Pubblicato in: Sab, Mag 10th, 2014

Sacerdote e Giudice/“Un prete è sempre Pastore. Anche in un’aula di tribunale”

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Le cause sono varie: l’esclusione dell’in­dissolubilità, perché manca l’impegno per sempre, (difatti alcuni matrimoni sono durati pochi giorni) e poi, l’esclusione della prole, il defectus discre­tionis e l’incapacità per droga, alcolismo, abuso di medicinali, difetto di libertà interna, imma­turità psico-affettiva, psicopatie, perturbazioni psichiche, inca­pacità di assumere gli obblighi matrimoniali, dipendenza dai parenti, immaturità generale, narcisismo, neurismia, nevrosi, personalità compulsiva, perso­nalità deviante, personalità pa­ranoica, personalità psicopatica, personalità borderline, disturbi di schizofrenia. E qui suben­trano i periti. “Ecco perché – prosegue mons. Caricato – nelle cause matrimoniali ognuna è presieduta dal vicario giudizia­rio o dal vicario aggiunto e si forma il collegio: il presidente, il giudice ponente e un altro.

Quando si radunano insieme per discutere devono essere d’ac­cordo almeno in due. È un’at­tività che richiede competenza, intelligenza, professionalità, maturità umana”. Difatti, generalmente, si richie­de che il vicario giudiziario abbia almeno 30 anni, che sia laureato in teologia o diritto, meglio in utroque iure, in entrambi i diritti, ma soprattutto l’onestà della persona. L’ufficio del giudice non cade quando viene meno il vescovo: la sede apostolica può essere vacante, ma le sentenze vengono ema­nate ugualmente. Ha detto Papa Francesco: “Bisogna tener vivo il raccordo tra l’azione della Chiesa che evangelizza e l’azione della Chiesa che amministra la giustizia”. Il papa ogni anno nel mese di genna­io – febbraio riceve sempre gli uditori della Rota romana e tiene un discorso. Nel ’73, il 28 febbraio, Paolo VI ha detto: “Voi, pronunziando le vostre sentenze solum Deo prae oculis abentes, servite ed adorate questo Dio di amore”.

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È, dunque, un impegno di vita apostolica con lo sguardo fisso all’icona del Buon Pastore che si piega verso la pecorel­la smarrita e ferita, a Colui che “super omnia est” ed un “riflettere la sua stessa giusti­zia”. Ecco perché iustitia et pax obscuratae sunt. Per molti è un lavoro quotidiano, nascosto e silenzioso. “Quante persone vengono a piangere. Siamo davvero pol­vere animata”- dice il prelato. Molte volte i fatti sono più eloquenti delle parole. Facta eloquentior verbis. Inoltre, attesta che“ogni ma­trimonio è un’avventura, che ha bisogno di essere vissuta nel clima dell’amore fino al sacrificio come ha dimostrato il Signore”. Non vi è amore più grande di questo.

Oggi, esso è inteso non come atto di volontà, ma come puro sentimento, che è effimero. Si tenta la convivenza, il matrimo­nio civile, poi quello religioso. Se questo non è un cammino di fede, di formazione, di educazione, un atto di volontà, non vale. Il sacerdote – giudice si domanda:“Ma la famiglia, la scuola, la chiesa, la tv educa­no? “. Poche, ulteriori parole di commiato concludono la con­versazione con il monsignore. Tante preziose idee nella mente e nel cuore una sincera gratitu­dine accompagnano il viaggio di ritorno.

DAL 1989 AL TRIBUNALE REGIONALE 

Giudice del Tribunale Ecclesiastico, quando si è svolto il processo del Beato Fra’ Giuseppe Ghezzi, mons. Antonio Caricato ha fatto parte sempre del Tribunale di Lecce ai tempi di don Luigi Protopapa.

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Fra’ Giuseppe Michele Ghezzi, Religioso

Nell’89-90 è stato chiamato a fare il Giudice del Tribunale Regionale, poi Vicario Aggiunto in quello Regionale nel ’99-2000 e Vicario Giudiziario al Tribunale Ecclesiastico di Lecce, dopo la rinunzia di mons. Temistocle De Leo nel 2005.

Pagine a cura di Sonia Marulli

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