Poveri a Lecce… Storie, silenzi, carità
LA STORIA/3
UNA VITA PIENA DI FERITE E DI ESPERIENZE NEGATIVE
MATTEO, DAL BARATRO ALLA SPERANZA
Quello di Matteo P. è più di un racconto di una vita è la favola di un’ anima, che comincia con un gesto d’apertura da parte della Caritas, e si conclude con una semplice domanda ripetuta da tutti gli operatori “Come stai?”, un segno di profonda attenzione medicina inaspettata dell’anima. Matteo P. si è presentato alla Caritas accasciato e con gli occhi pieni di dolore, palesando le sue difficoltà e l’amarezza per non ricevere aiuto da parte di nessuno. Il diacono Mazzotta lo ha accolto con affetto e fiducia avviando subito un percorso di recupero psico-fisico. Matteo infatti pesava 216 kg, un enorme involucro esteriore pieno di ferite ed esperienze negative. La sua storia è cominciata a Lecce, fallita l’azienda del padre per la quale lavorava si è trasferito a Trento dove ha trovato un nuovo lavoro e un nuovo amore.
Si è sposato con una donna rumena ma dopo un matrimonio felice la moglie è morta, e lui è entrato in una profonda depressione che lo ha portato ad aumentare sempre più di peso e ad avere anche serie difficoltà di deambulazione. Tornato nella città natìa è stato accolto nella Casa della Carità dove gli operatori, per mesi, hanno curato le piaghe da decubito, giungendo dopo diversi tentativi ad ospedalizzarlo. Grazie all’intervento del dott. Maurizio Toraldo si è ottenuto un quadro clinico chiaro riuscendo a curarlo nel modo opportuno, e a farlo camminare. Il passo successivo è stato quello messo in atto da don Attilio e dal diacono, di accompagnarlo nei meandri della burocrazia sino ad ottenere la pensione di invalità e di accompagnamento. Oggi Matteo P. conduce una vita normale e alla domanda “Come stai?”, ci ha risposto con entusiasmo e speranza.
















