Quanta Bisanzio in tutto il Salento…
Studi e ricerche/Marina Falla Castelfranchi: dobbiamo affidarci ai monumenti e recepirne i messaggi che ci inviano.
Le chiese bizantine nel Salento sono una delle testimonianze più importanti della lunga dominazione che vi fu in quest’area da parte dell’impero bizantino. La presenza di Bisanzio nel territorio fu stabile sino alla comparsa dei Normanni nell’XI secolo. Sia prima che dopo tale data, l’arte bizantina si è espressa nel Salento in più forme ma in particolar modo all’interno di chiese e cripte. Dalla fine del 1500, molte testimonianze dell’arte bizantina furono distrutte per far posto alla costruzione di edifici religiosi di stile barocco nel nuovo spirito religioso della Controriforma. Questo aspetto spiega ancora come mai le testimonianze rimaste sino ad oggi dell’arte bizantina nel Salento si ritrovano soprattutto in cripte e ipogei. In altri casi, come ad esempio per le chiese rupestri in provincia di Taranto, si è cercato di spiegarne l’altissima frequenza con l’altissima instabilità del territorio conteso fra Arabi, Bizantini, Normanni che spinsero gli abitanti a preferire l’insediamento rupestre, difficile da scoprire nel contesto naturale.
Nell’ambito di tali scoperte si colloca il lavoro di molti studiosi, tra cui annoveriamo la prof.ssa Marina Falla Castelfranchi, docente di storia dell’arte medioevale e bizantina del Salento. Mentre per la ricostruzione storico-culturale dell’arte bizantina della Puglia del Centro-nord le fonti scritte sono esistenti, per il Salento invece non abbiamo testimonianze scritte per cui, afferma la prof.ssa Castelfranchi “dobbiamo affidarci ai monumenti e sta a noi recepire i messaggi che essi ci inviano”. Dalla collaborazione con l’Università di Bari e quella del Salento, è nato il volume “Puglia preromanica” che descrive il censimento dello studio dei monumenti datati dal VI sec all’XI sec, ovvero dal periodo paleocristiano all’arrivo dei Normanni.
Tale studio ha rivelato la vastità del patrimonio bizantino della terra d’Otranto che la dott.ssa Castelfranchi ha voluto illustrare durante la conferenza svoltasi l’8 Febbraio negli spazi dell’Open Space di Palazzo Carafa a Lecce. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Viverelecce in collaborazione con l’Università del Salento ed è stata inserita in un ciclo di conferenze dedicato alla storia del territorio. Prima della panoramica delle strutture architettoniche, delle pitture e dei bassorilievi di impronta bizantina, descritta nel dettaglio con l’esposizione di circa 50 foto a testimonianza degli studi, la dott.ssa ha precisato che si tratta di edifici di cui ci sfugge la primissima funzione così come non ci sono note le iniziali dediche delle cripte. Gli unici resti di una cattedrale paleocristiana sono stati rinvenuti sotto il pavimento della Cattedrale di Otranto.
Si possono ricordare brevemente alcuni dei monumenti descritti dalla docente. Sono visibili i frammenti di iscrizione bizantina seppur sovrapposte, all’interno dell’abside della chiesa di S. Donato verso Taurisano; gli affreschi della cripta delle sante Marina e Cristina a Carpignano; a Casarano i mosaici che ricoprono la cupola e la volta di Santa Maria della Croce che la Castelfranchi ritiene sia da datare al VI sec. e che forse conteneva un frammento della vera croce di Cristo e la cripta del Crocefisso, sempre a Casarano; la cripta dello Spirito Santo di Castiglione d’Otranto; la cripta di S. Onofrio a Castrignano; la Basilica bizantina a Castro; la cripta Basiliana a Corsano; la cripta di S. Stefano a Cursi; la cripta di S. Giovanni Battista a Cutrofiano; la chiesetta di S. Marina presso Muro Leccese; sono solo alcune delle tante testimonianze del nostro patrimonio storico. Per rivedere interamente la conferenza rimandiamo al sito www. associazioneviverelecce.it
Fatima Grazioli

















