Pubblicato in: Gio, Ott 2nd, 2014

Quando l’amore diventa un pericolo

Il parere della psicologa Stefania Greco dopo il recente episodio del suicidio di una ragazza salentina dopo una delusione sentimentale. 

“Il suicidio e l’omicidio, di solito, non sono imprevedibili, frutto di un “raptus”; rappresentano, invece, un epilogo tragico di un vissuto drammatico e doloroso. Spesso la persona non riesce a trovare altra soluzione se non la morte”. 

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“Il rimedio migliore? Accettare il proprio dolore e darsi il tempo per elaborarlo. Qualora la persona non riuscisse ad affrontarlo da sola sarebbe opportuno consultare uno psicoterapeuta esperto in queste problematiche”. 

Cosa c’è di più importan­te al mondo dell’amore? ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’, recitava Dante Alighieri, perché a ben vedere, è il motore che, ponen­dosi al centro dell’Universo, da un senso a tutta la nostra vita; così come ci ha insegnato Nostro Signore Gesù, l’amore è il comandamento supremo di cui ci nutriamo e di cui abbiamo continuo bisogno. In questo idillio, però, compare qualche macchia scu­ra a rendere difettoso l’ingranaggio. L’amore genera anche sacrificio e sofferenza. Quando non è corrispo­sto provoca un male incolmabile e non c’è niente che ferisca più di un tradimento causato da un amore mal riposto. Nella maggior parte dei casi, per fortuna, le ferite si rimargina­no e le esperienze negative servono a crescere e a rafforzare lo spirito. Tuttavia, non è sempre così. Capita ad alcune persone di non riuscire ad uscire dal vortice del mal d’amore e le conseguenze sono drammatiche. La cronaca ci pone quotidianamente esempi di gesti estremi compiuti per amore: omicidi, suicidi, violenze fi­siche e psicologiche, e quando prota­gonisti di queste brutte vicende sono adolescenti o giovanissimi, il dram­ma si raddoppia. Come fa una forza così potente ed indispensabile come l’amore a trasformarsi in un’energia distruttiva? Qual è il confine tra l’a­more sano e quello patologico? Come bisogna fare per uscire dalle patolo­gie legate all’amore? Ci siamo rivolti alla psicologa Stefania Greco che ci ha aiutato ad ottenere delle risposte assieme a preziosi consigli.

Dott.ssa Greco, l’amore può di­ventare una malattia? Quanto può far soffrire il mal d’amore? Può essere causa di patologie come ad es. la depressione?

L’amore è un sentimento com­plesso, fonte di benessere, serenità e gioia di vivere. Tuttavia, può essere motivo di grande sofferenza, accom­pagnandosi ad emozioni di tristezza, angoscia, senso di colpa, rabbia che talvolta possono assumere un’inten­sità tale da sfociare in una patologia. È il caso delle dipendenze affettive e delle ossessioni amorose. La dipen­denza affettiva (love addiction) non è una patologia autonoma, ma è fatta rientrare in altri disturbi classificati nei manuali diagnostici (Dsm e Icd). Come le altre dipendenze patologi­che, è caratterizzata da un forte bi­sogno di legame nei confronti di un oggetto (in questo caso una persona) che porta a sviluppare un attacca­mento totalizzante e un’intensa paura dell’abbandono. La persona dipen­dente tende ad annullarsi per soddi­sfare i bisogni del partner, ignorando i propri. La propria vita è dedicata to­talmente al benessere dell’altro. Tale atteggiamento simbiotico è naturale nelle prime fasi di una relazione sen­timentale, ma dovrebbe diminuire man mano che la relazione si stabilizza. Se la fusione con l’altro tende a protrarsi nel tempo, può generare un forte stato di angoscia di fronte all’abbandono: l’assenza o la separazione del partner viene vissuta dall’individuo come sen­sazione di non esistere. Solitamente si tratta di donne che, pur di colmare un vuoto affettivo sperimentato nell’in­fanzia, accettano di vivere relazioni insoddisfacenti, umilianti, distruttive sviluppando sentimenti negativi che possono sfociare in patologie quali disturbi d’ansia, depressione, disturbi alimentari, disturbi del sonno. Un’al­tra tipologia di dipendenza affettiva è quella ossessiva (che si presenta spes­so alla fine di una relazione amorosa), in cui il soggetto – solitamente di sesso maschile – non riesce a lasciar andare il partner, anche quando questi non è più innamorato e quindi non disponibi­le affettivamente e fisicamente. Questi sentimenti portati all’estremo possono sfociare nel fenomeno dello stalking, caratterizzato dall’ossessione, dalla fissazione nei confronti dell’altro. Lo stalker mette in atto comportamenti di controllo, persecuzione al fine di recu­perare una relazione finita o per ven­dicarsi dei torti subiti. Molto spesso si associa a disturbi di personalità.

