Preti d’altri tempi/Il Ministero di Mons. Luigi Paladini
Rettore del Seminario ed esperto di Lettere Classiche.
Mons. Luigi Paladini nacque a Carmiano, nel Salento nord occidentale l’8 febbraio ‘880. Fu ordinato sacerdote nel nostro duomo il 19 luglio ‘903, da mons. Gennaro Trama neo Vescovo di Lecce. Dottore in Teologia presso il Collegio dei Teologi di Napoli, in quello studio accademico che sorgeva accanto al Duomo e alla Curia partenopea. Per cinque lustri si dedicò quasi esclusivamente all’insegnamento delle Lettere Classiche, della Lingua Italiana e della Teologia Morale nel Seminario Vescovile, all’inizio maggiore e minore ad un tempo. Molto rinomato nella Puglia meridionale, per cui vi accedevano anche alunni di altre Diocesi: Salentine e non. Promosso Canonico Penitenzierie della Cattedrale, fu insieme Rettore del Seminario nel 1918, quando il suo venerato predecessore nell’uno e nell’altro officio, mons. Giuseppe Signore da Monteroni, fu elevato alla Chiesa Cattedrale di Telese e Cerreto Sannita in provincia di Benevento.
Per anni si parlò anche per lui di una promozione all’episcopato; ma poi tutto tacque, forse per un suo personale rifiuto. Toccò al successore del Trama, il giovane Vescovo emiliano mons. Alberto Costa, supplire al mancata promozione con una nomina non frequente; allorché il 30 novembre ‘932 fu proposto alla Santa Sede come Protonotario Apostolico, assieme al Delegato Vescovile della Diocesi, mons. Salvatore Vergallo per rimunerare i due fori ecclesiastici: l’interno e l’esterno. Quando nel ’51 l’altro neovescovo, mons. Francesco Minerva, lo esonerò dall’uno e dall’altro ufficio a causa dell’età avanzata egli si trasferì nel cittadino studio teologico francescano di Sant’Antonio a Fulgenzio per l’insegnamento della storia e della teologia morale. Quivi visse fino al giugno ‘957, quando “sorella nostra morte corporale” lo chiamò al premio “che i desideri avanza”. Lo ricordiamo nella solenne maestà della morte, rivestito dell’abito piano, allora non più usato come in antico dai canonici maggiori del duomo; ma solo dai prelati pontifici. Per la sua soda dottrina e la sua profonda pietà, ex alunni ed ammiratori ancora lo rimpiangono con immutato affetto e non sbiadito ricordo.
Oronzo De Simone

















