Pubblicato in: Sab, Nov 22nd, 2014

Periferie Esistenziali/Nicola, Rumeno a Lecce, cerca una casa, un lavoro e un futuro per suo figlio

Sposato e padre di un ragazzo di quattordici anni e di una ragazza di ventotto che vive in Romania. 

IMG

“Gli occhi di mio figlio non sorridono più. Brillerebbero di nuovo se sua madre tornasse libera e se avessimo una casa. Faccio appello a chi mi può aiutare”. 

“Ciao! Ti ho cercato alle 9,00 ma non c’eri. Aiutami, per favore”. Con queste parole Nicola si presenta in redazione. Basta solo questo per comprende l’angoscia che lo pervade e la spe­ranza di trovare un aiuto. Mentre mi appresto a registrare, lui guarda ed esclama “tu credi davvero che me­diante quest’intervista qualcuno mi aiuterà?”, “credo di si” gli rispondo. Lui mi guarda e sorride. Forse comprendendo quanta poca convinzione c’era nelle mie parole. Dice di essere “sposato e padre di un ragazzo di quattordici anni e una ragazza di ventotto sposata in Romania”. Con loro è giunto in Italia nel 2001 subito dopo aver perso la casa dove abitavano tutti insieme in quanto, i suoi genitori furono costretti a vendere ”. “Così siamo giunti a Roma e nell’im­possibilità di cercare un alloggio ci siamo rifugiati in un Campo Rom, abitato da tremiladuecento persone, in cui le condizioni igienico – sani­tarie erano davvero scarse”. Un senso di smarrimento investì da subito Nicola, la moglie e i figli tanto da non saper dove andare né cosa fare. “Abbandonati dalle istituzioni, per tentare di allontanarci dal Campo Rom in cui era pericoloso vivere, abbiamo iniziato a chiedere l’elemo­sina”. Ben presto però la povertà ha fatto piombare Nicola e la sua famiglia nella disperazione e nell’illegalità. Per poter sfamare la famiglia sua moglie ha cominciato a taccheggiare nei supermercati di Roma. Ciò ha provocato inconvenienti con la giustizia sfociati poi, dopo qualche anno, nell’arresto della donna e la conseguente con­danna a dodici anni e quattro mesi di reclusione nel carcere di Rebibbia a Roma. Nonostante tutto ella si prodiga da dietro le sbarre per so­stenere economicamente il figlio e il marito. “Mia moglie lavora in carcere”, asserisce Nicola, “da cinque anni grazie al suo piccolo stipendio arranchiamo per sopravvivere ”. Un’accorata richiesta d’aiuto è stata rivolta da Nicola alle istituzioni le quali non hanno ascoltato il suo grido. Nemmeno i Servizi Sociali, i cui funzio­nari hanno risposto che per ottenere la residenza deve prima procurarsi un lavoro, motivo per cui si è rivolto al Comune di Lecce.

IMG_201

“Ho parlato con il Sindaco molte volte ma invano. Solo pro­messe vuote. Mi ha suggerito di effettuare una richiesta per alloggio urgente, la cosiddetta casa parcheggio”, ma purtroppo quest’ alloggio non gli è stato mai assegnato. Grande disponibilità e accoglienza è stata dimostrata in­vece dalla Caritas Diocesana del cui servizio mensa ha beneficiato nella Parrocchia “S. Maria delle Grazie in S. Rosa”. Un “lusso” al quale ha dovuto presto rinunciare non avendo più i soldi per pagare il biglietto andata e ritorno del pullman che copre la linea Caprarica – Lecce. Purtroppo non può essere neanche ospita­to nella Casa della Carità, diretta da don Attilio Mesagne il quale conferma che la presenza con di suo figlio nella struttura deve essere autorizzata dal Tribunale; assenso che però non potrà giungere senza prima aver ottenuto la residenza. “Da padre non posso permettere che io sia aiutato mentre mio figlio resta senza aiuto”. Notevole sostegno gli è stato garan­tito dalle Monache Benedettine del Monastero “S. Giovanni Evangeli­sta” in Lecce. Quest’ultime gli hanno offerto un lavoro come badante che per poco tempo gli ha garantito un sostegno economico. Di lì a poco però egli sarebbe stato licenziato, a suo dire, per futili motivi. Per qualche mese, Nicola e suo figlio hanno vissuto presso un alloggio procuratogli da un ragazzo della Comunità Emmanuel. Dopo qualche mese però l’abitazione è stata vendu­ta dalla proprietaria. Attualmente con la scarsa somma di denaro ricevuta dalla moglie, che intanto è stata trasferita nel Penitenziario di Lecce, ha potuto prendere una casa in affitto a Caprarica. “L’ho riverniciata – soggiunge Nicola – ma tra poco dovrò lasciarla, in quanto non riesco più a sostenere il costo dell’affitto”. Nicola è l’icona della disperazione e della dignità. La dignità di essere e di sentirsi uomo nonostante tutto. Perché la sua dignità sia sempre alta, egli lancia questo accorato appello a chiunque possa e voglia aiutarlo. “Gli occhi di mio figlio non sorrido­no più. Brillerebbero di nuovo se sua madre tornasse libera e se avesse una casa dove rientrare la sera dopo una giornata di scuola. Faccio appello a chi mi può aiutare. Sono pronto a fare qualsiasi lavoro, purché mi sia riconosciuta la dignità umana e la potestà genitoriale che sicuramente perderei non avendo un lavoro”.

Simone Stifani

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti