Pubblicato in: Ven, Apr 4th, 2014

Puglia Preromanica/Le chiese rupestri, perle rare d’Arte Sacra

Continua il dialogo con la Prof. Marina Falla Castelfranchi sul Patrimonio Bizantino Salentino.

Il mondo bizantino nel territorio regio­nale è caratterizzato dalla presenza di chiese rupestri: monumenti che co­stituiscono le “perle rare” del nostro patrimonio artistico per le peculiarità che le caratterizzano. Non mancano, comunque, criticità legate allo studio della fun­zione dei monumenti, al restauro e al riconosci­mento di tali bellezze artistiche in ambito mon­diale. Di questo abbiamo trattato, continuando il nostro colloquio, con la prof.ssa Castelfranchi.

In Puglia, sono molti gli esempi di arte bi­zantina, basti ricordare quelle maggiormen­te note di Santa Candida, Santi Andrea e Procopio a Monopoli, di San Biagio a San Vito dei Normanni e di Lama d’Antico a Fa­sano, di Coelimanna a Carpignano Salenti­no e di Santa Marina e Cristina a Supersano, della Candelora a Massafra e di San Nicola a Casalrotto. Quali sono le testimonianze par­ticolarmente rilevanti?

Ho notato, e ciò mi ha meravigliato tanto, che nelle chiese rupestri, anche quelle apparen­temente più insignificanti, si conservano imma­gini che non sono presenti altrove. Per esempio, se in tutte le chiese rupestri troviamo immagini votive dedicate ai santi, in particolare a S. Mi­chele Arcangelo e a S. Nicola, oltre alla Vergine con Bambino e a Cristo, vicino Supersano c’è una chiesetta detta della Coelimanna dove si può notare una specifica peculiarità. Tra gli affreschi, sono raffigurati S. Andrea apostolo che regge in mano un cartiglio scritto e arrotolato e S. Miche­le, il quale non è l’Arcangelo perché non ha le ali, ma credo sia piuttosto il più celebre santo di ori­gine palestinese del quale non si riscontra alcun altro ritratto. La caratteristica più interessante, poi, è l’associazione con S. Andrea, proprio non è casuale in quanto quest’ultimo è uno dei santi protettori di Costantinopoli.

S. Marina, a Muro Leccese. Ci ha già accen­nato, parlando dell’architettura, al fatto che il materiale con cui è stato costruito l’edifi­cio provenga dalle mura messapiche. Quali sono le caratteristiche che più apprezza di tale edificio?

Di questo monumento è interessante l’impian­to originario che aveva come due piccoli portici accoppiati sui fianchi dei muri perimetrali, spe­culari, successivamente tamponati per accogliere una seconda fase di decorazione, dove ho trovato, continuando a menzionare peculiarità, il dipinto di S. Nicola più antico del mondo bizantino: esso dovrebbe risalire alla metà dell’ XI sec. Pro­prio ciò mi ha portato a concludere che la chiesa in origine fosse dedicata a Santo di Mira, come ho pubblicato nel 1991 rivelando questa mia sco­perta.

Alcune criticità carat­terizzano purtroppo il nostro territorio, come la funzione dell’archi­tettura del primo pe­riodo bizantino. Lei ha dichiarato una scoper­ta recente riguardo i monumenti rupestri…

La funzione costituisce una criticità poiché non risultano tracce di dediche a santi o martiri risalenti alla prima fase della dominazione bizan­tina nel nostro territorio. Comunque, le chiese ru­pestri e le cripte pare siano dovute non a eremiti o monaci come si è pensato fino ad oggi, ma piut­tosto a committenti che solevano farsi costruire chiese private con destinazione funeraria come testimoniano le iscrizioni votive.

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Un’altra criticità riguarda la necessità di conservazione e di restauro del nostro pa­trimonio artistico. Quali sono le opere d’arte d’impronta bizantina che più meritano at­tualmente maggiore attenzione per quanto concerne il restauro e lo studio?

La chiesa di Casaranello è sicuramente al primo posto. Poi altre tra cui la chiesa triconca di S. Lorenzo fuori le mura (Mesagne), del VI sec., della quale ignoriamo allo stato attuale la funzione originaria.

Considerato il nostro patrimonio artistico, lei crede che nel resto d’Italia e nel mondo esso abbia il giusto riconoscimento?

Purtroppo, io m’indigno con alcuni miei col­leghi del Nord “che non sanno nemmeno dov’è l’Italia meridionale”. Abbiamo uno straordinario patrimonio che non ha il giusto riconoscimento. In più, oltre ai beni artistici, custodiamo vari no­minativi di pittori che hanno lasciato il loro nome anche presso gli affreschi di cui non c’è testimo­nianza da alcuna parte.

Può indicare un artista davvero illustre cui fa maggiormente riferimento?

Fra tutti cito un pittore di Otranto che lavora­va a Costantinopoli intorno al 1200 e che, se pur famosissimo a quei tempi, pochi lo conoscono. Se­condo la fonte, infatti, un libro di Gigante sui poeti salentini, vi era un certo Paolo, un pittore illustre dell’epoca chiamato a Costantinopoli per dipinge­re la fontana liturgica di un monastero che doveva essere piuttosto monumentale a giudicare dal ciclo che viene descritto, uno dei più importanti dell’XI sec. Io ho ipotizzato che siccome nello stesso anno c’è un pittore Paolo a Costantinopoli che dipinse il battistero piccolo di S. Sofia, probabilmente do­veva essere lo stesso artista. Ho attribuito il secon­do strato di Otranto, databile a quel periodo, allo stesso pittore. Anche nella stessa Grecia pittori così famosi in quel periodo che vanno a Costanti­nopoli non ce ne erano, anzi al contrario, vengono da Costantinopoli… eppure la nostra Italia meri­dionale non è considerata come dovrebbe.

Fatima Grazioli

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