Pubblicato in: Gio, Dic 12th, 2013

Pupari Salentini/Pelo e contropelo: la satira dei barbieri

Le caricature di Gaetano Podo e di Pippi Rossi.

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Anonimo Puparo, figura presepiale, inizi sec. XIX, creta, Monteroni, collezione  A. Chirizzi

La presenza di numerosi banchi argillosi nella provincia di Lecce e l’affermarsi dell’utilizzo della cartapesta consentì l’affermazione della statuaria salen­tina già dalla prima metà dell’Otto­cento. L’avvento della personalità artistica del Surgente con la sua bottega e i suoi allievi diedero alle statue, realizzate con la cartapesta o con la creta, la dignità di opera d’arte dei manufatti realizzati da quelle abili e sapienti mani. Nella prima metà dell’Ottocento si passò alla figura del cartapestaio e fiorì prettamente a Lecce la figura del barbiere-puparo.

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Anonimo Puparo, figura presepiale, inizi sec. XIX, creta, Monteroni, collezione  A. Chirizzi

Si tratta di una tipologia di artigiani che, grazie al basso costo della creta, si attrez­zò per realizzare delle statuette o “pupi” per raggranellare qualche spicciolo in più, nei momenti di stanca o di mancato lavoro, facendo della creta un elemento atto ad ab­bellire i tradizionali presepi salentini. L’esistenza di fiere specializzate per la vendita dei pupi, quali la Fiera di Santa Rini e i Panieri di Santa Lucia che si tenevano in concomitanza con l’inizio dell’Avvento, favorì anche lo sviluppo di questa branca dell’ar­tigianato che non poteva competere con quei cartapestai che avevano un minimo di preparazione e d’istruzio­ne artistica. Esiste tuttora il luogo comune che i saloni da barba siano luoghi di pettegolezzo, d’ilarità e di sarcasmo; le barberie, infatti, per loro natura erano luoghi di ritrovo per uomini, dove si poteva socializzare e criticare le personalità più in vista della politica e della cultura.

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Anonimo Puparo, figura presepiale, inizi sec. XIX, creta, Monteroni, collezione  A. Chirizzi

Nascono proprio in questi luoghi le prime sta­tuette in terracotta caricaturali che in parallelo fecero fiorire una quantità di ‘ngiuri, o soprannomi, che furono af­fibbiati agli stessi artigiani. Nel corso del XIX secolo, infatti, operarono lu Chiccu Curtu, lu Chiccu Pierdifumu, Luciano Fimmineddra, Mesciu Pate­ ra, Don Alfonso, Pippi Rossi e tanti altri. La caricatura e la satira, quindi, nel clima di fermenti politici che at­traversò tutto il XIX secolo, furono in parte tollerate dalla censura imposta dal sistema borbonico imperante; motivo per il quale i barbieri, quindi i pupari salentini, si sbizzarrirono con semplicità e forse con l’unica arma in loro possesso, a creare delle caricatu­re simpatiche e accattivanti. La satira si radicò talmente nel sostrato cultu­rale salentino che non a caso, proprio agli inizi del Novecento, si tenne la Mostra della caricatura leccese.

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Anonimo Puparo, figura presepiale, inizi sec. XIX, creta, Monteroni, collezione  A. Chirizzi

La mostra fu inaugurata a Lecce il 14 giugno 1908 e in questo contesto fu­rono esposte gran parte delle caricatu­re realizzate dal noto puparo Gaetano Podo (1832-1888): l’Intendente Sozy Carafa, il Duca Castromediano, il Duca di Satriano, Nicola Laviano, il Duca Guarini, l’Avvocato Benedetto Bodini (quest’ultimo fu avversario del Castromediano e borbonico con­vinto), il sacrestano Andrea De Blasi (amico dei patrioti leccesi al quale si affidavano documenti compromettenti dei patrioti, per essere nascosti negli incavi delle statue o dietro i dipin­ti della chiesa dei Teatini), Pietro Cavoti, Don Ortensio, l’Avvocato Giovanni Losavio. Tra i pupari-caricaturisti più famosi, si deve inoltre annoverare anche Pippi Rossi (1862-1942), del quale si conservano alcuni suoi lavori nel Circolo Cittadi­no di Lecce: il Preside Grua, il Prof. Carmelo d’Onofrio, l’Onorevole Francesco Manfredi, l’Avvocato Oronzo Gasparro e l’Ingegner De Francisci, il Professor Ferruccio Scandellari, il Professor Panzera, il Professor Salvatore Gaetani, il Barone Basalù, Domenico Lazza­retti, il Professor Stanislao Sidoti, l’Avvocato Giuseppe Misurale, il Commendator Petrachi, l’Avvocato Carlo Rossi, il Professor Cosimo De Giorgi e il Maestro Prete.

Giuseppe Mancarella

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