Pubblicato in: Mer, Mar 6th, 2013

Puglia terra incantevole, con una luce meravigliosa ma scoperta da poco/Winspeare: il set più bello del mondo

Presto un film intitolato “La grazia di Dio”, le cui riprese inizieranno ad aprile”.  

La Puglia è sempre più terra cinematogra­fica con set e produzioni imponenti, tra­me di spessore culturale, etico, morale, spirituale o sociale, con cui interpretare le forze vitali della sua società e stigma­tizzarne le contraddizioni. Il noto regista Edoardo Winspeare ne spiega il perché nella nostra intervista.

regista

La Puglia è bella, ha una luce meravigliosa, c’è una film commission, è la regione dei reali contrasti, è eterogenea, la si è scoperta da poco in quanto terra per narrazioni cinematografiche o letterarie. Di fronte ha l’Albania, il Montenegro, la Grecia, i Balcani e, in particolare con i primi sbarchi di profughi, è diventata importante. 

Cosa pensa del fatto che dai talenti più ma­turi ai giovani filmakers si offrono opere for­temente intrise di sentimenti di identità, di appartenenza alla terra?  

L’Italia è un Paese regionale con intorno re­altà leccesi, baresi, foggiane, fiorentine. Un Pa­ese giovane, per cui ci si sente prima salentini, pugliesi, poi italiani, anche se non lo si dice. In fondo è così: l’identità regionale è importante, perché fa parte dell’identità nazionale, che para­dossalmente è molto eterogenea, legata al territo­rio d’origine. Poca parte parla un italiano privo d’inflessioni, anzi quasi nessuno. Si può sempre dedurre da quali regioni si provenga. Chi è inte­ressato a un cinema autentico, lo narra. 

Si scrivono libri, si aprono corsi universitari, si organizzano festival, rassegne, si annun­ciano film commission: è un’ondata rilevan­te di rinnovamento culturale, ma cosa resta quando si spengono le luci della ribalta, fi­niscono le riprese, cioè il cinema può offrire alla Puglia occasione di lavoro duraturo?  

Culturalmente il cinema, l’immaginario è so­prattutto metaforico. Quando si pensa alla Sici­lia si risale a Tornatore, a “La terra trema”, a Montalbano. Quando si pensa alla Puglia forse si ricorda anche qualche mio film, l’immagina­rio salentino, la musica, le facce come in alcune pellicole di Rubini e Piva in terra di Bari. Dal punto di vista economico in Puglia sono stati gi­rati 110 lungometraggi, a cui si aggiungono cor­tometraggi, documentari, rassegne. Volendo dare dei numeri ho girato film dagli 800milioni di lire ai 3milioni di euro, tutti impiegando molta gente. Avrò lasciato sul territorio per difetto 2milioni di euro e, come me, Piva, Rubini e altri. Ormai, c’è un indotto di 3-400 persone che lavorano nel set­tore tra Bari e Lecce. 

È importante per il cinema la formazione di base o è un’arte da rubare con gli occhi, im­provvisare?

La formazione è molto importante, poi ovvia­mente ci vuole il talento. C’è un linguaggio. È come il saper scrivere: se non si conosce la pun­teggiatura è difficile articolare il pensiero. Così nel cinema se non si sa scomporre una scena in inquadrature è difficile saper raccontare per im­magini. Comunque, la preparazione non è solo teorica, tecnica ma è e deve essere impregnata di cultura attraverso il viaggiare, la lettura di ro­manzi, la visione di film, la conoscenza della sto­ria dell’arte, un po’ di musica, di teatro, perché il cinema si nutre di curiosità che è in sintonia con l’amore per il mondo e le persone vicino a noi. 

Pages: 1 2 3

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti