Pubblicato in: Gio, Mag 14th, 2015

Preti d’altri tempi/Il Ministero di Mons. Luigi Paladini

Rettore del Seminario ed esperto di Lettere Classiche. 

Paladini

Mons. Luigi Paladini nacque a Carmiano, nel Salento nord occidentale l’8 febbraio ‘880. Fu ordinato sa­cerdote nel nostro duomo il 19 luglio ‘903, da mons. Gennaro Trama neo Vescovo di Lecce. Dottore in Teologia presso il Collegio dei Teologi di Napoli, in quello studio accademico che sorgeva accanto al Duomo e alla Curia partenopea. Per cinque lustri si dedicò quasi esclusivamente all’insegna­mento delle Lettere Classiche, della Lingua Italiana e della Teologia Morale nel Seminario Vescovile, all’inizio maggiore e minore ad un tempo. Molto ri­nomato nella Puglia meridiona­le, per cui vi accedevano anche alunni di altre Diocesi: Salentine e non. Promosso Canonico Penitenzierie della Cattedrale, fu insieme Rettore del Semi­nario nel 1918, quando il suo venerato predecessore nell’uno e nell’altro officio, mons. Giu­seppe Signore da Monteroni, fu elevato alla Chiesa Cattedra­le di Telese e Cerreto Sannita in provincia di Benevento.

CANONICI

Per anni si parlò anche per lui di una promozione all’episcopato; ma poi tutto tacque, forse per un suo personale rifiuto. Toccò al successore del Trama, il giovane Vescovo emiliano mons. Alberto Costa, supplire al mancata promozione con una nomina non frequente; allorché il 30 novembre ‘932 fu proposto alla Santa Sede come Protonotario Apostolico, assie­me al Delegato Vescovile della Diocesi, mons. Salvatore Ver­gallo per rimunerare i due fori ecclesiastici: l’interno e l’e­sterno. Quando nel ’51 l’altro neovescovo, mons. Francesco Minerva, lo esonerò dall’uno e dall’altro ufficio a causa dell’età avanzata egli si trasferì nel cittadino studio teologico francescano di Sant’Antonio a Fulgenzio per l’insegnamento della storia e della teologia mo­rale. Quivi visse fino al giugno ‘957, quando “sorella nostra morte corporale” lo chiamò al premio “che i desideri avanza”. Lo ricordiamo nella solenne maestà della morte, rivestito dell’abito piano, allora non più usato come in antico dai canonici maggiori del duomo; ma solo dai prelati pontifici. Per la sua soda dottrina e la sua profonda pietà, ex alunni ed ammiratori ancora lo rimpian­gono con immutato affetto e non sbiadito ricordo.

Oronzo De Simone

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