Pietro Baffa da Galatina…
Scultore di gran prestigio. Una vita per l’Arte.
Autoritratto, Terracotta
Lo scultore Pietro Baffa nacque a Galatina il 21 novembre 1885 da Salvatore, valente artigiano del legno, e da Marina De Paolis. Mosse i primi passi nel laboratorio paterno e nel 1898 e, dopo aver conseguito il certificato di compimento del corso elementare, frequentò la Regia Scuola di Disegno e Plastica per Arti e Mestieri “G. Toma” a Galatina. Presso la stessa scuola ottenne nel 1911 l’incarico di Capo Officina di Ebanisteria e dal 1929 entrò a far parte del Consiglio di Amministrazione in rappresentanza del comune.
L’ora dell’Ave Maria, 1938, Terracotta
Nel 1911 si trasferì a Roma, dove frequentò per tre anni il corso di decorazione plastica presso il Museo Artistico Industriale. Ottenne in questo periodo numerosi riconoscimenti e, nello stesso tempo, s’impiegò presso lo stabilimento per mobili e decorazione del Cav. Prof. Fernando Loreti, ebanista e intagliatore della Casa Reale. Nella capitale conseguì la licenza e l’abilitazione all’insegnamento e frequentò nello stesso tempo la Scuola Libera del Nudo e quella dell’Accademia di Francia. Pietro, in questi anni, frequentò con assiduità il giardino zoologico; iniziò così a interessarsi alla tematica che poi caratterizzò buona parte della sua attività.
Madonnina, 1938, Terracotta
Nel 1914, dopo aver portato a termine gli studi, si trasferì a Napoli e per ben cinque anni insegnò disegno Ornato e plastica nel Regio Istituto Artistico, contemporaneamente, insegnò anche presso il Regio Istituto Nazionale per le Industrie Tessili. Furono questi gli anni in cui Baffa strinse amicizia con artisti e intellettuali come Lionello Balestrieri (1872-1958) e Salvatore Di Giacomo (1860-1934). Nel 1915 partecipò all’Esposizione di Parigi, dove presentò una copia della Sfinge.
San Giovannino, 1941, Terracotta
Nel 1920 ritornò nel Salento, dopo aver vinto il concorso alla cattedra di Plastica presso la Règia Scuola Artistica Industriale di Lecce. La grade esperienza acquisita nelle arti applicate fece di lui una delle figure di maggior prestigio dell’Istituto, dove operò fino al 1951, anno in cui lasciò l’insegnamento. La sua attività di artista ricevette numerosi riconoscimenti nelle mostre nazionali e regionali, dove presentò le sue piccole sculture che, spesso, avevano per soggetto figure di animali.
Venetta, gesso patinato
Baffa prese parte a molte esposizioni: Mostra degli Artisti Pugliesi di Taranto del 1921; Quadriennale di Torino del 1923; II Biennale di Gallipoli del 1923; III Biennale di Gallipoli del 1925; Mostra Regionale d’Arte di Lecce del 1926; Mostra di Bari del 1926; Mostra di Arti Figurative di Monza del 1927; III Biennale di Lecce del 1928; Mostra d’Arte Sacra di Montecassino del 1930 e Fiera d’Arte di Galatina del 1933. Nel corso degli anni Baffa frequentò personalità di rilievo nell’ambiente artistico salentino: Agesilao Flora e Geremia Re. Stabilì un sodalizio con Antonio Bortone e Antonio D’Andrea, con i quali collaborò in più circostanze negli anni Trenta. Lo scultore salentino non mancò di guidare una gremita schiera di allievi, tra cui: Francesco Spagnulo di Ostuni, Alberto Petrelli, Leonzio Mangione e Vittorio Vogna.
Monumento Vescovo Trama, Chiesa Cattedrale di Lecce, Foto G. Campagnoli
È noto, inoltre, l’impegno del Baffa nella progettazione delle porte bronzee per la Reale Basilica Palatina di Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia. È risaputo il suo rapporto di collaborazione con Bortone in occasione della realizzazione del Monumento funebre a Monsignor Trama. Pietro Baffa morì in Galatina l’1 febbraio 1962. Nel maggio 2010, negli spazi del Museo Civico “Pietro Cavoti”, è stata allestita una mostra retrospettiva di sculture e disegni di Pietro Baffa, voluta e sostenuta dalla famiglia Baffa; a corredo della mostra Domenica Specchia, docente di Storia dell’Arte, ha pubblicato il volume “Pietro Baffa, una vita per l’arte“. Nella stessa circostanza è stato presentato il restauro della scultura di gesso patinato raffigurante “Vendetta”, custodita nel Museo “P. Cavoti” di Galatina.
Giuseppe Mancarella





















