Quel che pensa la Scienza dei Miracoli Eucaristici
A colloquio con l’autore Alessandro Bramanti.
Ancora una volta, la Ricerca scientifica, nella persona di Alessandro Paolo Bramanti, ci introduce nell’analisi di un altro Mistero, fonte di accesi dibattiti tuttora irrisolti: l’Eucarestia e i miracoli eucaristici, argomento del libro di cui egli è autore.
Miracolo Eucaristico di Lanciano (CH)
Ing. Bramanti, nella sua prima pubblicazione sulla Sindone, condivideva con il co-autore la possibilità di una relazione tra il Telo di Torino e i Miracoli Eucaristici, quale l’anello di congiunzione?
San Carlo Borromeo addirittura paragonava la Sindone all’Eucarestia, perché impregnata del sangue di Cristo! Ma sul piano puramente scientifico, la coincidenza più impressionante è che nel miracolo eucaristico più studiato, quello di Lanciano,+ il gruppo sanguigno è AB, proprio come nel sangue sindonico. Un gruppo sanguigno, tra l’altro, molto raro in genere, ma un po’ più comune tra i mediorientali.
La posizione della Scienza nei riguardi dei Miracoli Eucaristici, nel corso dei secoli, quali stadi ha attraversato? È possibile ricavarne un rapido excursus?
Probabilmente il primo esperimento scientifico su di un miracolo eucaristico fu compiuto nel XVIII secolo dal Vescovo di Siena, quando chiuse in un contenitore alcune particole non consacrate, per conservarle in un tabernacolo assieme ad altre che da decenni rimanevano misteriosamente incorrotte. Dopo dieci anni nelle medesime condizioni ambientali, delle prime non rimaneva che qualche briciola, mentre le altre erano intatte; e lo sono ancora oggi. Il miracolo eucaristico più studiato, poi, è quello di Lanciano. Le indagini compiute nel 1973 in Italia e poi ripetute da un team di scienziati americani diedero i risultati clamorosi che conosciamo: la cosiddetta ostia-carne è effettivamente muscolo cardiaco, e i grumi sono di vero sangue umano. In tempi più recenti, purtroppo, non è mancato un pezzo di cattiva scienza, o meglio di non-scienza. Sul miracolo di Bolsena non esistono ancora studi sperimentali, ma un’ipotesi strampalata formulata da una studentessa americana poco più di vent’anni fa – ovvero che siano stati dei batteri a produrre pigmento rosso simile al sangue – rimbalzò in tutto il mondo ed è tutt’oggi citata come se fosse una verità scientifica, sebbene manchi ogni verifica e la formulazione sia molto lacunosa.
Miracolo Eucaristico di Bolsena (VT)
Nel libro, lei scrive che l’uomo è legato per sua natura al sensibile, ha bisogno di “segni”, attraverso cui consolidare la fede nel Divino, in questo caso, nel Dio Incarnato. Questa sua riflessione scaturisce da una fede profonda nel Mistero Eucaristico?
La fede, per sé, è fondamento delle cose che non si vedono. Ma la fede fa anche credere che Dio sia onnipotente e che, quindi, possa aiutare l’uomo con segni soprannaturali, in alcune occasioni particolari. Disdegnare questa possibilità significa non credere nel Vangelo, in cui si racconta di diversi segni compiuti da Gesù, e che Lui stesso chiama a propria testimonianza.
Qual è l’odierno orientamento della Ricerca? Tendere all’archiviazione o all’analisi accurata di questi “episodi soprannaturali”?
Non ho notizie certe su nessuna ricerca in corso. L’atteggiamento in genere è l’incredulità a priori: i miracoli, eucaristici o di altro genere, semplicemente non possono essere veri. Ma questa non è scienza; al limite è scientismo.
Miracolo Eucaristico di Siena (SI)
Solo uno scienziato “di fede” può comprovare i Miracoli Eucaristici?
Decisamente no. L’analisi scientifica di un miracolo eucaristico deve essere, per l’appunto, scientifica: e come tale può essere compiuta da qualunque scienziato serio e qualificato, indipendentemente dalla sua fede. Se è intellettualmente onesto, accetterà le conclusioni quali che siano.
Il passaggio “sostanziale” degli elementi pane e vino in Corpo, Sangue, Anima e Divinità del Cristo coincide con il Sacrificio Eucaristico, l’Altare diventa Calvario “senza spargimento di Sangue” o quasi, come dimostrano i miracoli. Nel quotidiano di Alessandro Bramanti, scienziato attivo e pragmatico, quale significato rivestono le affermazioni appena espresse?
I misteri della nostra religione possono certamente essere contemplati solo con la fede, mentre la scienza ha potere di indagine solo sul mondo materiale. Ma tra le due non c’è contraddizione, e non perché – come qualcuno dice – viaggino su binari paralleli, quasi che lo scienziato credente avesse due compartimenti isolati dentro di sè; no. Piuttosto, visto che dal soprannaturale viene anche, per creazione, il naturale, la fede permette di contemplare sia i misteri non conoscibili dalla ragione, sia la realtà materiale e l’indagine scientifica su di essa, collocandole al giusto posto. Questo si applica ad ogni mistero, e particolarmente all’Eucaristia, che è il mistero più grande della nostra religione. Lo scienziato credente, come ogni credente, è un uomo che dall’Eucaristia trae forza quotidiana per la sua vita. E anche per il suo lavoro.
Angela De Venere




















