Pubblicato in: Gio, Giu 4th, 2015

Quel Garofano da offrire al Crocifisso di Galatone

Issr/La Tesi di Tiziana Giurgola sui fatti accaduti a Squinzano nel 1618: l’incontro tra la Madonna e la Veggente che costruì una Chiesa in suo onore.

Molti sono i volti dei personaggi importanti della vita spiritua­le locale. Uno tra questi, quello di Maria Manca, ci ricorda quanto la ricchezza spirituale sia visibi­le nella quotidianità, divenen­do contagio condiviso da tutti i credenti. La donna, provata da un crudele destino, non abbandonò la fede, divenen­do la “fondatrice” spirituale e carismatica della storia di Squinzano, ‘Civitas Mariana’. Le notizie sulla sua vita ci vengono fornite dal sacerdo­te squinzanese don Mauro Paticchio, suo pronipote e, evidentemente, custode e testimone della sua biografia. Maria nasce nel 1571 da papà Antonio e mamma Margheri­ta che le danno subito un’edu­cazione cristiana, comprensiva dei valori della famiglia che Maria porterà sempre con sé. Per consigli materni si sposa e dal matrimonio nasceranno due figli, ma la pace familiare sarà sconvolta prima dalla perdita della madre che dalla morte del marito. Maria si risposa, ma subito le muore il figlio maschio e lei comincia ad accusare i sintomi di una possessione demoniaca. Il nuovo marito, follemente innamorato, le rimane ac­canto e la fa visitare da tutti i medici possibili, purtroppo senza risultati. Alla fine decide di portarla dai Padri esorcisti leccesi, ma anche in questo caso i risultati sono scarsi, se non addirittura nulli. Il male incurabile si agita senza posa, rodendole il cervello, lascian­dola incapace di raccogliere i brandelli di una umanità alla ricerca di certezze, di lumi di fede e speranze. Un giorno – il 21 ottobre 1618 – mentre era intenta a raccogliere le olive, udì ad un tratto, una voce alle sue spalle: “Maria, prendi questo garofano e portalo al SS. Crocifisso della Terra di Galatone”.

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Maria Manca si volse subito e vide una bellissima fanciulla “vestita di una gentil gonna di color turchino… e i capelli crespi a fila d’oro”. La donna si mette in cammi­no per raggiungere il miraco­loso Crocifisso di Galatone e, durante il pellegrinaggio, il suo corpo è sconvolto dal ma­ligno che si dimena e si agita, ma, alla fine, viene sconfitto e abbandona il corpo della giovane, dopo ben tredici anni di sofferenze. All’età di quarantasette anni, risanata e graziata, Maria riconqui­sta la sua vita e sente in se, nella profondità del cuore, il solo desiderio di offrirsi all’Altissimo senza riserve, divenendo Ancilla Domi­ni et Mariae, serva di tutti nell’esercizio del bene. Molti dei suoi beni, anche arricchiti dalle oblazioni di altri, com­paesani e forestieri, furono investiti nella costruzione di una chiesa stupenda, dedi­cata alla Vergine Santissima Annunziata; contigue al luogo di culto, volle l’erezione di stanze per i pellegrini e di una stanzetta per se medesima, nella quale avrebbe dimorato, da sagrestana, per circa qua­rant’anni, per ciascuno e per tutti riconosciuta ‘Maria della Nunziata’. A tutti consegna il “il garofano rosso” da offrire al Cristo Crocifisso, il segno, cioè, di una nuova germina­zione spirituale arroventata di Spirito Santo, che rende capace il cristiano di oggi di partecipare al Mistero Pa­squale di Cristo, che, moren­ do e risorgendo, caccia fuori definitivamente Satana, “il principe di questo mondo”. Maria visse, soffrendo, ca­dendo, rialzandosi, consa­crandosi, per novantasette anni, spegnendosi all’alba del 6 gennaio 1668. Questo il fulcro della tesi di Tiziana Giurgola, laureanda presso l’Issr di Lecce, con l’elaborato dal titolo “Maria Manca e il Santuario SS. An­nunziata di Squinzano”.

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