Quando “L’Ora” cantava a Sanremo
Intervista/Più volte il fotoreporter Marcello Quarta all’Ariston come inviato del Settimanale Leccese.
1971-Tessera Reporter Festival di Sanremo
Classe 1940, da sempre freelance per scelta. Marcello Quarta è stato tra i primi fotoreporter salentini ed ha alle spalle una storia ricca di fascino che scivola nelle sue pellicole ed è immortalata nei suoi scatti. Oggi, però, sembra un po’ amareggiato nei confronti delle moderne tecnologie che hanno invaso il campo della pellicola cinematografica e della fotografia, mestiere che ha amato, e per il quale ha speso tutta una vita. Ma è stata proprio la sua “intromissione” nell’ambiente del Festival di Sanremo per ben tre edizioni consecutive a suscitare la nostra curiosità.
Tessera riconoscimento- L’Ora del Salento-01.01.1969
Marcellino, raccontaci la tua attività di fotoreporter al Festival di Sanremo: cosa hai provato nel trovarti all’Ariston?
A Sanremo sono giunto tramite “Il Tempo” di Roma con cui collaboravo per quanto concerne la Cronaca della Puglia. Nel Teatro Ariston era tutto nuovo per me. Ero rapito ed affascinato, mi sentivo in cima al mondo ma avevo anche un po’ di timore in quanto era la prima volta che mi accostavo ad un evento così importante quale il Festival della Canzone Italiana. Ancora adesso in Tv quando ripercorrono le foto storiche del Festival mi sono rivisto più volte sotto il palco intento a scattare foto accanto ad altri fotoreporter di spicco del tempo.
Festival Sanremo 1969-Dik Dik
Cosa ricordi dei cantanti pugliesi?
Innanzitutto Rosanna Fratello, ricordo che non appena ebbe finito di cantare mi accostai e le dissi: “Anch’io sono pugliese, vengo da Lecce” e subito mi abbracciò molto commossa. Sono certo che pianse per il fatto di essere entrata in sostituzione di Anna Identici che, a quanto si disse, attraversava un periodo di depressione. L’anno dopo la rincontrai a Monteroni, mio paese d’origine ed ebbi occasione di scattarle ancora altre fotografie. Poi, Al Bano Carrisi che nonostante fosse considerato il “fenomeno pugliese” sfuggiva agli obiettivi Tuttavia sono riuscito a rubargli qualche scatto, anch’egli salentino doc non potevo non ritrarlo accanto alla sua bella fidanzata Romina Power. L’anno dopo, nel 1970, fui chiamato a fare il reportage del suo matrimonio, insieme al mio maestro Pino Carlino. Soprattutto, conser vo un ottimo ricordo del ricevimento al “Club Azzurro” di Porto Cesareo, non ci si poteva aspettare altro da Al Bano che ama la sua terra natìa. C’era anche Nicola Di Bari, un bravissimo artista, trionfatore in due edizioni consecutive del Festival.
Festival Sanremo 1969-Antoine
Che tipo di edizioni erano e soprattutto perché Sanremo era così importante per gli italiani, sei riuscito a captare il vero interesse del pubblico?
Nelle tre edizioni a cui ho partecipato c’era davvero il fior fiore della canzone italiana dell’epoca, le loro esibizioni abitano nei ricordi di tantissimi italiani e salentini come me, parliamo soprattutto di Lucio Battisti, Milva, Celentano, Aurelio Fierro, Massimo Ranieri, Claudia Mori, Nada, tutti cantanti per nulla estranei al mio obiettivo. Come anche l’indimenticata Mina, Dori Ghezzi, Mino Reitano, Claudio Villa, Mal, Massimo Ranieri, Ornella Vanoni, i Dik Dik, i New Trolls, etc., espressione di un patrimonio musicale intramontabile. Tra questi emersero: Nada, Mal, Gigliola Cinquetti come nuove leve. Ma ricordo anche il grande successo di José Feliciano, “il cantante dagli occhiali neri”, perché non vedente, un artista internazionale, la cui presenza denota per la prima volta l’ammissione di cantanti portatori di handicap, un fatto del tutto positivo ed incentivante. Il pubblico era estasiato da questo festival per tantissime ragioni, non solo per il talento e la bravura di questi cantanti, ma soprattutto perché, anche attraverso radio e televisione, potevano venirne a contatto, conoscerli, apprezzarli, oggi tutto ciò appare scontato. E la mia fotografia ben si inserisce in questo quadro in quanto chi non possedeva ancora la televisione poteva comunque vederne gli scatti sul palco dalle pagine di giornali e riviste.
Festival Sanremo 1969-Nada
Per quanto concerne il pubblico, vi erano altri salentini ad occupare le poltrone del teatro?
Personalmente incontravo solo Marcello Greco, che organizzava gli spettacoli di “Rivista” al Teatro “Politeama Greco” di Lecce, figura molto nota a noi fotografi leccesi, al suo fianco in molte occasioni. Ebbi modo di immortalarlo in mezzo al pubblico di Sanremo. Lo stesso Marcello Greco di cui si occupò in seguito anche il noto giornalista Corrado Augias nella trasmissione “Telefono Giallo” su Rai 3.
Sanremo 1969 – Marcello Greco
Episodi simpatici che ti coinvolgono in prima persona con le star?
Era stupenda la passerella esterna, del tutto simile a quella odierna: il tappeto rosso e le star che si apprestano con un flusso lento e costante al teatro scendendo dalle auto tra le luci dei flash e le grida dei fans che si accalcano per veder passare e chissà a volte anche toccare più da vicino i loro beniamini. Ricordo quando giunsero i Dick Dick in maniera anche piuttosto folkloristica, a bordo di un’auto scoperta, ebbi l’occasione di uno scatto insieme a loro in piedi sull’auto che li aveva condotti lì. A volte mi scambiavano per Renato Rascel, tant’è che partito per fare l’ultima serata del Festival, mentre di solito prendevo il tragitto Lecce, Brindisi, Roma, Genova in aereo e poi il treno fino a Sanremo, quella volta invece decisi di atterrare con l’aereo a Nizza e da lì presi un pullman per raggiungere la città di Sanremo. Fu un tragitto quasi interminabile, il traffico era davvero proibitivo. Durante la strada una signora che mi sedeva accanto pensava davvero che fossi Renato Rascel ne aveva l’assoluta certezza, in effetti il cappotto che portavo era identico al suo, e perfino quando fu il momento di salutarsi mi fece un “in bocca al lupo per il Festival” ed andò via con questa convinzione.
Festival di Sanremo 1969-Mal
La fotografia ci sarà sempre o con l’avvento delle moderne tecnologie i reportage sono destinati a scomparire?
La fotografia è un’emozione, un ricordo irrinunciabile, bisogna saperla immaginare prima ancora di scattarla. La foto è luce, essa si dipana in luce frontale, posteriore e laterale, dimensioni, colori, contrasti e tutte le sue caratteristiche, se non si sa sfruttare quella luce non si otterrà mai una vera fotografia. Una volta anche nel Cinema la luce era molto più sfruttata e generava il bello nelle immagini visive; ora, senza voler essere intransigenti, con queste moderne tecnologie digitali molto è andato perso. Il fotografo allora non perda mai di vista la luce. Si è partiti dai filmini in 8 mm poi in super8 e mano a mano c’è stato sempre un cambiamento. Tuttavia, le pellicole si sono salvate, in gran parte restaurate, comprese quelle della grande produzione cinematografica dell’epoca passata. Adesso con il digitale non è chiaro dove un domani andranno a finire le nostre foto.
Servizio a cura di Christian Tarantino