La cronaca nera è piena di no­tizie nefaste come il suicidio e l’omicidio che hanno per mo­vente la gelosia, il sentimento di vendetta, la frustrazione o altre manifestazioni del “cosiddetto amore”. A suo parere, si potreb­bero evitare tali episodi di vio­lenza efferati?

Il suicidio e l’omicidio, solitamen­te non sono eventi imprevedibili, frutto di un “raptus”; rappresentano, invece, un epilogo tragico di un vissuto perso­nale drammatico e doloroso. Spesso la persona non riesce a trovare altra so­luzione alla propria sofferenza se non la morte, propria e/o della persona amata. Il suicidio, inoltre, potrebbe es­sere motivato anche da un sentimento di vendetta, rivolto a far soffrire l’al­tro; un tentativo estremo per essere vi­sti e reagire all’indifferenza dell’altro. Quindi è importante osservare com­portamenti strani, insoliti della perso­na, senza minimizzarne la sofferenza. È opportuno, inoltre, non cadere nell’er­rore di considerare impossibile l’even­tualità di un suicidio se la persona ne ha manifestato la volontà. Purtroppo la società moderna è caratterizzata da una grande fragilità ed immaturità emotiva dell’individuo, spesso inca­pace di tollerare ogni tipo di frustra­zione. Molto spesso, infatti, ci si trova impreparati ad affrontare le difficoltà emotive e sentimentali. In questo senso, questi episodi di violenza potrebbero essere evitati con un intervento preven­tivo, di alfabetizzazione emotiva che aiuti le persone ad essere consapevoli delle proprie emozioni e in grado di ge­stirle adeguatamente. Fin da bambini, infatti, sarebbe necessario imparare a tollerare la frustrazione, ad accettare la sofferenza che fa parte della vita.

C’è un rimedio contro il mal d’a­more? Quando è necessario l’in­tervento del medico o dello psi­cologo?

Il rimedio migliore consiste nell’ac­cettare il proprio dolore e darsi il tem­po per elaborarlo. Qualora la persona non riuscisse ad affrontare queste dif­ficoltà da sola, e dovesse sperimentare intensi sentimenti di tristezza, apatia, anedonia (tendenza ad isolarsi, rifiuto di mangiare, insonnia,ecc) rabbia (repressa o incontrollata) tali da incidere negativamente sulla qualità della vita, sarebbe opportuno consultare uno psi­coterapeuta esperto in queste proble­matiche.

DEPRESSIONE

Qual è il comportamento più giu­sto da adottare per le persone (pa­renti/amici) che vogliono aiutare un loro caro “malato” d’amore?

Non sempre la persona che soffre per amore lascia trasparire questi sen­timenti. Può infatti dissimulare le sue emozioni e dare l’impressione, ad uno sguardo superficiale, di aver superato il momento difficile. Dunque, l’atteg­giamento migliore consiste nell’os­servare e nell’ascoltare la persona che soffre. Non è necessario fornire consigli o dare indicazioni; talvolta si ha solo il bisogno di essere ascoltati e compresi. In modo empatico e non giu­dicante. Molto spesso, infatti, queste persone tendono a vergognarsi delle proprie emozioni e quindi ad isolarsi e a non confidarsi. È importante aiu­tare l’altro ad aprirsi, a non negare o reprimere le emozioni, accogliendolo e facendogli capire che si tratta di un disturbo che può essere curato. Ricor­dargli che esiste una via d’uscita che forse, in questo momento di dolore, non riesce a vedere. E suggerire la possibi­lità di rivolgersi ad una figura esperta.

Che lei sappia, ci sono nel Salen­to dei centri specializzati a cui ci si possa rivolgere per curare le dipendenze affettive, la depres­sione o altre patologie legate all’amore?

Per le situazioni gravi, in cui la propria vita è in pericolo, c’è il Centro AntiViolenza (Cav) a Lecce costitui­to da professionisti (avvocati, medici, psicologici, assistenti sociali,ecc) che aiutano le donne vittime di maltratta­menti e violenza, appunto. Relativa­mente alle altre situazioni, ci si può rivolgere alle Asl o a psicoterapeuti libero professionisti.

Cosa ne pensa dell’utilizzo dei farmaci contro il mal d’amore?

Qualora ci si trovi di fronte ad un quadro patologico, sarà un’attenta valutazione da parte di un medico psi­chiatra a decidere dell’opportunità di un sostegno farmacologico.

Quando l’amore può definirsi sano?

L’amore sano è caratterizzato da reciprocità, da uno scambio equilibra­to nel dare e nel ricevere. È l’unione di due persone che si vivono come entità separate e che si scelgono e si rispet­tano nella loro diversità. È necessario che la relazione apporti benessere ad entrambi e che sia fonte di crescita per ognuno e non sia alimentata dalla pau­ra di perdere l’altro. È quel sentimento in virtù del quale, per citare l’autore H. Hesse “non si vuole avere, ma soltanto amare”.

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