Pubblicato in: Gio, Feb 20th, 2014

Quando “L’Ora” cantava a Sanremo

Intervista/Più volte il fotoreporter Marcello Quarta all’Ariston come inviato del Settimanale Leccese.

Tessera Reporter

1971-Tessera Reporter Festival di Sanremo

Classe 1940, da sempre fre­elance per scelta. Marcel­lo Quarta è stato tra i pri­mi fotoreporter salentini ed ha alle spalle una storia ricca di fascino che scivola nelle sue pellicole ed è immortalata nei suoi scatti. Oggi, però, sembra un po’ ama­reggiato nei confronti delle moderne tecnologie che hanno invaso il campo della pellicola cinematografica e della fotografia, mestiere che ha amato, e per il quale ha speso tutta una vita. Ma è stata proprio la sua “intromissione” nell’ambiente del Festival di Sanremo per ben tre edizioni consecutive a su­scitare la nostra curiosità.

Tessera  Tessera 2

Tessera riconoscimento- L’Ora del Salento-01.01.1969

Marcellino, raccontaci la tua atti­vità di fotoreporter al Festival di Sanremo: cosa hai provato nel trovarti all’Ariston?

A Sanremo sono giunto tramite “Il Tempo” di Roma con cui collaboravo per quanto concerne la Cronaca della Puglia. Nel Teatro Ariston era tutto nuovo per me. Ero rapito ed affasci­nato, mi sentivo in cima al mondo ma avevo anche un po’ di timore in quanto era la prima volta che mi accostavo ad un evento così importante quale il Festival della Canzone Italiana. An­cora adesso in Tv quando ripercorro­no le foto storiche del Festival mi sono rivisto più volte sotto il palco intento a scattare foto accanto ad altri fotore­porter di spicco del tempo.

Dik Dik

Festival Sanremo 1969-Dik Dik

Cosa ricordi dei cantanti pugliesi?

Innanzitutto Rosanna Fratello, ricordo che non appena ebbe fini­to di cantare mi accostai e le dissi: “Anch’io sono pugliese, vengo da Lecce” e subito mi abbracciò molto commossa. Sono certo che pianse per il fatto di essere entrata in sostituzio­ne di Anna Identici che, a quanto si disse, attraversava un periodo di de­pressione. L’anno dopo la rincontrai a Monteroni, mio paese d’origine ed ebbi occasione di scattarle ancora altre fotografie. Poi, Al Bano Carri­si che nonostante fosse considerato il “fenomeno pugliese” sfuggiva agli obiettivi Tuttavia sono riuscito a ru­bargli qualche scatto, anch’egli salen­tino doc non potevo non ritrarlo ac­canto alla sua bella fidanzata Romina Power. L’anno dopo, nel 1970, fui chiamato a fare il reportage del suo matrimonio, insieme al mio maestro Pino Carlino. Soprattutto, conser vo un ottimo ricordo del ricevimento al “Club Azzurro” di Porto Cesareo, non ci si poteva aspettare altro da Al Bano che ama la sua terra natìa. C’era anche Nicola Di Bari, un bravissimo artista, trionfatore in due edizioni con­secutive del Festival.

Antoine

Festival Sanremo 1969-Antoine

Che tipo di edizioni erano e so­prattutto perché Sanremo era così importante per gli italiani, sei riu­scito a captare il vero interesse del pubblico?

