Puglia terra incantevole, con una luce meravigliosa ma scoperta da poco/Winspeare: il set più bello del mondo
“Presto un film intitolato “La grazia di Dio”, le cui riprese inizieranno ad aprile”.
La Puglia è sempre più terra cinematografica con set e produzioni imponenti, trame di spessore culturale, etico, morale, spirituale o sociale, con cui interpretare le forze vitali della sua società e stigmatizzarne le contraddizioni. Il noto regista Edoardo Winspeare ne spiega il perché nella nostra intervista.
La Puglia è bella, ha una luce meravigliosa, c’è una film commission, è la regione dei reali contrasti, è eterogenea, la si è scoperta da poco in quanto terra per narrazioni cinematografiche o letterarie. Di fronte ha l’Albania, il Montenegro, la Grecia, i Balcani e, in particolare con i primi sbarchi di profughi, è diventata importante.
Cosa pensa del fatto che dai talenti più maturi ai giovani filmakers si offrono opere fortemente intrise di sentimenti di identità, di appartenenza alla terra?
L’Italia è un Paese regionale con intorno realtà leccesi, baresi, foggiane, fiorentine. Un Paese giovane, per cui ci si sente prima salentini, pugliesi, poi italiani, anche se non lo si dice. In fondo è così: l’identità regionale è importante, perché fa parte dell’identità nazionale, che paradossalmente è molto eterogenea, legata al territorio d’origine. Poca parte parla un italiano privo d’inflessioni, anzi quasi nessuno. Si può sempre dedurre da quali regioni si provenga. Chi è interessato a un cinema autentico, lo narra.
Si scrivono libri, si aprono corsi universitari, si organizzano festival, rassegne, si annunciano film commission: è un’ondata rilevante di rinnovamento culturale, ma cosa resta quando si spengono le luci della ribalta, finiscono le riprese, cioè il cinema può offrire alla Puglia occasione di lavoro duraturo?
Culturalmente il cinema, l’immaginario è soprattutto metaforico. Quando si pensa alla Sicilia si risale a Tornatore, a “La terra trema”, a Montalbano. Quando si pensa alla Puglia forse si ricorda anche qualche mio film, l’immaginario salentino, la musica, le facce come in alcune pellicole di Rubini e Piva in terra di Bari. Dal punto di vista economico in Puglia sono stati girati 110 lungometraggi, a cui si aggiungono cortometraggi, documentari, rassegne. Volendo dare dei numeri ho girato film dagli 800milioni di lire ai 3milioni di euro, tutti impiegando molta gente. Avrò lasciato sul territorio per difetto 2milioni di euro e, come me, Piva, Rubini e altri. Ormai, c’è un indotto di 3-400 persone che lavorano nel settore tra Bari e Lecce.
È importante per il cinema la formazione di base o è un’arte da rubare con gli occhi, improvvisare?
La formazione è molto importante, poi ovviamente ci vuole il talento. C’è un linguaggio. È come il saper scrivere: se non si conosce la punteggiatura è difficile articolare il pensiero. Così nel cinema se non si sa scomporre una scena in inquadrature è difficile saper raccontare per immagini. Comunque, la preparazione non è solo teorica, tecnica ma è e deve essere impregnata di cultura attraverso il viaggiare, la lettura di romanzi, la visione di film, la conoscenza della storia dell’arte, un po’ di musica, di teatro, perché il cinema si nutre di curiosità che è in sintonia con l’amore per il mondo e le persone vicino a noi.
















