Pisignano/La Madre di Dio e nell’Ottava S. Severina
Feste nel Salento…
La Guida liturgico-pastorale della diocesi di Lecce annota nei primi giorni di gennaio qualcosa che riguarda Pisignano: al primo gennaio la solennità di Maria Santissima Madre di Dio titolare della chiesa e della parrocchia di Pisignano e a l’otto gennaio la solennità di Santa Severina, vergine e martire patrona del casale e titolare di una chiesa in periferia. Ero ancora ragazzo quando sentì la prima volta questo detto: “Alle uettu te scinnaru – ncè na festa a Pisignanu – ca nu bbè scritta a calendariu”. La sottolineatura dell’assenza della festa dal calendario nasconde un pizzico di ironia. Da adulto, per affetto alle proprie radici e con l’appoggio del parroco don Federico De Pascalis, condussi una ricerca nell’archivio parrocchiale di Pisignano constatando le redici greche di questa minuscola comunità cristiana espresse in una evidente iconografia bizantina di cui l’immagine che più ha resistito nel cuore della gente di Pisignano resta la Madonna di Costantinopoli che dopo il concilio di Trento tende a cambiare terminologia: Mater Domini. Il dato documentato e molto significativo è costituito da una chiesetta in periferia dell’abitato dedicata a santa Severina di cui espressamente si legge nel registro delle visite pastorali che quella originale era crollata (diruta) e che nel 1656 fu ri-costruita a pochi passi da quella crollata e con le stesse pietre della “diruta cappella” per iniziativa di don Geronimo Severini “utilis dominus loci”. Don Geronimo Severini esercitava sulla chiesa parrocchiale di Pisignano “lo jus patronatus” e i suoi figli erano “clerici admissi ad servitium ecclesiae loci”. A mano a mano che la presenza dei Severini si affermava e si estendeva sul territorio cresceva pure il culto della santa. Infatti si moltiplicarono le immagine della santa in quattro versioni: una prima volta compare su una tela esposta dentro la ricostruita cappella in un gruppo di santi dall’identico nome: San Severino confessore, San Severino abate e Santa Severina vergine e martire.
Nello stesso arco di tempo anche la chiesa parrocchiale viene modificata nell’impianto rettangolare ed ampliata a croce latina, anche qui si introduce l’immagine di Santa Severina in due statue di pietra leccese, una esposta all’interno della chiesa parrocchiale e l’altra collocata all’esterno e centrale sul frontespizio della medesima parrocchiale, stringe tra le braccia il casale del quale è stata dal vescovo di Lecce dichiarata protettrice; infine nel 1729 venne raffigurata in una statua lignea ed esposta nella residenza signorile della famiglia Severini. Nel corso dello stesso secolo la famiglia Severini espose lo stemma araldico sulla pala di altare che tuttora incornicia la tela di S. Antonio da Padova nella chiesa parrocchiale e che era di fatto la cappella funeraria della stessa famiglia. Il prete del luogo don Giuseppe Antonucci procurò da Roma le reliquie di Santa Severina che giunsero a Pisignano accompagnate da un brevissimo profilo biografico. Ogni anno durante la celebrazione della messa solenne, al momento del panegirico, il predicatore ricordava la leggenda che accompagnava il ricordo della ricostruzione della cappella in onore di Santa Severina. Questo il filo conduttore: “Un cavaliere naufrago nel mare Adriatico invocò la santa e a pericolo scampato sciolse il voto formulato nel pericolo: messosi in sella del proprio cavallo si inoltra nell’entro terra e dove il destriero si fermò e si inginocchiò proprio in quel luogo a Pisignano nel 1656, Geronimo Severini costruì la chiesa a Santa Severina”. Osservazioni conclusive. Il culto alla Madre di Dio resta fermo e sentito mentre il culto a santa Severina risente delle stagioni politiche. Infatti quest’ultimo tendeva a crescere fino all’avvenuta unità d’Italia, dopo di che tendeva a scemare fino a tal punto che mons. Francesco Minerva, vescovo di Lecce, ufficialmente ebbe a interdire le reliquie di Santa Severina.
Antonio Febbraro

















