Ramoscelli d’ulivo per salutare il Maestro
La Domenica detta “delle palme” è caratterizzata dalla benedizione dei rami di ulivi che avviene fuori dall’edificio parrocchiale e dalla processione che subito dopo si forma diretta verso l’edificio sacro dove viene proclamata la Passione di nostro Signore Gesù Cristo. La Domenica della Palme apre la Settimana Santa che si conclude con la Pasqua di Resurrezione. Il cuore della memoria cristiana si concentra nel triduo sacro (giovedì santo – venerdì santo – sabato santo) nucleo centrale di tutta la liturgia. Della domenica delle Palme amo evidenziare il convenire delle persone in un dato spazio per benedire i rami di ulivo, e subito dopo il mettersi in movimento per raggiungere la chiesa edificio dove si ascolta il racconto della Passione e Morte di Gesù Cristo.
È educativo notare le modalità con cui avviene il raduno e il successivo movimento verso la chiesa edificio, ambedue i modi illustrano bene la natura della chiesa comunità. Infatti, una voce interiore smuove le persone dalle loro abitazioni sparse ai quattro venti e dai quattro venti quelle persone convengono in uno spazio definito per ascoltare il racconto della passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo.
Giotto di Bondone, Cristo entra a Gerusalemme
Terminato l’ascolto della passione-morte di Gesù ci si disperde ancora una volta ai quattro venti per raccontare ad altri quanto visto e appreso. L’invito a radunarsi è rivolto a tutti, l’adesione avviene in piena libertà. Osservando le persone presenti alla benedizione dei rami di ulivo noti che vi sono uomini e donne, grandi e piccoli, ricchi e poveri, sani e malati. Le vie sulle quali ci si muove sono quelle dell’abitato: alcuni tratti di strada sono molto abitati, altri meno, alcuni sono dissestati, altri scorrevoli, altri in salita, altri in discesa.
L’andamento delle persone è condizionato dallo specifico tratto di strada che si sta percorrendo, allora osservi che ora il passo è ritmico, ora lento, ora si interrompe poi riprende. Lo scenario quindi è molto vario e il movimento ancora più vario ma è bello constatare come è chiara la meta (far parte della chiesa) e lo scopo dello stare insieme (ascoltare il racconto della passione di Gesù Cristo). Il reale allora si presta benissimo a simbolo della vita della Chiesa la quale non è un’astrazione statica e asettica ma al contrario la chiesa vive nel tempo e nello spazio in cui gioisce e soffre perché la chiesa è composta da persone vive e concrete tutte sorrette dalla grazia di Dio.
Padre Antonio Febbraro
















