Questione di ore o di formazione?
Certo che c’è una differenza sostanziale tra la riflessione sul mondo della scuola e degli insegnanti che viene dal Convegno Nazionale degli Insegnanti di Azione Cattolica, che colloca da una parte il compito del docente come missione alta e dall’altra una proposta riformatrice che si ferma alle sole questioni di spesa, come la “scoperta” della possibile legge di stabilità che vorrebbe estendere l’orario cattedra, da18 a24 ore settimanali nelle secondarie.
Detta tale norma così, sembra poca cosa e per certi versi anche una cosa “dovuta”, con il solito trito luogo comune che chi insegna lavora poco: “solo” 18 ore. Salvo scoprire che quanto a ore di insegnamento i docenti italiani hanno un carico superiore alla media europea e anche usurante, al punto che proprio gli insegnanti sono tra le categorie più esposte al burn out. La questione non è sulle ore in più o in meno, ma anzitutto sul considerare l’allungamento di orario – senza corrispettivo economico – solo come escamotage per una riduzione di spesa, risparmio sulle supplenze e via di questo passo.
La scuola, ormai abituata ad essere considerata una Cenerentola in un Paese che a parole declama l’attenzione alla cultura e nei fatti continua a deprivare il sistema scolastico invece di investire. Tornare a ragionare di professionalità docente nella sua dimensione valoriale, responsabilità, passione educativa e nel promuovere relazioni “di vita buona” – come suggerisce l’Azione Cattolica – vuol dire riproporre una visione capace di dare senso ad un’idea di scuola.
Alberto Campoleoni – Sir