Nelle tre edizioni a cui ho parte­cipato c’era davvero il fior fiore della canzone italiana dell’epoca, le loro esibizioni abitano nei ricordi di tan­tissimi italiani e salentini come me, parliamo soprattutto di Lucio Batti­sti, Milva, Celentano, Aurelio Fier­ro, Massimo Ranieri, Claudia Mori, Nada, tutti cantanti per nulla estranei al mio obiettivo. Come anche l’indi­menticata Mina, Dori Ghezzi, Mino Reitano, Claudio Villa, Mal, Massimo Ranieri, Ornella Vanoni, i Dik Dik, i New Trolls, etc., espressione di un pa­trimonio musicale intramontabile. Tra questi emersero: Nada, Mal, Gigliola Cinquetti come nuove leve. Ma ricor­do anche il grande successo di José Feliciano, “il cantante dagli occhiali neri”, perché non vedente, un artista internazionale, la cui presenza deno­ta per la prima volta l’ammissione di cantanti portatori di handicap, un fat­to del tutto positivo ed incentivante. Il pubblico era estasiato da questo festi­val per tantissime ragioni, non solo per il talento e la bravura di questi can­tanti, ma soprattutto perché, anche at­traverso radio e televisione, potevano venirne a contatto, conoscerli, apprez­zarli, oggi tutto ciò appare scontato. E la mia fotografia ben si inserisce in questo quadro in quanto chi non pos­sedeva ancora la televisione poteva comunque vederne gli scatti sul palco dalle pagine di giornali e riviste.

Nada

Festival Sanremo 1969-Nada

Per quanto concerne il pubblico, vi erano altri salentini ad occupare le poltrone del teatro?

Personalmente incontravo solo Marcello Greco, che organizzava gli spettacoli di “Rivista” al Teatro “Po­liteama Greco” di Lecce, figura molto nota a noi fotografi leccesi, al suo fian­co in molte occasioni. Ebbi modo di immortalarlo in mezzo al pubblico di Sanremo. Lo stesso Marcello Greco di cui si occupò in seguito anche il noto giornalista Corrado Augias nella tra­smissione “Telefono Giallo” su Rai 3.

Marcello Greco

Sanremo 1969 – Marcello Greco

Episodi simpatici che ti coinvolgo­no in prima persona con le star?

Era stupenda la passerella ester­na, del tutto simile a quella odierna: il tappeto rosso e le star che si appre­stano con un flusso lento e costante al teatro scendendo dalle auto tra le luci dei flash e le grida dei fans che si ac­calcano per veder passare e chissà a volte anche toccare più da vicino i loro beniamini. Ricordo quando giunsero i Dick Dick in maniera anche piuttosto folkloristica, a bordo di un’auto sco­perta, ebbi l’occasione di uno scatto insieme a loro in piedi sull’auto che li aveva condotti lì. A volte mi scam­biavano per Renato Rascel, tant’è che partito per fare l’ultima serata del Festival, mentre di solito prende­vo il tragitto Lecce, Brindisi, Roma, Genova in aereo e poi il treno fino a Sanremo, quella volta invece decisi di atterrare con l’aereo a Nizza e da lì presi un pullman per raggiungere la città di Sanremo. Fu un tragitto quasi interminabile, il traffico era davvero proibitivo. Durante la strada una si­gnora che mi sedeva accanto pensava davvero che fossi Renato Rascel ne aveva l’assoluta certezza, in effetti il cappotto che portavo era identico al suo, e perfino quando fu il momento di salutarsi mi fece un “in bocca al lupo per il Festival” ed andò via con questa convinzione.

Mal

Festival di Sanremo 1969-Mal

La fotografia ci sarà sempre o con l’avvento delle moderne tecnolo­gie i reportage sono destinati a scomparire?

La fotografia è un’emozione, un ri­cordo irrinunciabile, bisogna saperla immaginare prima ancora di scattarla. La foto è luce, essa si dipana in luce frontale, posteriore e laterale, dimen­sioni, colori, contrasti e tutte le sue caratteristiche, se non si sa sfruttare quella luce non si otterrà mai una vera fotografia. Una volta anche nel Cine­ma la luce era molto più sfruttata e ge­nerava il bello nelle immagini visive; ora, senza voler essere intransigenti, con queste moderne tecnologie digitali molto è andato perso. Il fotografo al­lora non perda mai di vista la luce. Si è partiti dai filmini in 8 mm poi in su­per8 e mano a mano c’è stato sempre un cambiamento. Tuttavia, le pellicole si sono salvate, in gran parte restau­rate, comprese quelle della grande produzione cinematografica dell’epo­ca passata. Adesso con il digitale non è chiaro dove un domani andranno a finire le nostre foto.

Servizio a  cura di Christian Tarantino

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