Qualità della vita/I fatti prima delle (E)utopie
In poche settimane, Lecce da probabile Città Capitale della Cultura per il 2019 si è classificata al centesimo posto per la qualità della vita tra le provincie italiane. Di recente, infatti, il Sole 24 Ore ha pubblicato l’annuale statistica realizzata sulla base dell’analisi dei dati relativi al tenore di vita, agli affari e al lavoro, ai servizi (ambiente e salute), alla popolazione, all’ordine pubblico ed al tempo libero e, rispetto alla rilevazione dello scorso anno, la Provincia di Lecce è scesa di ben dieci postazioni. Un risveglio amaro per tutti, dopo mesi trascorsi nel fervore di iniziative e progetti, dopo feste di piazza e manifestazioni gioiose, che hanno occultato, nella percezione collettiva, la realtà vera della Città. Finita l’illusione di una competizione esaltante, i dati statistici impongono a tutti di riflettere; e non sulla base di idee, di (e)utopie, ma dei fatti concreti, quelli che sono accaduti nel disinteresse collettivo (penso alla morte dei due senzatetto, scoperta, nel gennaio 2014, dopo mesi rispetto al crollo di una palazzina disabitata, come alle recentissime rilevazioni riguardo al consumo di alcol fra i giovanissimi…e l’elenco potrebbe essere lunghissimo). Una riflessione che deve coincidere con l’assunzione diretta di responsabilità da parte di ognuno di noi. Gli interventi, i dibattiti sui temi sociali, ormai di regola, si risolvono in critiche sull’operato degli altri, in una dinamica dialettica distorta, ove c’è sempre qualcuno che ha sbagliato e qualcuno che pensa di essere infallibile ed ha la presunzione di potere esprimere giudizi su tutto.
Così non è, ed anzi è troppo facile valutare – e criticare – coloro che fanno qualcosa per gli altri, rimanendo limitati nella propria dimensione individuale, mentre la vera sfida è quella di collaborare, di partecipare alla realizzazione del bene comune. Per troppo tempo, siamo stati distratti dalla vacuità, ripiegati su noi stessi e sulle nostre necessità intese come unico obiettivo da perseguire mentre, intorno a noi, la vita della collettività è andata progressivamente peggiorando, come confermano le recenti rilevazioni. Tutti dobbiamo sentirci responsabili del declino sociale in cui versiamo, e che da tempo, troppo tempo, è una realtà, vigliaccamente ignorata, e, pure, presente dinanzi ai nostri occhi. Il primo errore commesso è di avere trascurato la solidarietà che, prima di tutto, è interesse per gli altri e, soprattutto, per i più bisognosi ma anche per i più deboli, e per i giovani che devono crescere ed imparare a vivere nel rispetto dei valori fondamentali della persona. Anche noi cristiani ci siamo abbandonati alla fede “tiepida”, nella comodità delle nostre abitudini rassicuranti, e, così, abbiamo preferito l’apparenza al sacrificio dell’impegno. La realtà della nostra società impone a tutti di cambiare rotta nella consapevolezza che, per noi cristiani, la vera forza – che è allo stesso tempo la certezza di riuscire ad incidere in tutti i contesti sociali in cui quotidianamente agiamo – è che la nostra vita è fondata sulla roccia dalla quale sgorga acqua nel deserto.
Viola Messa
















