Politica in evoluzione/Le aberrazioni degli eletti “per grazia ricevuta”
Il sistema elettorale, più confacente al progresso virtuoso di un Paese democratico, è quello che assicura, in contempo, il pieno rispetto del pluralismo rappresentativo, una reale stabilità dei Governi, una valida prospettiva programmatica e un rafforzamento crescente del rapporto elettori ed eletti. Purtroppo, diviene quasi impossibile poter articolare un sistema legislativo, che contenga e produca in sè l’assieme, quasi utopico, dei requisiti appena descritti. Sono, infatti, numerosi i fattori che condizionano le specifiche leggi elettorali. Innanzitutto, la diversa tipologia degli organismi istituzionali – Comuni, Province, Regioni, Parlamento nazionale ed europeo – soggetti alla prova del voto popolare, per giunta, con scadenze temporali differenziate. In più, giocano le contingenze del momento e ancor di più le voglie di chi, detenendo la maggioranza, detta legge in proprio. Influisce pure la qualità della politica praticata, lo spessore etico delle rappresentanze in carica e il livello di devozione che si possiede nella ricerca del bene comune.
In merito, va tenuto presente che i sistemi elettorali non raddrizzano da soli quanto di storto vi è. Però, possono contribuire a facilitare l’osservanza di una democrazia compiuta e a richiamare una convinta partecipazione popolare, la più ampia possibile. Quest’ultima è importante e decisiva. Perché maggiormente cresce la percentuale dei votanti e più si legittimano le risultanze delle tornate elettorali. Consegue che un’ampia diserzione dalle urne, già registrata nel recente passato e al presente, deve preoccupare per non scivolare verso una democrazia, povera e scarna di partecipazione popolare. Nelle elezioni non vale la considerazione dei “pochi ma buoni”, così cara a certi ambienti che hanno un concetto elitario del suffragio universale, ancoraggio primario per poter generare un responsabile apporto al futuro del proprio Paese. Di certo, servono, in prima linea, gli Spiriti Eletti ma anche il corale buon senso e la determinazione della gente comune, in modo da conseguire e disporre di un abbondante lievito di intenzioni e intuizioni, intreccio fecondo di sicuro avanzamento e di sano, pubblico sentire.
Da ciò, scaturisce un’altra esigenza, venuta meno negli ultimi tempi, in campo elettorale. Mi riferisco alle modalità di scelta della classe dirigente e delle rappresentanze democratiche a causa di una legge elettorale, in parte incostituzionale, già classificata, con disprezzo, “sistema porcellum”, che ha privato il cittadino votante della possibilità di esprimere diretta fiducia a determinate persone, incluse nelle varie liste per la Camera dei Deputati. Si è così divenuti componenti dell’Assemblea di Montecitorio in funzione del posto privilegiato, occupato nella lista, ottenuto,spesso, più per grazia ricevuta che per merito personale, trasformando, per giunta, l’eletto in “nominato” da altri al di fuori della preferenza dei votanti. Tale aberrazione ha comportato, per molti anni, anche l’usura di qualsiasi essenziale legame tra popolo ed eletti, divaricando, ancor di più il già precario rapporto tra Istituzioni e Corpo elettorale. Non solo. Il “nominato” ha intonato il suo mandato parlamentare, in misura maggiore, nei riguardi del “padrino” di turno che verso le esigenze della collettività e del territorio di appartenenza. Si è pure aggiunta la mortificazione del frequente, necessario incontro, del salutare ascolto, del provvido dialogo. Nel varo della nuova legge elettorale sono tante le negatività che devono, con urgenza, essere rivedute e corrette. Traguardo non facile, considerate le attuali intemperie che rendono spesso la politica una parola quasi perduta.
Giacinto Urso

















