Reliquie, credere con il cuore
Pietà Popolare/Anche nel Salento i resti mortali di Eroi della Fede: San Giovanni Bosco, San Giuseppe da Copertino, il Beato Giovanni Paolo II.
Le reliquie, dal latino reliquiae ossia resti, rappresentano in senso stresso e nell’ambito della Chiesa, la testimonianza viva e concreta della presenza di un santo, di un beato o di un martire e al contempo, secondo un’accezione più ampia la manifestazione impalpabile della devozione verso Gesù stesso. Le reliquie conservano e rivelano tutta la contraddizione dei fedeli, che talora credono nella misura in cui vedono, e questa incredulità ci riporta allo scetticismo razionale e concreto di San Tommaso, che come scrive Giovanni nel suo vangelo “credette dopo aver visto e toccato”.
Ma non è tutto, secondo un’altra tradizione lo scetticismo di San Tommaso si ripeté all’atto dell’Assunzione della Vergine. La Madre di Dio per convincerlo gli avrebbe gettato dal cielo la sua cintola, che oggi si conserva nella cattedrale di Prato. Partire da così lontano nel tempo, per descrivere un fenomeno sociale così vicino nel nostro spazio sociale. Nella liquida società baumaniana popolata di redivivi San Tommaso il relativismo imperante richiede certezze di fede caratterizzate dalla tangibilità e talora dall’eccezionalità. L’esercito di Dio travolto dalla fluidità contemporanea sembra cercare tra dogmi cristiani e verità di fede, agganci con il cielo che trovano la loro essenzialità materiale proprio nelle reliquie. Ecco allora che il popolo cattolico accorre a cercare nella pratica della vista e del tatto ciò che il moto del cuore sembra non trovare più, la certezza della presenza di Dio nelle reliquie.
In questo senso sono numerosi gli eventi che costellano la vita parrocchiale diocesana leccese e non solo; il 23, 24 e 25 maggio le reliquie del Beato Karol Wojtyla presso la Rettoria di Cristo Re, domenica 6 ottobre l’urna del corpo di San Giovanni Bosco ai Salesiani, a novenbre le reliquie di San Giuseppe Moscati presso il Polo Oncologico “Giovanni Paolo II” e il 18, 19 e 20 novembre l’Urna di San Gabriele dell’Addolorata a Noha, solo per ricordarne alcuni. Uomini e donne che dinanzi alle reliquie, proprio come San Tommaso dinanzi al costato del Cristo vivente, ritrovano il loro Signore morto e risorto, e se il discepolo che fu compagno di Gesù nel suo viaggio terreno, che lo conobbe e lo amò, ebbe bisogno di “prove”, come non trovare una chiave di lettura umanissima nel bisogno dei devoti di avere prove visibili nell’esercizio della loro fede.
Eppure quello che rimane, dopo e oltre, le parole di Gesù “Perché mi hai veduto hai creduto, beati quelli che pur non avendo visto crederanno”, è il gesto del Maestro che torna per dare una risposta concreta a quel discepolo non credente. In ogni singola reliquia, allora, c’è il Figlio di Dio che torna per dare testimonianza viva della sua presenza e Didimo rivive nei suoi fratelli didimi, cioè gemelli minori, che ancora oggi dinanzi alle reliquie gridano con il cuore contrito “mio Dio e mio Signore”.
Maria Rosaria Contaldo
















