Preti d’altri tempi/Mons. Oronzo Bello…
Cancelliere di Curia e forse Padre Spirituale del Seminario Vescovile. Una breve malattia lo fece tornare in Cielo ancora giovane.
A soli 52 anni, mons. Oronzo Bello se ne moriva al quartiere “Carmine” di Lecce il 12 marzo ‘938, dopo breve e allora imperdonabile malattia. Ci fossero stati in Puglia gli antibiotici, come nell’autunno del ’43, la sua malattia non sarebbe stata letale! Tutto dipese da un micidiale spiffero di vento penetrato in San Giuseppe, ove don Oronzo celebrava vicino alla porta principale d’ingresso, il 20 febbraio di quell’anno festa del patrocinio del santo patrono. Dovevano passare ancora cinque anni perché gli americani con l’occupazione militare portassero con sé la miracolosa penicillina. Non ci consta che il Nostro fosse parente del Servo di Dio don Tonino. Anche se egli, nato a Botrugno vicino Maglie il 15 ottobre ’885, non molto distante da Alessano, patria del giovane vescovo santo. Si trasferì fin da giovinetto nella città capoluogo forse per l’ufficio ricoperto dal padre. È certo che si incardinò alla diocesi di Lecce con la prima tonsura, come risulta dal suo processo di sacra ordinazione dell’anno 1907 (cfr. numero 1968, serie seconda), conferitagli dal Vescovo Trama, Ordinario del luogo, il 4 agosto 1911 (ibidem). Altra fonte documentaria è la promozione al canonicato maggiore dell’11 novembre ‘930, con bolla pontificia in virtù della “riserva” della Santa Sede perché succeduto ad un prelato d’onore (cfr. Bollario di Curia 1986 – ‘945 pp. 357 – 59), secondo la norma del tempo.
Poiché la sua morte avvenne prima dell’impianto del registro generale del clero (1952) non conosciamo dettagliatamente il suo curriculum sacerdotale. Tuttavia da fonti bene informate e da altre successioni incrociate, è noto che fin dal ‘922 fu cancelliere di Curia e, forse dallo stesso anno, direttore spirituale del Seminario vescovile. Per quanto attiene il servizio di Curia, si sa che a lui si deve l’impianto del registro degli atti giurisdizionali, che risale al 1° gennaio 1930: dieci sezioni, dai rapporti con la Santa Sede agli affari diversi. Registro che in prosieguo di tempo si estese alle competenze amministrative ed infine ad ogni nomina o decreto istitutivo in Diocesi. Fu anche rettore di Sant’Antonio della Piazza (v.d. San Giuseppe) eretto nel 1566 e dell’omonima antica confraternita fondata di lì a poco nel 1584; ove sorgeva il Palazzo Baronale del famoso Giangiacomo dell’Acaya. Operò molto anche in questo campo cultuale, favorito com’era dalla centralità del sito cittadino. A lui si devono i grandi festeggiamenti per il settimo centenario della morte del “Taumaturgo di Padova”, con la contestuale consacrazione del Tempio (17/5/’931) incisa nel marmo con parole dettate dal grande Vescovo latinista mons. Alberto Costa. Per lui l’antico elogio latino: “Consummatus in brevi explevit tempora multa” (compiendo grandi cose in soli pochi anni).
Oronzo De Simone
















