Puglia Preromanica/Cerrate, peculiarità della pittura bizantina
Marina Falla Castelfranchi continua ad esporre i risultati delle sue ricerche.
La prof.ssa Castelfranchi continua ad accompagnarci nel viaggio del Cristianesimo Orientale presente con la sua arte, cultura e spiritualità nel nostro meridione e in particolare in Puglia e nella Terra d’Otranto. Ora seguita all’esplorazione di alcune peculiarità pittoriche del nostro territorio, in cui primeggia S. Maria di Cerrate con il suo ciclo parietale di affreschi che rappresenta un unicum nell’arte bizantina.
Prof.ssa Castelfranchi, proseguendo a parlare della presenza di Bisanzio nel nostro territorio, può sottolineare alcune specificità artistiche particolarmente interessanti?
Le tipicità più marcate riguardano soprattutto la pittura, poiché l’architettura segue percorsi locali, se si escludono casi singolari come Otranto in Puglia e la cattedrale bizantina di Paestum in Campania, incastonata nel muro della cattedrale medioevale.
Quali elementi della pittura si possono definire propri del Salento?
Peculiare è la sperimentazione di arte bizantina che si nota per esempio nella bellissima chiesa romanica di S. Maria di Cerrate, situata sulla strada provinciale che collega Squinzano a Casalabate. Con Antonio Cassiano, ho preso in considerazione di scrivere una monografia su questa importante emergenza architettonica, proprio perché è un monumento straordinario. Oltre alla qualità di altissimo livello degli affreschi della prima fase, che sono tra le punte più alte della cultura bizantina, del monumento è importante il programma iconografico, un’invenzione della cultura bizantina dell’Italia meridionale. Sotto le arcate sono raffigurate le varie categorie dei santi monaci, un programma elaborato e realizzato sulla base di una ricca e solida formazione intellettuale. Sull’arcata più vicina all’abside, ad esempio, da un lato è rappresentato S. Antonio il Grande, dall’altra il suo maestro Paolo di Tebe, facilmente riconoscibile poiché è vestito con la nota tunica di foglie di palma intrecciate lasciata in eredità a S. Antonio e poi considerata una reliquia, tanto che il fondatore del monachesimo orientale la indossava solo in occasioni eccezionali.
Il Sud d’Italia, peraltro in una situazione economica piuttosto prosperosa, fu colonizzato dalla Grecia antica, che vi trasmise la propria cultura e lingua. Poi, dal settimo secolo, in tante abbazie, eremi e grotte si diffuse una notevole presenza monastica ispirata alla regola di S. Basilio. Le rappresentazioni dei santi monaci furono costanti in tutta l’Italia Meridionale…
Sia pure non ai livelli della Puglia, si possono trovare, infatti, tante raffigurazioni dei santi monaci, come in alcune chiesette a navata unica della Calabria, nelle nicchie ricavate nella pietra. Si può citare in particolare, Scalea, nel nord della Calabria, dove, nella nicchia della parte destra di una chiesetta, c’è l’immagine di un santo greco-calabro dell’Italia meridionale, S. Fantino, morto a Salonicco alla fine del X sec. e dall’altro lato un altro monaco di cui non si conosce il nome, che ritengo sia S. Nilo di Rossano, figura luminosa del mondo italo-greco, che fondò Grottaferrata nei primi anni dell’XI sec.
Ha riscontrato altre tipicità nell’iconografia nel nostro territorio?
Un’avvincente peculiarità del nostro territorio è la presenza di figure di santi innografi, cantori della Vergine, specifica attestazione dell’Italia meridionale. A S. Maria di Cerrate ne sono raffigurati tre.
L’innografia sacra, a cominciare dalla metrica, s’ispirava a quella orientale nella sua composita regolamentazione. La storia dell’Italia meridionale è arricchita da significativi testi agiografici….
I più importanti santi innografi sono quattro, tra cui uno siciliano, Giuseppe che però visse a Costantinopoli. È noto, invece, che chi ha dato origine a questa categoria è un arabo cristiano di Damasco, S. Giovanni Damasceno, autore di preziose composizioni musicali e poetiche. Riconosciamo gli innografi per le attestazioni del nome e la raffigurazione del caratteristico turbante. Un ambito davvero molto significativo.
Fatima Grazioli

















