Previdenza/Adeguati i minimali per colf e badanti
L’Inps ha aggiornato gli importi, che variano in base alla retribuzione e all’orario di lavoro, dei contributi per colf e badanti. Da quest’anno c’è una novità: il rapporto a tempo determinato costa di più. I nuovi valori serviranno all’inizio di aprile per calcolare il versamento relativo al primo trimestre del 2013. Ma anche, da subito, quando si interrompe un rapporto di lavoro e quindi bisogna versare tutti i contributi maturati dal lavoratore fino al momento delle dimissioni o del licenziamento.
A proposito di licenziamento, la circolare Inps n. 25 dell’8 febbraio scorso finalmente chiarisce in via ufficiale che relativamente “al contributo dovuto in caso di interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato … si ritiene che lo stesso non sia applicabile al rapporto di lavoro domestico, attese le peculiarità di quest’ultimo”. Niente “tassa” sul licenziamento, quindi, per i datori di lavoro domestico.
La novità cui facevamo prima riferimento, invece, introdotta dalla riforma Fornero, comporta che per i rapporti a tempo determinato, a meno che non siano sostituzioni di lavoratori assenti, i datori devono versare anche un contributo addizionale. Quando però si trasforma il rapporto da tempo determinato a tempo indeterminato, è possibile chiedere la restituzione di quanto versato in più negli ultimi sei mesi.
Ma il 2013 porta ai lavoratori domestici anche un’altra ovvia novità. Sono stati determinati i nuovi minimi retributivi derivanti dalla variazione del costo della vita. Le classificazioni del CCNL vigente, previste su otto livelli, dalla “A” alla “D super”, recepiscono i mutamenti intervenuti sul mercato del lavoro. In particolare, prestano attenzione ai bisogni di lavoro di cura, ad esempio per l’assistenza notturna degli anziani, che viene distinta dalle mansioni di lavoro domestico.
E vediamo i minimali per il 2013. Proprio per l’assistenza notturna (dalle 20 alle 8) le tre fasce di retribuzione minima mensile sono le seguenti: la prima in fascia Bs di euro 951,56, per autosufficienti; la seconda e la terza, rispettivamente in fascia Cs e Ds, sono di euro 1.078,44 e 1.332,20, ma riguardano i non autosufficienti. Per la sola presenza notturna (dalle 21,00 alle 8,00) è invece previsto un unico livello della retribuzione mensile, ammontante a 637,14 euro. Le retribuzioni orarie – di fatto quelle maggiormente utilizzate – dei lavoratori non conviventi partono invece da un minimo di 4,41 euro per arrivare ai 7,83 euro della fascia massima.
I livelli salariali aggiornati, che in linea di massima corrispondono alle paghe reali del mercato, riconoscono ai lavoratori conviventi a tempo pieno una retribuzione mensile che può andare dai 606,79 euro della categoria A – quella di base – fino ai 1.321,56 euro della categoria massima, la DS. Per la descrizione delle categorie utilizzate dal contratto è opportuno rinviare al testo integrale del CCNL stesso, reperibile sul web oppure presso le associazioni ed i sindacati che si occupano della materia.
Antonio Silvestri















