Patrizia Lomuscio: “Se si potesse tornare agli Anni ‘50. Quanto fervore musicale…”
Parla la Docente di Canto Jazz presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce.
Giovedì 15 maggio, alle ore 20,45 presso l’Auditorium del Conservatorio di Lecce si terrà il concerto jazz: “Duke Ellington: The sound of love”. La serata sarà a cura delle classi di Canto e Pianoforte Jazz dei maestri Patty Lomuscio e Luigi Bubbico. “L’Ora del Salento” ha intervistato in esclusiva Patty Lomuscio.
Quando e come hai incontrato la musica?
Sin da piccola ero affascinata da questo magico mondo e ho cominciato a coltivare la passione per il canto, grazie soprattutto all’incoraggiamento di mio padre. La passione per il violoncello è subentrata, poi, in età adolescenziale.
Vieni da una famiglia di musicisti?
Mia sorella maggiore è pianista, mio zio cantante lirico, ma soprattutto la passione per la musica mi è stata trasmessa da mio padre, pur non essendo stato un musicista.
Nel nostro paese vivere di Jazz non è molto facile. Canti solo jazz o hai dovuto accettare qualche piccolo compromesso?
In realtà, come tutti, ho cominciato con la musica pop, ma ero molto attratta dall’ acid jazz e poi quando ho scoperto Duke Ellington mi son innamorata del jazz.
Sara Vaughan, Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Nina Simone, Diana Krall. Qual è la tua musa ispiratrice?
Adoro la capacità improvvisativa della Fitzgerald, l’interpretazione struggente della Holiday, lo swing di Anita O’day e la vocalità di Abbey Lincoln.
Che tipo di orchestrazione preferisci per la tua musica?
Ho avuto la fortuna di cantare con una Big Band pazzesca ed è meraviglioso, mentre si canta, essere abbracciati da musicisti che hanno molto swing. Mi piace molto anche la semplicità di un trio jazz: pianoforte contrabbasso e batteria o semplicemente da una fisarmonica.
Esperienze all’estero?
Tante, per fortuna, una delle più importanti è stata l’esperienza americana dove ho avuto la possibilità di studiare e cantare con musicisti che suonano il jazz “Vero”, lo definisco io, ma anche esperienze musicali a Taiwan, in Spagna, in Marocco, Albania, Montenegro.
Cosa si prova a cantare Jazz in Italia, o nel Sud Italia?
Penso non sia molto importante il luogo in cui il jazz venga eseguito ma soprattutto la modalità ed i musicisti da cui ti lasci accompagnare.
Con quale band ti piacerebbe esibirti?
Se avessi la possibilità di scegliere prima di tutto chiederei di tornare indietro nel tempo, negli anni 50, per poter vivere il grande fervore musicale dell’epoca e quindi poter suonare con Charlie Parker, Gillespie, Davis, Coltrane, Bill Evans. Ora adoro Charlie Haden e forse chiederei a lui di formare un duo: voce e contrabbasso.
Cosa senti che ti contraddistinge, cosa non è mai cambiato in te?
Preferisco dire cosa dicono di me le persone vicine e cioè la mia semplicità, serietà, caparbietà, ottimismo, voglia di imparare, onestà e soprattutto “non essere invidiosa di nessuno”. Mi contraddistinguo per l’amore smisurato per la musica ed in particolare per il jazz.Il mio motto è “Music is my mistress”: la Musica è la mia signora (Duke Ellington).
IL PROFILO
Patrizia Lomuscio è docente di Canto Jazz presso Conservatorio di Musica “T.Schipa” Lecce e il Conservatorio di Venezia “Benedetto Marcello”. È stata Docente di Canto Jazz presso il liceo musicale e coreutico “Giannelli” di Parabita. Negli Stati Uniti (New York) a novembre 2011 ha perfezionato ed ampliato lo studio del Jazz con il pianista M. John Davis, Misha Piatigorsky. Nel 2002 frequenta laboratori e seminari con Rachel Gould, Guido Manusardi, Sandro Gibellini. Nell’estate 2003 è vincitrice del primo concorso di “Andria Jazz” per giovani talenti emergenti in campo jazzistico. Nel 2004 a Nuoro Jazz illustra la sua tesi davanti a tutti gli allievi e gli insegnanti del seminario. In occasione del “Concorso Jazz Chicco Bettinardi” indetto a Piacenza nel gennaio 2005, in concomitanza col Piacenza Jazz Festival, ha vinto il “Premio al Femminile” come migliore artista donna concorrente. Ha frequentato a marzo 2008 il seminario di canto jazz con la cantante Michele Hendricks.
Antonio Martino
















