Pubblicato in: Ven, Nov 29th, 2013

L’ex Convitto Palmieri/“Un gioiello per la cultura di tutta la Puglia”

A colloquio con l’Architetto Antonio Longo, Consulente Scientifico per il Restauro dell’edificio storico di P.tta Carducci a Lecce.

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Pochi mesi fa l’assessore alla Cultura della Provincia di Lecce, Simona Manca de­finiva il restauro del com­plesso dell’ex Convitto Pal­mieri il “coronamento di un percorso per creare un gioiello per la cultura di tutta la Puglia”, sottolineando come i finanziamenti erogati, pari a quel­li previsti per gli Uffizi di Firenze, erano il risultato del lavoro condotto dall’amministrazione provinciale in sinergia con le altre istituzioni dello Stato, Regione e Ministero dei Beni Culturali.

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Siamo ormai in procinto di vedere restituita alla città l’opera ristrutturata e per l’occasione abbia­mo incontrato l’arch. Antonio Longo che, unitamente all’arch. Loris Causo e all’arch. Marco Lazzari, è consu­lente scientifico per il restauro.

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Architetto Longo, la trasforma­zione da Collegio dei Gesuiti a Convitto ed infine a centro cul­turale all’avanguardia: una nuo­va identità per gli edifici storici?

Di fatto una nuova identità rivi­sitata alla luce dell’antica vocazione culturale dell’intero complesso. La compagine monumentale infatti è arti­colata attraverso l’ integrazione di più edifici che si sono stratificati nei se­coli dal XIII sec. fino all’aspetto defi­nitivo restituitoci dai Gesuiti nell’800 Utilizzato come Convitto, con l’an­nessione della Chiesa di San France­sco della Scarpa, intitolata poi a San Giuseppe, il complesso monumentale è stato coabitato da varie istituzioni, tra cui l’istituto “Scarambone”, poi trasferito in altra sede. Ed è proprio nell’ala occupata dall’istituzione sco­lastica che si è concentrata l’ultima campagna di restauri.

Quali le novità e l’intenzionali­tà del progetto di restauro e so­prattutto di fruibilità di un edifi­cio storico?

L’intervento condotto con la su­pervisione di Rocco Merico coa­diuvato dal gruppo di progettazione della Provincia, Francesco Negro e Alessandro Marra, è stato piuttosto complesso per l’articolazione degli interventi e la stratificazione di edi­fici appartenenti ad epoche diverse che necessitavano di un’ulteriore armonizzazione dopo l’intervento otto­centesco. Soprattutto la nostra idea partiva dal rispetto dell’edificio stori­co ma al contempo dalla necessità di renderlo fruibile ad un pubblico vario e sempre più esigente. Molte le sorpre­se tecniche nell’analisi dell’edificio, per esempio le doppie volte lungo il perimetro del porticato, a cui abbiamo risposto con il massimo rigore, cer­cando di restituire visibilità alle parti della struttura coperte da precedenti interventi. Assoluta priorità infine è stata data all’abbattimento delle bar­riere architettoniche.

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Come si snoderà il percorso culturale nell’intero centro poli­funzionale?

Attraverso la possibilità di usu­fruire di spazi articolati e correlati tra loro. Unitamente alla storica bi­blioteca “Bernardini” e all’ex tea­trino, già aperti al pubblico, saranno allestiti spazi con sale tematiche, sale lettura per bambini, un importante ar­chivio musicale relativo alla musica popolare, lo spazio cinema, con una preziosa sezione dedicata a Carme­lo Bene, sala di consultazione per le rare cinquecentine, ambienti dedicati a laboratori liberi e variabili ed infine un corner di enogastronomia. A questi spazi aggiungerei il magnifico cortile, che potrà ospitare reading e concerti e il giardino che speriamo di poter re­stituire all’antica vocazione di lettura.

Come armonizzare gli ambienti?

Grazie alla preziosa consulenza organizzativa dell’Istituto don Luigi Strurzo di Roma, si è progettato in una visione al contempo mobile ed olistica, ovvero compatta nella strut­tura ma dinamica negli arredi che potranno essere montati, smontati, riutilizzati, spostati; in sintesi saran­no flessibili alle esigenze che di volta in volta si presenteranno. Anche l’il­luminazione avrà una funzione unifi­cante affidata a led a basso impatto ambientale che renderanno evidenti le strutture architettoniche attraverso l’uso della dramatic light senza inva­dere la visione dell’ospite. Ricordando le parole di Giuseppe Palmieri che nelle “Riflessioni sull’arte della guer­ra”, auspicava che “quel lume [ndr. la scienza economica] giunga finalmente a penetrazione nella nostra regione”, unitamente al motto gesuitico religioni et bonis artis, chiosiamo con l’auspicio non utopico che dalla cultura riparta una economia reale.

Maria Agostinacchio

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