Pubblicato in: Sab, Mar 29th, 2014

Puglia Preromanica/Cerrate, peculiarità della pittura bizantina

Marina Falla Castelfranchi continua ad esporre i risultati delle sue ricerche.

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La prof.ssa Castelfranchi continua ad accompagnarci nel viaggio del Cristianesi­mo Orientale presente con la sua arte, cultura e spiri­tualità nel nostro meridione e in particolare in Puglia e nella Terra d’Otranto. Ora seguita all’esplorazione di alcune peculiarità pittoriche del no­stro territorio, in cui primeggia S. Ma­ria di Cerrate con il suo ciclo parietale di affreschi che rappresenta un unicum nell’arte bizantina.

Prof.ssa Castelfranchi, proseguen­do a parlare della presenza di Bisan­zio nel nostro territorio, può sotto­lineare alcune specificità artistiche particolarmente interessanti?

Le tipicità più marcate riguarda­no soprattutto la pittura, poiché l’ar­chitettura segue percorsi locali, se si escludono casi singolari come Otranto in Puglia e la cattedrale bizantina di Paestum in Campania, incastonata nel muro della cattedrale medioevale.

Quali elementi della pittura si pos­sono definire propri del Salento?

Peculiare è la sperimentazione di arte bizantina che si nota per esempio nella bellissima chiesa romanica di S. Maria di Cerrate, situata sulla strada provinciale che collega Squinzano a Casalabate. Con Antonio Cassiano, ho preso in considerazione di scrivere una monografia su questa importan­te emergenza architettonica, proprio perché è un monumento straordinario. Oltre alla qualità di altissimo livello degli affreschi della prima fase, che sono tra le punte più alte della cultura bizantina, del monumento è importante il programma iconografico, un’inven­zione della cultura bizantina dell’Ita­lia meridionale. Sotto le arcate sono raffigurate le varie categorie dei santi monaci, un programma elaborato e re­alizzato sulla base di una ricca e solida formazione intellettuale. Sull’arcata più vicina all’abside, ad esempio, da un lato è rappresentato S. Antonio il Grande, dall’altra il suo maestro Pa­olo di Tebe, facilmente riconoscibile poiché è vestito con la nota tunica di foglie di palma intrecciate lasciata in eredità a S. Antonio e poi considerata una reliquia, tanto che il fondatore del monachesimo orientale la indossava solo in occasioni eccezionali.

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Il Sud d’Italia, peraltro in una situa­zione economica piuttosto prospe­rosa, fu colonizzato dalla Grecia antica, che vi trasmise la propria cultura e lingua. Poi, dal settimo secolo, in tante abbazie, eremi e grotte si diffuse una notevole pre­senza monastica ispirata alla rego­la di S. Basilio. Le rappresentazio­ni dei santi monaci furono costanti in tutta l’Italia Meridionale…

Sia pure non ai livelli della Puglia, si possono trovare, infatti, tante raf­figurazioni dei santi monaci, come in alcune chiesette a navata unica della Calabria, nelle nicchie ricavate nel­la pietra. Si può citare in particolare, Scalea, nel nord della Calabria, dove, nella nicchia della parte destra di una chiesetta, c’è l’immagine di un santo greco-calabro dell’Italia meridiona­le, S. Fantino, morto a Salonicco alla fine del X sec. e dall’altro lato un altro monaco di cui non si conosce il nome, che ritengo sia S. Nilo di Rossano, fi­gura luminosa del mondo italo-greco, che fondò Grottaferrata nei primi anni dell’XI sec.

Ha riscontrato altre tipicità nell’i­conografia nel nostro territorio?

Un’avvincente peculiarità del no­stro territorio è la presenza di figure di santi innografi, cantori della Vergine, specifica attestazione dell’Italia meri­dionale. A S. Maria di Cerrate ne sono raffigurati tre.

L’innografia sacra, a cominciare dalla metrica, s’ispirava a quella orientale nella sua composita re­golamentazione. La storia dell’Ita­lia meridionale è arricchita da si­gnificativi testi agiografici….

I più importanti santi innogra­fi sono quattro, tra cui uno siciliano, Giuseppe che però visse a Costantino­poli. È noto, invece, che chi ha dato origine a questa categoria è un ara­bo cristiano di Damasco, S. Giovanni Damasceno, autore di preziose com­posizioni musicali e poetiche. Ricono­sciamo gli innografi per le attestazioni del nome e la raffigurazione del carat­teristico turbante. Un ambito davvero molto significativo.

Fatima Grazioli

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