Sagre d’Estate/Friselle, polpette, municeddhe, vino a fiumi e tanta Pizzica
SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO
La tesi e titolo di un libro del filosofo Ludwing Feuerbach “Siamo quello che mangiamo” ci spinge ad una riflessione di ordine sociale che trascende l’apparente materialismo della riflessione filosofica.
Non si tratta di un appiattimento sterile verso la materia, ma è un’elevazione della concezione stessa dell’uomo inteso nella sua complessità e unitarietà di ogni singola parte E’ la consapevolezza di un unione inscindibile tra il corpo e l’anima, e in senso lato la presa di coscienza collettiva che il miglioramento etico, spirituale e culturale di un popolo passa attraverso un’alimentazione adeguata.
Un corretto modo di mangiare rinvigorisce il fisico e sostenta lo spirito in un rapporto di complementarietà finalizzato alle crescita globale dell’individuo. L’attualità del pensiero di Feuerbach trova ampia applicazione nell’attenzione che la società moderna pone nei confronti di una nuova cultura dell’alimentazione, attenta a mangiare bene e non più e non solo a nutrirsi. In questo senso si inserisce una legislazione che stabilisce regole precise nella somministrazione di cibi e bevande sia nei locali pubblici che nel corso di feste e sagre popolari.
SIETE QUELLO CHE CI FATE MANGIARE
Avviso ai naviganti, nel mare delle sagre e nell’oceano delle feste popolari che ci attendono quest’estate, in merito alla presenza di un’attenta legislazione in materia, ma anche ad un altrettanto lungo elenco di infrazioni nelle quali si scontrano esperti capitani di eventi mondani.
Le navi di ricorrenze eno-gastrononiche affondano come il Titanic sull’iceberg di reati di omissione. Un pericolo generato da pochi esercenti ma dannoso per tutti i consumatori. I numerosissimi casi di intossicazione tradiscono l’essenza della cultura del convivio, inteso nel senso di incontro intorno ad una mensa per consumare un pasto che secondo la tradizione è prima di tutto culturale. Le inosservanze delle regole stabilite in un ambito così delicato come la salute alimentare rivelano un imbarbarimento della civiltà.
Il fatto stesso che non solo non ci sia rispetto per la legge costituita, ma che ci debba essere qualcuno che controlli l’adempimento della stessa, costituisce una contraddizione in termini del buon vivere sociale. Ma soprattutto è un fattore che rivela l’identità profonda di ogni individuo, e parafrasando Feuerbach ci spinge a dire ai reprobi operatori delle sagre e di altre festività agro alimentari, ricordate che “ Siete quello che ci date da mangiare”.
DA NORD A SUD/LA STRANA STORIA “TE LU PORCU PRI-PRI”
Il numero delle sagre e delle feste paesane che si svolgono nel Salento supera la varietà dei prodotti che produce il territorio stesso. Declinate in ogni forma e sostanza hanno conservato il primordiale carattere sacro, infatti prima si svolgevano sui sagrati delle Chiese,al quale hanno coniugano riti pagani radicati nella tradizione contadina.
Ricordiamo in particolare per il buffo appellativo che la contraddistingue la sagra “te lu porcu pri pri” che si svolge a di Montesardo. L’epiteto “pri pri” rimanda a una leggenda che ricorda la Favola dei tre porcellini.Nella piazza del paese erano stati allevati tre maialini: Pri-Pra, Pri-Pri e Pri-Pro, allo scopo di essere immolati in occasione di una festa e con votazione unanime e democratica la popolazione scelse Pri-Pri….e ancora oggi Montesardo sceglie il “giovane maialino Pri-Pri”.
















