Ritrovamenti/Il Parco Rudiae, aula di Storia all’aria aperta
Si susseguono le scoperte nell’area archeologica. Dagli scavi testimonianze della Roma Repubblicana.
Ricostruzione tecnologica dell’Anfiteatro d’un tempo
“L’archeologia non è la scienza del passato ma può essere e può diventare la scienza del futuro” questa la convinzione del prof. Francesco D’Andria, archeologo di prestigio internazionale, docente di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana presso l’Università del Salento, secondo il quale “attraverso l’archeologia, la nostra identità e la nostra storia possono essere proiettate nel futuro come elemento di crescita della nostra società” uscendo così, dal luogo comune che vuole la stessa scienza dell’antichità “erroneamente ancorata al passato in maniera feticistica”. L’occasione per ribadire con risultati ed evidenze scientifiche le proprie convinzioni di pensiero e di metodo è stata offerta al cattedratico salentino dal recente importante ritrovamento archeologico di una statua a grandezza naturale “velato capite”, in marmo presumibilmente pentelico, che rappresenta un personaggio illustre, un magistrato locale o un membro della famiglia imperiale, rinvenuta insieme a numerosi reperti ceramici e monete in bronzo, durante le attività di scavo dell’Anfiteatro individuato nell’area di Fondo Acchiatura, all’interno del Parco Archeologico di Rudiae, a circa 3 chilometri da Lecce.
Parco Rudiae, resti statua in marmo
“La statua è priva della testa ma la troveremo” continua il prof. D’Andria con il piglio consumato di chi più volte si è misurato con gli enigmi del tempo, convinto che il sito riserverà ancora molte sorprese al gruppo di archeologi, geologi, fisici e chimici, impegnati per competenza nelle attività di indivinologica e metodo di indagine archeologica che per il professore diventa indissolubile quando descrive le peculiarità scoperte per l’Anfiteatro di Rudiae: “grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate applicate all’archeologia: abbiamo operato con un gruppo del Cnr leccese per le analisi geofisiche del sito,la tecnologia 3d ci ha restituito una ricostruzione per immagini tridimensionale dell’intero monumento, partendo dai pochi elementi a disposizione,inoltre la datazione dei reperti è stata affidata alla tecnologia del Tandetron, con un margine di approssimazione di appena 30 – 40 anni.
Parco Rudiae, recupero statua marmorea
Dobbiamo servirci di tutte le tecnologie che abbiamo a nostra disposizione – continua – grazie ad esse infatti abbiamo scoperto questo straordinario edificio, finora unico nel mondo romano per tecnica di costruzione, reperti e materiali, per posizione geografica: si trova all’interno di un’oasi meravigliosa con gli ulivi baciati dal sole, dove poter nutrire la nostra anima e sensibilità con la bellezza della storia monumentale che ci circonda; l’archeologia, così, anche attraverso l’utilizzo della tecnologia, offre a tutti la sua funzione più alta e importante:ci permette di acuire la nostra capacità di vedere la bellezza che ci migliora”. La sfida si sposta anche sulla imminente realizzazione del polo didattico presso di Parco di Rudiae, progetto di Università del Salento e Comune di Lecce dedicato agli studenti dei Licei e delle scuole medie per la realizzazione pratica di esperienze laboratoriali di archeologia, all’interno di una struttura di supporto affidata a giovani archeologi, chimici e fisici che costituiranno una società spin off dell’Università del Salento.



















