Pubblicato in: Gio, Apr 30th, 2015

Un secolo fa… Drammatico naufragio nelle acque di Leuca

Così ebbe inizio una lunga storia di accoglienza…

La targa e il nome della stra­da ricordano un dramma del mare che coinvolse la gente del paese alla vigilia della entrata dell’Italia nella guerra 1915-’18. Nell’aprile 1915 la I Guerra Mon­diale divampava da circa dieci mesi; l’Italia era ancora neutrale, ma nel nostro Paese le forze poli­tiche favorevoli a un intervento in guerra a fianco degli alleati preva­levano ormai sulla volontà dei non interventisti. Un’ulteriore spinta all’intervento italiano venne dal Patto di Lon­dra stipulato il 24 aprile 1915 tra Francia, Gran Bretagna e Russia, le quali in tale circostanza fecero promesse di vantaggi territoriali all’Italia per spingerla in guerra al loro fianco. I primi mesi di guerra sui mari, nel Mare del Nord e nell’Atlantico, avevano dimostrato la pericolosità di una nuova arma: il sommergibile armato di siluro.

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Nel Santuario di Santa Maria di Leuca è presente una targa di bronzo, il testo in lingua francese è il seguente: “A la memoire du Contre Amiral Sénès du Cap.ne De V.eau Andrè de l’Etat – Mayor et de l’equipage du CROISEUR CUIRASSE LEON GAMBETTA morts pour la France le 27 Avril 1915”

Tuttavia la pericolosità dei som­mergibili nei confronti delle navi maggiori non era stata ancora valutata nella sua interezza, specie nel Mediterraneo. Il maggiore impegno contro la Marina Austriaca era stato sino ad allora sostenuto in prevalenza dalla flotta francese guidata dal vice­ammiraglio Bouè de Lapeyrère e posizionata nella base inglese di Malta. La flotta francese aveva effettuato delle incursioni in forze con grandi navi di superfice e sommergibili nell’alto Adriatico con risultati mo­desti per la mancata uscita dai porti della flotta austriaca; questa a sua volta con agguati di sommergibili era riuscita a silurare la corazzata francese Jean Bart che fortunosa­mente poté rientrare nella lontana base di Malta. I Francesi pertanto rinunziaro­no a tali incursioni e decisero di bloccare l’Adriatico con crociere di vigilanza a sud del canale di Otran­to, per contrastare l’ingresso nel mare Ionio delle navi austriache, di superficie e subacquee. Navi adatte per tale missione sareb­bero state gli incrociatori leggeri, non essendo questi disponibili, la missione fu affidata a quattro incrociatori corazzati che, a turno, partivano da Malta e percorreva­no il tratto di mare compreso tra il capo di Leuca e lo scoglio di Lefcas a sud di Corfù, in missio­ni di vigilanza con rotte sempre ripetute pertanto prevedibili per il nemico.

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Una Via di Santa Maria di Leu­ca è intitolata: “Léon Gambetta”

La pianificazione della missione sottovalutava il pericolo costituito dai sommergibili austriaci per gran­di navi che navigavano lentamente, senza scorta di navi minori, sempre nello stesso tratto di mare su rotte individuabili dal nemico; tali navi inoltre, come quasi tutte le grandi navi militari del tempo, non erano in grado di resistere ad esplosioni subacquee di siluri, o mine. Nella notte del 27 aprile 1915, come già nella notte precedente, l’incrociatore corazzato francese “Léon Gambetta” navigava isolato e lentamente a circa 15 miglia sud est dal Capo di Leuca; reso visibile dalla luce della luna, venne silurato dal sommergibile austriaco U. 5 comandato dal T.V. Georg von Trapp; l’esplosione di un primo siluro sulla fiancata sinistra danneg­giò l’impianto elettrico di bordo e rese inutilizzabile la radio e non fu pertanto lanciato alcun allarme né richiesta di soccorso, un secondo siluro esploso a poppa fece capo­volgere la nave dopo circa quindici minuti. Nell’affondamento perirono l’Am­miraglio Sénès, il Comandante Andrè con lo Stato Maggiore tutto e circa 700 marinai.

