Papa Francesco… Perché piace a tutti?
1 Anno di Pontificato/Fratelli e Sorelle, la Chiesa del Papa delle Periferie.
VISTO DA VICINO/QUELLA SERA IN PIAZZA SAN PIETRO
UN MATRIMONIO FELICE CON TUTTA L’UMANITÀ
È passato un anno da quel 13 marzo scorso. Un anno che ha davvero cambiato tutti: intellettuali e gente semplice, vescovi e sacerdoti, cattolici e laici. Ritornano nella mente e nel cuore, ancora nitide, le immagini di una Piazza San Pietro gremita di gente, quell’attesa trepidante e quell’annuncio inatteso: il nuovo successore di Pietro è l’Arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio che sibi nomen imposuit Franciscus.
Da quella sera, una nuova aria è iniziata a circolare nella Chiesa e si è percepito sin da subito che questo pontificato sarebbe entrato nella storia. Quella sera pioveva, ma quella pioggia annunciava un matrimonio felice tra la Chiesa e l’umanità: sposa bagnata, sposa fortunata!
Per tutti, Papa Francesco è il Papa dell’annuncio della misericordia di Dio, è il Papa dei poveri, è il Papa dei lontani o, come ama ripetere, è il Papa delle periferie. È quel Papa così appassionato per i problemi della gente comune che non resta indifferente dinanzi ai dolori e alle angosce dell’uomo, ma che si commuove e si coinvolge, soffre e comprende, accompagna e prega per ogni situazione. Sarebbero tanti gli aneddoti da raccontare, numerosi i semplici gesti da far conoscere, e sarebbe impossibile dipingere con poche pennellate quell’umanità così bella ed entusiasta che traspare dal suo volto.
Papa Francesco è il Papa vicino, familiare, alla portata di tutti; rivoluzionario in certi modi di fare; eppure chi lo conosce bene e ne ascolta l’insegnamento si rende conto che è un Papa amante della pietà popolare. Il modo migliore, infatti, per capire la popolarità di questo Papa è scorgerne l’intensità della preghiera.
Durante le udienze generali, Papa Francesco con piacere benedice e si sofferma dinanzi alle statue della Madonna e dei Santi; molte volte le tocca con la mano e le bacia; ma è soprattutto nel silenzio della preghiera quotidiana nella cappella di Santa Marta che si evince la sua devozione. Ogni giorno ha la Sua ora di adorazione, durante la quale snocciola i grani del rosario. Il suo sguardo è diretto verso l’immagine della Madonna oppure verso il Tabernacolo, in modo che la preghiera coinvolga non solo il cuore e la mente, ma anche lo sguardo e il corpo. Nella Messa mattutina è commovente vederlo sostare in preghiera di ringraziamento subito dopo la Celebrazione eucaristica, fedele tra i fedeli, senza alcun posto d’eccezione quasi a ricordare che, dinanzi al Signore, tutti sono figli, senza alcuna distinzione.
La Sua devozione non è rivolta solo all’Eucaristia e alla Madonna, ma si arricchisce con la venerazione per i Santi. Questo Papa è legato da particolare affetto per San Giuseppe, di cui ha sempre ammirato l’obbedienza alla volontà di Dio, o per Santa Teresa del Bambin Gesù, dai cui scritti spirituali attinge moltissimo. I Santi non sono solo testimoni insigni, ma anche potenti intercessori. Papa Francesco, in questo, è figlio della sua gente. Molte volte chiede l’intercessione dei Santi per ricevere una grazia o impetrare un aiuto. È un Papa semplice, umile, vicino alla gente, proprio come la sua preghiera: popolare, semplice, devota, ma non per questo meno intensa e profonda. Ciò affascina la gente e tocca i cuori: in fondo, questo Papa lo avvertiamo subito uno di noi, perché è uomo di Dio.
Mauro Carlino
TRABOCCANTE UMILTÀ/LA RIVOLUZIONE DI FRANCESCO
UN’ANIMA MISTICA PER IL MONDO POSTMODERNO
Celebrazioni penitenziali e adorazioni eucaristiche in tutto il mondo: vie per la nuova evangelizzazione promossa da Francesco. Proprio mentre gli opinion leaders registrano che il Vescovo di Roma venuto “quasi dai confini del mondo” è entrato nel cuore della gente, solo in parte i mass media si rivelano capaci di comprendere in profondità il sogno di Francesco. Il “rivoluzionario”, il “ciclone”, l’estraneo al modo di pensare di tanti credenti e non.
La semplicità, la gioia, la tenerezza, l’atteggiamento d’accoglienza e condivisione con chiunque è “ultimo”, il primato della misericordia, la missione per ogni periferia esistenziale, il rigore nel perseguire la cultura dell’indifferenza e gli obiettivi della riforma contro la mondanità, lo impegnano a rendere la Chiesa concreto “ospedale da campo” proteso a curare le tante ferite dell’uomo contemporaneo. Egli è ormai autorevole riferimento mondiale in ambito etico e sociale. Con lui il mondo torna a sognare.
Ma perché è diventato riferimento nodale della speranza del mondo intero? Qual è il profondo segreto della sua forza? Occorre primariamente considerare i suoi gesti di intenso amore verso chiunque incontra, l’umiltà e la capacità di consolare chi è piagato dalla vita, la concreta testimonianza della solidarietà verso i poveri e gli emarginati. Con la traboccante umanità della sua personalità, solida, innovativa, appassionata, infervorata da una sorprendente mentalità decisamente fresca, impegnata a proporre una religiosità interessante e gradevole. Da parroco di frontiera immerso nel mondo e proteso all’incontro con ciascuno.
Certamente cerca le vie di una più consistente collegialità episcopale, sta dando nuovo impulso all’impegno sociale dei cristiani, intende marcare le negatività del capitalismo di cui è impregnato soprattutto l’Occidente, ha mutato il modo di guardare alla Comunità ecclesiale…
Ma la risposta più precisa e profonda riguarda il suo richiamo alla conversione radicale all’amore di Cristo. Nell’unità della fede e nella comunione dei cuori convergenti nella Chiesa. È il Papa della profonda spiritualità ignaziana, che si nutre di Esercizi spirituali, di silenzio, di discernimento, di pietà liturgica e devozionale.
La gente e gli opinionisti si soffermano a contemplare e commentare gesti e atteggiamenti d’umiltà e di benevolenza che risultano ammalianti per le folle e l’uomo comune, apprezzano la sua apertura e disponibilità a rivolgersi direttamente all’opinione pubblica: non di rado senza andare in profondità nel considerare il valore della sua umile e continua richiesta di preghiera, dell’adorazione prolungata, della spiritualità di comunione, della mistica contemplazione. Non è solo questione di stile. Solo cogliendo il suo rapporto con la trascendenza si può comprendere in pienezza Papa Francesco.
Adolfo Putignano



















