Ritratto di un leccese d’adozione
Issr/La tesi di magistero di Daniela Ronzino sulla figura di San Bernardino Realino.
Per 42 anni è l’apostolo della città, e i suoi abitanti si recano da lui attratti dalla sua dottrina e dalla sua santità di vita.
Per far luce su una figura oggigiorno poco rinomata abbiamo eseguito un intervista al testo “Bernardino Realino e la Chiesa leccese”, una dissertazione per il Magistero di Scienze Religiose scritta da Daniela Ronzino.
Chi era Bernardino prima di entrare nella Compagnia di Gesù?
Bernardino Luigi nasce l’1 dicembre 1530 a Carpi da don Francesco Realino e donna Elisabetta Bellentani. La sua prima educazione viene affidata, alla madre che gli assicura un infanzia serena e tranquilla, potenziando in lui i tratti caratteristici di un animo naturalmente incline all’ottimismo e alla solidarietà. A sette anni inizia lo studio della grammatica italiana e latina, senza tralasciare la sua materia preferita: la lettura, acquisendo in breve tempo una vasta erudizione letteraria e uno spiccato gusto classico. Una volta trasferitosi a Bologna intraprende gli studi di medicina, componendo, nel frattempo, opere scientifiche e letterarie. Nel 1550 conosce una donna di nome Chiara, con cui instaura una profonda amicizia e, sotto suo consiglio, decide di frequentare il corso di giurisprudenza, laureandosi sei anni dopo in diritto canonico e civile.
Quali sono gli avvenimenti che lo portano alla conversione?
Nel 1550 Bernardino soffre per la perdita della madre e si concentra ancora di più nei suoi impegni universitari e lavorativi che lo porteranno fuori dalle mura bolognesi per tre anni. Al suo ritorno scopre che Chiara è morta dopo una lunga malattia e ciò lo getta ancor più nello sconforto. Si rifugia nella preghiera e, nel tentativo di trovare un senso spirituale alla sua vita, pone la massima attenzione a tutto ciò che può essere interpretato come un segno dall’alto. È così che un giorno, assistendo in chiesa alla funzione del predicatore palermitano Giovambattista Carminata, prende l’irrevocabile decisione di entrare a far parte della Compagnia di Gesù, incoraggiato anche dall’apparizione, nel 1564, della Regina del Cielo col Bambino.
Come si svolge il suo cammino all’interno dell’Ordine dei Gesuiti?
Inizialmente si rivolge a P. Carminata il quale, verificando la purezza della sua fede, lo presenta al P. Provinciale Alfonso Salmerone che il 13 ottobre del 1564 gli fa varcare le soglie del noviziato di Napoli. Nei primi due anni di noviziato, Bernardino si libera di tutti i suoi beni terreni e, incoraggiato dai superiori, intraprende gli studi di filosofia e teologia. Si lega a Dio con la prima professione emettendo i tre voti (povertà, castità e obbedienza) e il primo maggio del 1571 emette la seconda e solenne professione, con i voti di perpetua povertà, castità obbedienza al Sommo Pontefice. Da quel momento tutta la sua attività privilegerà i poveri, i bisognosi e gli umili, coloro che soffrono e che sono rinchiusi nelle carceri.
Qual è stata la sua opera a Lecce e come fu accolto dai suoi nuovi concittadini?
Il 12 dicembre 1574 viene inviato a Lecce, dove giunge dopo sette giorni di viaggio, il 19 dicembre, accolto dal Sindaco don Selvaggio Guarino e da importanti personalità della città e della regione. Il Realino comincia subito il nuovo apostolato con la visita alle carceri e all’ospedale; rappacifica individui e famiglie che sono in discordia tra loro, fa rifiorire la pietà, la devozione e la frequenza ai sacramenti. Istituisce nella città un Collegio che possa accogliere ed educare i giovani e che viene finalmente eretto nel 1595. Per ben quarantadue anni il Realino è l’apostolo di Lecce, e i suoi abitanti si recano da lui attratti dalla sua prudenza e dalla sua dottrina, ed in particolare dalla sua santità di vita. Sofferente per le frequenti febbri svolge la sua missione spirituale e umana fino a sabato 2 luglio 1616, quando si spegne serenamente, circondato dall’affetto e dalla venerazione di molte persone.
Eugenia Quarta

















