L’ex Convitto Palmieri/“Un gioiello per la cultura di tutta la Puglia”
A colloquio con l’Architetto Antonio Longo, Consulente Scientifico per il Restauro dell’edificio storico di P.tta Carducci a Lecce.
Pochi mesi fa l’assessore alla Cultura della Provincia di Lecce, Simona Manca definiva il restauro del complesso dell’ex Convitto Palmieri il “coronamento di un percorso per creare un gioiello per la cultura di tutta la Puglia”, sottolineando come i finanziamenti erogati, pari a quelli previsti per gli Uffizi di Firenze, erano il risultato del lavoro condotto dall’amministrazione provinciale in sinergia con le altre istituzioni dello Stato, Regione e Ministero dei Beni Culturali.
Siamo ormai in procinto di vedere restituita alla città l’opera ristrutturata e per l’occasione abbiamo incontrato l’arch. Antonio Longo che, unitamente all’arch. Loris Causo e all’arch. Marco Lazzari, è consulente scientifico per il restauro.
Architetto Longo, la trasformazione da Collegio dei Gesuiti a Convitto ed infine a centro culturale all’avanguardia: una nuova identità per gli edifici storici?
Di fatto una nuova identità rivisitata alla luce dell’antica vocazione culturale dell’intero complesso. La compagine monumentale infatti è articolata attraverso l’ integrazione di più edifici che si sono stratificati nei secoli dal XIII sec. fino all’aspetto definitivo restituitoci dai Gesuiti nell’800 Utilizzato come Convitto, con l’annessione della Chiesa di San Francesco della Scarpa, intitolata poi a San Giuseppe, il complesso monumentale è stato coabitato da varie istituzioni, tra cui l’istituto “Scarambone”, poi trasferito in altra sede. Ed è proprio nell’ala occupata dall’istituzione scolastica che si è concentrata l’ultima campagna di restauri.
Quali le novità e l’intenzionalità del progetto di restauro e soprattutto di fruibilità di un edificio storico?
L’intervento condotto con la supervisione di Rocco Merico coadiuvato dal gruppo di progettazione della Provincia, Francesco Negro e Alessandro Marra, è stato piuttosto complesso per l’articolazione degli interventi e la stratificazione di edifici appartenenti ad epoche diverse che necessitavano di un’ulteriore armonizzazione dopo l’intervento ottocentesco. Soprattutto la nostra idea partiva dal rispetto dell’edificio storico ma al contempo dalla necessità di renderlo fruibile ad un pubblico vario e sempre più esigente. Molte le sorprese tecniche nell’analisi dell’edificio, per esempio le doppie volte lungo il perimetro del porticato, a cui abbiamo risposto con il massimo rigore, cercando di restituire visibilità alle parti della struttura coperte da precedenti interventi. Assoluta priorità infine è stata data all’abbattimento delle barriere architettoniche.
Come si snoderà il percorso culturale nell’intero centro polifunzionale?
Attraverso la possibilità di usufruire di spazi articolati e correlati tra loro. Unitamente alla storica biblioteca “Bernardini” e all’ex teatrino, già aperti al pubblico, saranno allestiti spazi con sale tematiche, sale lettura per bambini, un importante archivio musicale relativo alla musica popolare, lo spazio cinema, con una preziosa sezione dedicata a Carmelo Bene, sala di consultazione per le rare cinquecentine, ambienti dedicati a laboratori liberi e variabili ed infine un corner di enogastronomia. A questi spazi aggiungerei il magnifico cortile, che potrà ospitare reading e concerti e il giardino che speriamo di poter restituire all’antica vocazione di lettura.
Come armonizzare gli ambienti?
Grazie alla preziosa consulenza organizzativa dell’Istituto don Luigi Strurzo di Roma, si è progettato in una visione al contempo mobile ed olistica, ovvero compatta nella struttura ma dinamica negli arredi che potranno essere montati, smontati, riutilizzati, spostati; in sintesi saranno flessibili alle esigenze che di volta in volta si presenteranno. Anche l’illuminazione avrà una funzione unificante affidata a led a basso impatto ambientale che renderanno evidenti le strutture architettoniche attraverso l’uso della dramatic light senza invadere la visione dell’ospite. Ricordando le parole di Giuseppe Palmieri che nelle “Riflessioni sull’arte della guerra”, auspicava che “quel lume [ndr. la scienza economica] giunga finalmente a penetrazione nella nostra regione”, unitamente al motto gesuitico religioni et bonis artis, chiosiamo con l’auspicio non utopico che dalla cultura riparta una economia reale.
Maria Agostinacchio




















