Ricerca e Risposta/La strada per essere felici
Tutti viviamo per essere felici ed ogni azione della nostra vita è protesa alla ricerca della felicità, al raggiungimento cioè di quella condizione fisica e morale che ci fa sentire appagati, cioè beati. Tutta la filosofia antica è attraversata da una affermazione da una affermazione: “Tutti vogliamo essere felici”. Lo diceva Aristotele, lo ripeteva Seneca (nella Vita Felice), così pure Cicerone (nel dialogo con Ortensio), come anche Epicuro (nel trattato sulla Felicità). Anche Agostino, all’inizio dei suoi trattati, afferma: “Tutti vogliamo essere felici”. Se l’aspirazione al raggiungimento della felicità è la ragione di vita di ogni uomo, il problema è trovare la strada per essere felici. Se nell’antichità furono gli epicurei e gli stoici ad individuare le due teorie fondamentali sulla ricerca della felicità, individuata dai primi in una vita vissuta secondo natura e dai secondi in una vita vissuta nell’assenza dai bisogni corporei, nel Vangelo la felicità consiste nello stato di benessere in cui vive l’uomo raggiunto dall’azione di Dio.
Infatti, il termine usato dal Vangelo per indicare la felicità è quello greco di “makàrios”, di colui cioè che è felice di un dono ricevuto gratuitamente, per essersi posto nella condizione di ricevere quel dono da Dio. Giustamente infatti si dice che la felicità nelle Beatitudini non sta nella prima parte di ogni beatitudine, ma piuttosto nella seconda che sta ad indicare l’azione di Dio. Il Vangelo propone una condizione per essere beati, cioè felici: l’umiltà, allorquando afferma: “Beati i poveri di spirito”. Per i Padri della Chiesa, Agostino tra tutti, l’umiltà è il fondamento su cui costruire ogni edificio spirituale, la verità del proprio “humus”, cioè del nostro venire dalla terra e tornare alla terra, il senso continuo del dono gratuito, della grazia che ci viene da Dio. Queste riflessioni a margine della Lectio Patrum dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce mi portano a comprendere come l’iniziativa sia non solo una opportunità di approfondimento culturale di un patrimonio che appartiene alla nostra civiltà e che ci accomuna al di là di ogni diversità, ma la possibilità per l’uomo di oggi di trovare la risposta al problema esistenziale della ricerca della felicità o della ragione di vita e lo faccia uscire dalle secche della solitudine.
Giuseppe Mascello
















