stessi (E. Bianchi). S. Carlo Borromeo così metteva in guardia i suoi preti: “Non darti agli altri fino al punto che non rimanga nulla di te a te stesso. Devi avere certo presente il ricordo delle anime di cui sei pastore ma non dimenticarti di te stesso”. Aver cura di se stessi è una condizione sine qua non, una condizione necessaria per la qualità del vostro ministero e la fedeltà ad esso.
Sui passi di Francesco
Carissimi tutti, siamo qui certamente invitati ma non come semplici spettatori. C’è un copione anche per voi: quale? La gratitudine al Signore e a S. Francesco d’Assisi che non passa di moda. Il suo ideale, il suo carisma sono come reti gettate in mare che tirate su non si presentano vuote: ancora giovani e non, si lasciano afferrare e seguono un ideale di povertà materiale e spirituale che nella civiltà del benessere sembra non pagare. Voi due carissimi Paolo e Sebastiano, con la vostra risposta alla chiamata e con la totale e definitiva consacrazione, che da poveri che eravate, ora avvertite la ricchezza dell’amore che gratifica ed esalta.
Alla gratitudine al Signore per tanto dono deve associarsi la preghiera con cui volgiamo e ci impegniamo a sostenere il ministero di questi nostri fratelli. L’intercessione del vostro padre S. Francesco e dei Santi tutti che ora invocheremo, vi renda capaci di fedeltà al programma di vita che nel consegnarvi il libro del Vangelo, vi affiderò: Ricevi il vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunziatore; credi sempre in ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni.
Ministri dell’Altare
Il rito vi ricorda che “divenuti ministri dell’altare, preparerete ciò che è necessario per il sacrificio eucaristico e distribuirete ai fedeli il sacramento del corpo e del sangue del Signore”. Ormai sarete all’altare non al centro ma accanto. Vi sarà data la possibilità di affacciarvi al mistero, evento di grazia che sull’altare si compie per noi.
La liturgia a cui ora partecipate in modo più diretto, deve essere alla sorgente e al culmine del vostro ministero, ci ricorda la Costituzione del Vaticano II Sacrosanctum Concilium. È attraverso questa partecipazione alla liturgia che venite posti nel luogo della evangelizzazione e debitamente abilitati ad essa (cf E. Bianchi). Stando all’altare accoglierete le parole per voi e le parole da annunziare e proclamare ai fratelli.




















