Paul Arthur/“Sotto i nostri piedi un’altra città vive e racconta tanta Storia”
A colloquio con il Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici “D. Adamesteanu”.
“Lecce sotterranea è disposta a macchia di leopardo, ci sono zone in cui si può scendere per visitare i rinvenimenti e altre zone in cui ciò non è possibile perché ancora non accessibili in quanto colme di materiale”.
“Avendo la possibilità di scavare ancora si potrebbero scoprire molti siti archeologici e capire ad esempio dove fossero le case, le strade o da dove passasse il fiume Idume. Lecce sarebbe una miniera d’oro”.
Passeggiando per le strade di Lecce si resta spesso affascinati dalla presenza costante di arte e cultura. Spesso gli elaborati ornamenti di età barocca catturano lo sguardo dei passanti indirizzandolo verso il cielo. Se si pensa, però, che altrettante meraviglie sono nascoste sotto i nostri piedi, la città salentina diventa ancora più affascinante.
Scopriamo con il Professore inglese Paul Raymond Arthur, Laureato nell’University of London Institute of Archaeology ed attualmente Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici “Dinu Adamesteanu”, tutto ciò che non conosciamo di Lecce ma su cui viviamo.
È vero che sotto la città che viviamo ogni giorno c’è un’altra Lecce sotterranea?
Certo, abbiamo una Lecce sotterranea, anche se non è conosciuta come Napoli sotterranea, dove è possibile visitare interi percorsi tra vecchie cave e vecchi acquedotti. Lecce sotterranea è disposta a macchia di leopardo, ci sono zone in cui si può scendere per visitare i rinvenimenti e altre zone in cui ciò non è possibile perché ancora non sono accessibili in quanto colme di materiale. In gran parte si può parlare di Lecce sotterranea come prospettiva di ciò che la città avrebbe al di sotto dell’attuale piano di calpestio. Considerando che la città nasce all’inizio del primo millennio a.C. troviamo contesti di età messapica, ellenistica, romana, repubblicana e imperiale. A testimonianza di un periodo di crollo delle forme urbane si ritrovano contesti alto medievali e a dimostrazione della rinascita e dello sviluppo della città troviamo contesti tardo medievali. A questo punto abbiamo una sorta di cesura che possiamo datare attorno al Cinquecento, quando il sistema della Terra d’Otranto si rimette in piedi dopo il lungo medioevo, Lecce diventa una nuova città. Vengono spese ingenti somme di denaro e di forza lavoro su una nuova città di cui l’emblema diventa il castello, ingrandito rispetto a un piccolo castello normanno-svevo sotto Carlo V. Viene ricostruito l’intero circuito murario con vari torrioni e bastioni, come il bastione che si sta portando ora alla luce vicino alla strada per Brindisi. All’interno di questo grande circuito murario sono state costruite molte chiese ex novo, rifunzionalizzate chiese vecchie e ricostruiti monasteri ed edifici, dando a Lecce l’impronta di una città moderna, rinascimentale e barocca. Possiamo quindi affermare che la Lecce sotterranea è anteriore al Cinquecento e la Lecce moderna è quella che noi vediamo passeggiando per la città e nasce a partire dal Cinquecento. Per quanto riguarda la città sotterranea, la maggior parte è ancora da scoprire, in quanto non è semplice poter scavare in quella che è una città vivibile e abitata. Ci sono alcuni momenti in cui si possono effettuare gli scavi, ad esempio nel momento in cui si rifanno le strade o si restaurano gli edifici, come è avvenuto vicino ai vicoli albanesi, dove è stato portato alla luce un centro di lavorazione della ceramica del XIII-XIV secolo.
Quali sono altri rinvenimenti portati alla luce?
In Piazzetta Castromediano sono visibili i vecchi scavi di Francesco D’Andria che mostrano piani inferiori. Se entriamo in Palazzo Adorno si può scendere nelle cantine e trovare una vasca di abluzione per le donne ebraiche, nella chiesa greca nella zona absidale affrescata i santi sono a metà busto perché l’altra metà si trova sotto al piano di calpestio, e questa è un’altra testimonianza dell’accrescimento del suolo leccese. Abbiamo inoltre il teatro e l’anfiteatro di cui alcune zone fungono da caveau per alcune banche. Scavando all’interno del castello stiamo notando diverse età e antiche gallerie. Di certo avendo la possibilità di scavare altrove a Lecce si potrebbero scoprire molti siti archeologici e capire ad esempio dove fossero le case, le strade o da dove passasse il fiume Idume. Lecce sarebbe una miniera d’oro a livello archeologico.
Vi sono siti archeologici sotterranei anche nei paesi della provincia di Lecce?
Possiamo avere dei ritrovamenti archeologici nei paesi limitrofi tuttavia in queste zone non abbiamo la stratificazione che abbiamo nella città. Infatti è molto difficile parlare, in quei luoghi, di sotterraneo, anche se qualche voltasi trovano cripte o cunicoli nel sottosuolo.
Sul suolo salentino si sono, dunque, avvicendate diverse civiltà?
Sono diverse civiltà che però vanno intese come dominazioni politiche. Io credo fortemente che da quando Lecce è stata abitata come complesso urbano, a partire dall’età messapica ad oggi, c’è stata una concreta continuità delle persone. Ogni volta che cambiava la dominazione politica non cambiava la gente ma cambiavano soltanto i ceti dirigenti e cioè non più del 5% della popolazione. Sulla popolazione demografica poi hanno influito anche i movimenti migratori, con cui si aumenta la popolazione con etnie diversificate, ciò è accaduto ad esempio dopo la caduta di Costantinopoli quando l’Italia meridionale è stata invasa da greci, ebrei, albanesi o cristiani. Ecco perché ad esempio a Lecce abbiamo i vicoli albanesi o la via della Sinagoga.
Come opera l’Università del Salento in questo senso? Gli scavi archeologici sono strettamente legati al lavoro della Facoltà di Archeologia?
No, gli scavi archeologici sono legati alle programmazioni della sovraintendenza dei beni archeologici della Puglia. Spesso però si cerca di usare in collaborazione tra Università e Sovraintendenza, anche perché l’Università può offrire grandi risorse, specialmente umane. Di solito sono questi gli scavi migliori, con una qualità molto più raffinata.
È vero che la Facoltà di Archeologia dell’Unisalento attira studenti da tutta Italia?
Lecce è l’unica città che ha creato al Meridione una gran fama dell’università di archeologia. Lecce è il maggior centro di archeologia dell’Italia meridionale. Ciò è possibile grazie ad una serie di docenti di altissimo livello. Perciò la facoltà di archeologia dell’Unisalento attira studenti dall’intera Penisola, ma anche da diverse nazioni europee, specialmente nella scuola di specializzazione. Sarebbe però importante non continuare a distruggere la cultura a causa della mancanza di investimenti sulla cultura. Una volta si diceva noi siamo ciò che mangiamo, ma io direi che siamo quello da cui proveniamo e quindi è molto importante per il nostro futuro non distruggere il nostro passato.




















