Priscilla: forza della Fede, forza della Vita
Antonio e Patrizia/Una figlia persa otto anni fa a causa di un incidente stradale. Il ricordo e il racconto di una conversione.
Ore 18.15: suonano alla porta di casa. “Sono io, Patrizia!”. La voce squillante, il viso solare di lei non lascia trasparire ciò che ha segnato in modo indelebile la sua vita e quella di suo marito Antonio. Si accomodano sul divano di casa. è lei paradossalmente a rompere il ghiaccio e dice “Come iniziamo il discorso? Sotto quale profilo lo impostiamo? Vorrei impostarlo in chiave pasquale, che ne dici?”. Si comprende già bene da queste sue iniziali parole lo spirito che la anima. Patrizia e Antonio Politi sono due genitori, appartenenti alla Parrocchia “Santa Maria delle Grazie in Santa Rosa” a Lecce, che hanno subito il dolore più grande che un essere umano
possa subire: la morte della loro figlia di sedici anni. “Priscilla..”, la mamma pronuncia quel nome come se volesse gustarlo in ogni sua sillaba, teneramente, come fa una mamma. Antonio si alza ed esclama “Vado a fumare una sigaretta!” ed esce. È comprensibile. Lui non ha il carattere della moglie, ma soprattutto ha riscontrato maggiore difficoltà nell’elaborazione del lutto. Patrizia narra partendo da quel giorno “Era il 14 luglio 2006 quando mia figlia muore improvvisamente in un incidente stradale. Un colpo violento che ci è giunto tra collo e capo e che ci ha paralizzati”. Ascoltandola parlare ora della figlia con il sorriso sulle labbra e gli occhi che brillano di una luce sfavillante, sorge spontanea la domanda “Come avete fatto ad affrontare il tutto?” e lei risponde “premetto che prima di perdere mia figlia, non ero credente. La mia educazione era stata impostata secondo una visione atea e laicista della vita. L’apertura nei confronti di Dio è avvenuta proprio nel momento di massimo dolore. Mi trovavo, infatti, nella camera mortuaria vicino alla bara di mia figlia e le chiedo di sostenere Antonio invece di aiutare me perché sapevo che lui non ce l’avrebbe fatta da solo. Io pensavo che mi sarei aggrappata a qualcosa per lenire il dolore. In quel momento,
dopo aver detto questo a mia figlia, avvertii forte la presenza di Dio ed ero certa che Lui mi avrebbe sostenuta”. Nonostante però l’aver avvertito la vicinanza del Signore, Patrizia cade in uno stato di naturale prostrazione fisica e psicologica. Racconta, infatti, che nei primi mesi dopo la scomparsa di Priscilla, lei camminava letteralmente curvata in avanti. “Ero schiacciata dal peso della croce ma avvertivo la presenza della Vergine Maria che con dolcezza di madre mi accompagnava in questo doloroso cammino”. Suo marito invece non riusciva ad aprirsi perché la rabbia lo stava risucchiando nel vortice della disperazione. L’alba della Resurrezione stava, però, per sorgere per loro. Infatti, un amico di Patrizia si rende subito disponibile ad aiutarla e a iniziarla nel cammino di fede. è lei stessa che lo racconta “In quel periodo mi aiutò molto Massimo, un grande amico. Fu lui che mi propose di recarmi in pellegrinaggio a Medjugorje. Mio marito invece si rifiutava categoricamente di andarci. Stavo per partire da sola quando mio marito decide improvvisamente di accompagnarmi. Ciò fu frutto della grazia divina”.
La Provvidenza però non finì di stupire. Una volta giunta a Medjugorje, infatti, Patrizia entra disperata in chiesa, che era gremitissima, e con la foto della figlia tra le mani e con il volto rigato dalle lacrime trova un posto nella chiesa vicino la statua della Madonna. Mentre era in preghiera, si avvicina una donna veneta e le chiede perché stava piangendo e lei le risponde che aveva perso la figlia. Maria Grazia, così si chiamava la donna, le dice che anche se lontane geograficamente, erano vicine perché condividevano lo stesso dolore. Con emozione, Patrizia racconta che “questa donna faceva parte del gruppo dei genitori che avevano un figlio in Paradiso. Così mi propose di fondarne uno nella mia Parrocchia. Ritornai, però a Lecce e mi dimenticai completamente della proposta di Maria Grazia. Dopo qualche mese lei riuscì a rintracciarmi telefonicamente nonostante non avesse nessun recapito, ciò fu un dono della Provvidenza. Mi chiese se avevo parlato dell’iniziativa sopracitata; le risposi che ne avrei parlato con il mio Parroco quanto prima. Così mi recai in Parrocchia, a S. Rosa, e ne parlai con il Parroco don Antonio.
Egli accettò seduta stante la mia proposta di fondare il gruppo dei genitori che hanno i figli in Paradiso. Così, dopo qualche incontro nel quale si discusse circa le modalità attraverso cui dare avvio a tale iniziativa, cominciò questo bellissimo percorso che ancora oggi, a distanza di sette anni continua la sua opera.” Mentre colloquiamo, rientra Antonio, il marito, che si inserisce nel discorso e soggiunge “Sì, oggi unitamente al cammino della Chiesa universale il gruppo compie diverse azioni liturgiche a seconda dei tempi liturgici: in Quaresima compiamo il pio esercizio della Via Crucis, a Pasqua la Via Lucis, nel mese di maggio recitiamo il rosario per tutti i nostri ragazzi.
Ogni mese poi celebriamo la S. Messa. Ma non ci fermiamo qui: la finalità del gruppo è quella di condividere il dolore attraverso il dialogo, il confronto e il conforto reciproco”. Con questo, mentre ci congediamo, Patrizia mi dice “Sembra un paradosso, lo sai? Dalla morte di mia figlia è scaturito l’incontro con Dio e l’apertura alla fede. La mia conversione ha trasfigurato il mio modo di vedere e di percepire la morte”. Ecco la forza di due genitori. Ecco la dimostrazione concreta che la bellezza della fede trasforma in bellezza la vita, nonostante tutto.
Simone Stifani
















