Pubblicato in: Mer, Mar 6th, 2013

Puglia terra incantevole, con una luce meravigliosa ma scoperta da poco/Winspeare: il set più bello del mondo

Ecco perché il Suo cinema s’inserisce tra cosmopolitismo e tradizionalismo.

A volte, mi tacciano di entomologia salentina come se mi interessassi dei coleotteri del Capo di Leuca. Invece, per me, raccontare questo villag­gio è raccontare il mondo: diventa metafora. Per­ciò è vero che in parte sono stato aiutato da una famiglia cosmopolita. Sono salentino, cresciuto qui, ma in casa parlavamo più lingue (mia madre e mio padre stranieri), ho vissuto molto all’estero e per questo apprezzo profondamente il Salento. 

Infatti la critica la elogia per la sua introspe­zione, eleganza, finezza, ma cosa rappre­senta per lei il paesaggio pugliese?

Racconta la storia dei pugliesi, perché non è selvaggio, ma plasmato dal lavoro di “formi­che di Puglia” come diceva Tommaso Fiore, quindi commovente e sintesi di Mediterraneo. Lo fa anche il paesaggio urbano, che racconta di rocce, “i cuti”, la pelle di cuoio dei contadini del Capo, i pescatori. I neri capelli delle donne sono inizio dell’“Ora di tutti” di Maria Corti. La dolce parlata leccese è la lingua più bella del mondo. Quando era poco nota al resto d’Italia, era affascinante come un’isola. Arrivavi al Capo di Leuca e la gente ti salutava: “Buona espera”. Il griko, tutto è molto affascinante. Don Grazio Gianfreda, il custode del mosaico di Otranto, so­steneva che il centro del mondo fosse quel luogo, punto d’incontro tra realtà latina e greca, esisten­do un limes tra cultura occidentale ed orientale, fra Nord e Sud, dove è il sogno bottaiano di Carlo Magno. C’è un fondo di verità in ciò: il centro è dove ami, sono gli affetti, la terra. Importante è saper amare. 

Cosa vuol dire “miracolo” nella sua vita?

È il miracolo quotidiano delle piccole cose. Sono credente. Se uno ha occhi per vedere e per sentire, miracolo è svegliarsi la mattina e vedere la propria figlia dormire e pensare: “Questa l’ho fatta io cu mugghierima”. Ma senza sdolcinatez­ze, mia madre, molto concreta, diceva: “Il fatto che qui ci siano i limoni, le mele d’Ungheria è un miracolo, ma anche la neve, gli agenti atmosferi­ci, il mare: tutto è miracolo straordinario”. Biso­gna saper contemplarlo, avere lo smalto poetico e allenarsi in questo. 

Quali sono i suoi prossimi progetti in Puglia?

Un piccolo film, intitolato “La grazia di Dio”, le cui riprese inizieranno ad aprile. 

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