Pubblicato in: Ven, Apr 11th, 2014

Prima i bambini/Dalla cattedra al lupo mannaro

Una volta c’era la cattedra. Il maestro sedeva di fronte agli alunni e a debita distanza. Al maestro si dava del Lei e lui ricambiava chiamando gli allievi con il cognome. Tutti fermi e ciascuno al suo posto. Poi i tavolini si separarono dalle sedie, il mae­stro scese dalla cattedra, l’aula si fece più simile ad un laboratorio, gli insegnanti chiamavano i bambini per nome e la didattica si diventò col­laborativa. Il più grande aiutava il più piccino, l’insegnate sedeva accanto a quel che non ce la faceva e quando qualcuno aveva nostalgia del suo lettino, lasciato troppo presta al mattino, gli stropicciava affettuosamente i capelli per dirgli “suvvia è ora di muoversi”.

La scuola – si diceva – è vivaio di relazioni umane, è luogo di gioiosa operatività, è spazio di sperimentazione di sé. Il bambino a scuola costruisce la sua identità, mette alla prova le sue capacità, comprese quelle emotive e quelle affettive. Sì, perché la persona va educata nella sua interezza, nulla escluso. Si va a scuola per educare il linguaggio, per  sviluppare il pensiero, per imparare a ragionare, per conoscere il mondo, per capire la storia, per addestrare il corpo, per imparare a dare senso alla vita, per nutrire la propria sensibilità, … per educare tutta quanta la persona. Ed anche per imparare a difendersi dal lupo mannaro.

Oggi, i nostri ragazzi vivono una doppia vita, con tutti i rischi che ne derivano. Per un verso li teniamo avvolti nella bambagia e quasi separati dalle nefandezze del mondo e, per altro verso, li lasciamo soli davanti al telegiornale, ai film indecenti, alla chiacchiere volgari, alle immagi­ni della pubblicità e, qualche volta si ritrovano coinvolti nei litigi dei genitori. È come se il mondo parlasse due linguaggi: per il primo è prodigo di spiegazioni, per il secondo è severo verso chi osa domandare. La scuola, evidentemente, non può ignorare tutto questo, anche perché ne è essa stessa coin­volta.

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Ed allora cerca di attrezzare il bambino, facendo leva sulle sue risorse, incoraggiando le sue risposte positive, dando energia al suo slancio vitale. Il lupo mannaro, però, è alle porte. Ha tanti nomi: pornografia, droga, pedofilia, violenza, ricatto… Occorre difendersi. Qualcuno pensa di chiudere le finestre, pensa di tornare nella bam­bagia, di nascondere il mondo, che invece resta là con tutti i suoi colori. Non sa che dal male ci si difende rinforzando la nostra capacità di fare del bene. Dalle deviazioni dell’affettività ci si difende educando l’affettività.

E il lupo mannaro si pone in agguato. Che siano genitori o insegnanti, nonni affettuosi o zii esemplari, vicini di casa o pastori d’anima, per tutti c’è in agguato la belva selvaggia della pedofilia. Anche da questo occorre difendersi, sapendo che il confine tra normalità e patologia è a volte sfuggente, tanto da poter essere facil­mente fraintesi. Il rischio del fraintendimento è possibile. Motivo per cui sarà bene guardare ai fatti della quotidianità non soltanto con il candore dei propri occhi, ma anche prendendo in prestito la maliziosità di chi non sa vedere, di chi non sa distinguere, di chi non sa giudicare. Una volta dalle nostre parti si diceva: “male non fare, paura non avere”. È un buon criterio, ma  non basta. Occorre metterci un pizzico di prudenza in più: non restare isolati, non eccedere nelle manifestazioni d’affetto; assumere comportamenti prevedibili, essere partecipi, coinvolgere in pari misura l’intero gruppo di bambini.

E poi un’ultima cosa. Occorre ragionare di queste cose molto più di quanto non si faccia. Parlarne, guardandosi in faccia. Discuterne coinvolgendo tutti coloro che hanno responsabi­lità educativa (inservienti, insegnanti, genitori, dirigenti scolastici, nonni, zii). Sì, parlarne e spesso e sempre con risvolti nuovi. Questo conta. Le circolari sono scorciatoie che non portano da nessuna parte: né sul versante delle responsabi­lità, perché lasciano inevasi i peccati di omis­sione; né sul versante del compito educativo, che da che mondo è mondo richiede e suppone azione, esperienza, iniziativa, confronto, solleci­tazione reciproca. Senza paura, andiamo avanti, guardando ai bisogni del bambino.

Nicola Paparella

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