Pubblicato in: Sab, Mar 7th, 2015

Paul Arthur/“Sotto i nostri piedi un’altra città vive e racconta tanta Storia”

A colloquio con il Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici “D.  Adamesteanu”.  

“Lecce sotterranea è disposta a macchia di leopardo, ci sono zone in cui si può scendere per visitare i rinvenimenti e altre zone in cui ciò non è possibile perché ancora non accessibili in quanto colme di materiale”.  

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“Avendo la possibilità di scavare ancora si potrebbero scoprire molti siti archeologici e capire ad esempio dove fossero le case, le strade o da dove passasse il fiume Idume. Lecce sarebbe una miniera d’oro”.  

Passeggiando per le strade di Lec­ce si resta spesso affascinati dalla presenza costan­te di arte e cul­tura. Spesso gli elaborati ornamenti di età ba­rocca catturano lo sguardo dei passanti indirizzandolo verso il cielo. Se si pensa, però, che altrettante meraviglie sono na­scoste sotto i nostri piedi, la città salentina diventa ancora più affascinante.

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Scopriamo con il Professore inglese Paul Raymond Arthur, Laurea­to nell’University of London Institute of Archaeology ed attualmente Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici “Dinu Ada­mesteanu”, tutto ciò che non conosciamo di Lecce ma su cui viviamo.

È vero che sotto la città che viviamo ogni giorno c’è un’altra Lecce sotterranea?

Certo, abbiamo una Lec­ce sotterranea, anche se non è conosciuta come Napoli sotterranea, dove è possibile visitare interi percorsi tra vecchie cave e vecchi acquedotti. Lecce sotterranea è disposta a macchia di leopardo, ci sono zone in cui si può scendere per visitare i rinvenimenti e altre zone in cui ciò non è possibile perché ancora non sono acces­sibili in quanto colme di mate­riale. In gran parte si può par­lare di Lecce sotterranea come prospettiva di ciò che la città avrebbe al di sotto dell’attua­le piano di calpestio. Con­siderando che la città nasce all’inizio del primo millennio a.C. troviamo contesti di età messapica, ellenistica, ro­mana, repubblicana e impe­riale. A testimonianza di un periodo di crollo delle forme urbane si ritrovano contesti alto medievali e a dimostra­zione della rinascita e dello sviluppo della città troviamo contesti tardo medievali. A questo punto abbiamo una sorta di cesura che possiamo datare attorno al Cinquecen­to, quando il sistema della Terra d’Otranto si rimette in piedi dopo il lungo medioevo, Lecce diventa una nuova città. Vengono spese ingenti somme di denaro e di forza lavoro su una nuova città di cui l’em­blema diventa il castello, in­grandito rispetto a un piccolo castello normanno-svevo sot­to Carlo V. Viene ricostruito l’intero circuito murario con vari torrioni e bastioni, come il bastione che si sta portan­do ora alla luce vicino alla strada per Brindisi. All’inter­no di questo grande circuito murario sono state costruite molte chiese ex novo, rifun­zionalizzate chiese vecchie e ricostruiti monasteri ed edifi­ci, dando a Lecce l’impronta di una città moderna, rinasci­mentale e barocca. Possiamo quindi affermare che la Lecce sotterranea è anteriore al Cin­quecento e la Lecce moderna ­è quella che noi vediamo pas­seggiando per la città e nasce a partire dal Cinquecento. Per quanto riguarda la città sot­terranea, la maggior parte è ancora da scoprire, in quanto non è semplice poter scavare in quella che è una città vivi­bile e abitata. Ci sono alcuni momenti in cui si possono ef­fettuare gli scavi, ad esempio nel momento in cui si rifanno le strade o si restaurano gli edifici, come è avvenuto vicino ai vicoli albanesi, dove è sta­to portato alla luce un centro di lavorazione della ceramica del XIII-XIV secolo.

Quali sono altri rinvenimenti portati alla luce?

In Piazzetta Castromedia­no sono visibili i vecchi scavi di Francesco D’Andria che mostrano piani inferiori. Se entriamo in Palazzo Adorno si può scendere nelle cantine e trovare una vasca di abluzione per le donne ebraiche, nella chiesa greca nella zona absi­dale affrescata i santi sono a metà busto perché l’altra metà si trova sotto al piano di calpe­stio, e questa è un’altra testi­monianza dell’accrescimento del suolo leccese. Abbiamo inoltre il teatro e l’anfiteatro di cui alcune zone fungono da caveau per alcune banche. Scavando all’interno del ca­stello stiamo notando diverse età e antiche gallerie. Di certo avendo la possibilità di scava­re altrove a Lecce si potrebbe­ro scoprire molti siti archeolo­gici e capire ad esempio dove fossero le case, le strade o da dove passasse il fiume Idume. Lecce sarebbe una miniera d’oro a livello archeologico.

Vi sono siti archeologici sotterranei anche nei paesi della provincia di Lecce?

Possiamo avere dei ritro­vamenti archeologici nei paesi limitrofi tuttavia in queste zone non abbiamo la stratificazione che abbiamo nella città. Infat­ti è molto difficile parlare, in quei luoghi, di sotterraneo, anche se qualche voltasi tro­vano cripte o cunicoli nel sot­tosuolo.

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Sul suolo salentino si sono, dunque, avvicendate diverse civiltà?

Sono diverse civiltà che però vanno intese come domi­nazioni politiche. Io credo for­temente che da quando Lecce è stata abitata come comples­so urbano, a partire dall’età messapica ad oggi, c’è stata una concreta continuità delle persone. Ogni volta che cam­biava la dominazione politi­ca non cambiava la gente ma cambiavano soltanto i ceti di­rigenti e cioè non più del 5% della popolazione. Sulla popolazione demografica poi han­no influito anche i movimenti migratori, con cui si aumenta la popolazione con etnie di­versificate, ciò è accaduto ad esempio dopo la caduta di Costantinopoli quando l’Italia meridionale è stata invasa da greci, ebrei, albanesi o cristia­ni. Ecco perché ad esempio a Lecce abbiamo i vicoli albane­si o la via della Sinagoga.

Come opera l’Università del Salento in questo senso? Gli scavi archeologici sono strettamente legati al lavoro della Facoltà di Archeologia?

No, gli scavi archeologici sono legati alle programma­zioni della sovraintendenza dei beni archeologici della Puglia. Spesso però si cerca di usare in collaborazione tra Università e Sovraintendenza, anche perché l’Università può offrire grandi risorse, special­mente umane. Di solito sono questi gli scavi migliori, con una qualità molto più raffina­ta.

È vero che la Facoltà di Ar­cheologia dell’Unisalento attira studenti da tutta Italia?

Lecce è l’unica città che ha creato al Meridione una gran fama dell’università di archeologia. Lecce è il mag­gior centro di archeologia dell’Italia meridionale. Ciò è possibile grazie ad una serie di docenti di altissimo livello. Perciò la facoltà di archeolo­gia dell’Unisalento attira stu­denti dall’intera Penisola, ma anche da diverse nazioni euro­pee, specialmente nella scuola di specializzazione. Sarebbe però importante non continua­re a distruggere la cultura a causa della mancanza di in­vestimenti sulla cultura. Una volta si diceva noi siamo ciò che mangiamo, ma io direi che siamo quello da cui provenia­mo e quindi è molto impor­tante per il nostro futuro non distruggere il nostro passato.

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