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Foto tratta da “Leuca e navi” di M. Rosafio – Tricase 2000

Centotto uomini riuscirono a sti­parsi su una lancia a remi di circa 60 posti, la lancia era danneggiata e le falle furono turate con stracci e brandelli di vestiti. Quella notte il mare era calmo ed era illuminato dalla luna; dopo alcune ore dì voga, guidati dalla luce del faro, i naufra­ghi giunsero nei pressi di Leuca; andò loro incontro il responsabile del semaforo di Leuca, Capo sema­forista Mario Sandri con la barca da pesca di Michele Margarito, li guidò sulla spiaggia e li ricoverò presso il semaforo posto vicino al Santuario. La mattina del 27 aprile 1915 la popolazione di Leuca e Gagliano si trovò improvvisamente a contatto della realtà di una guerra che sem­brava lontana dall’Italia ma che in effetti già divampava sull’altra sponda dell’Adriatico a pochi chi­lometri di distanza in linea d’aria. Mediante telegrafo fu subito invia­ta a Brindisi e a Taranto la notizia dell’affondamento accompagnata dalla richiesta di vestiario per i naufraghi. Questa segnalazione telegrafica tempestiva permise il salvataggio di altri 27 naufraghi ad opera di due torpediniere partite immedia­tamente da Brindisi. Da Taranto partirono sei cacciatorpediniere che recuperarono sul luogo dell’af­fondamento numerose salme, tutte furono sbarcate a Leuca e furono onorate e degnamente sepolte nel vicino cimitero di Castrignano.

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Cerimonia Commemorativa – Leuca, 26 Aprile 2015

In attesa di ulteriori soccorsi la gente del luogo spontaneamente si prodigò subito per l’assistenza immediata dei naufraghi fornendo viveri, vestiario e sigarette come genere di conforto. Il Léon Gambetta era un incrociato­re corazzato costruito in tre esem­plari presso il cantiere di Brest nel 1901 e consegnato alla Marina nel 1905, lungo 148 metri, dislocava 12.500 tonnellate, aveva una veloci­tà di 23 nodi, un equipaggio di 850 uomini, modernamente armato, ben protetto contro le offese provenienti da navi di superficie, era vulnerabi­le alle offese subacquee come tutte le navi del tempo perché dai progettisti non era stata recepita comple­tamente la letalità di tali armi, e non erano ancora state trovate soluzioni costruttive soddisfacenti per proteg­gere le grandi navi da queste offese. Da quel momento le navi di super­ficie maggiori francesi evitarono di eseguire nuove incursioni nel mare Adriatico; un mese dopo, con l’entrata in guerra dell’Italia, la Francia lasciò alla Marina Italiana la responsabilità del controllo di questo mare. L’affondamento del Léon Gambetta commosse gli animi per l’elevato numero di vittime, circa settecen­to, e fu il segnale della raggiunta efficienza dei sommergibili austriaci che insieme a battelli tedeschi nei mesi seguenti avrebbero provocato numerosi altri affondamenti di navi nel mare Mediterraneo. Nei mesi successivi una crociera continuativa di piccole navi anti­sommergibili italiane ed alleate con l’appoggio di navi da guerra maggiori, in prevalenza italiane, pattugliò il Canale di Otranto. Nel 1917-18 fu posizionato da Otran­to all’altra sponda adriatica un grandioso sbarramento continuo di reti e di mine che impedì completa­mente il passaggio ai sommergibili austriaci e tedeschi dall’Adriatico allo Ionio. Sulla Stampa locale la notizia è riportata sul Corriere Meridionale (Anno XXVI 1915, n. 16) con una “corrispondenza da Gagliano del Capo”: (27 aprile): “Un sottomarino austriaco affonda un incrociatore francese: Ad un’ora dopo la mezza­notte la nave ammiraglia francese “Léon Gambetta” veniva silurata a circa 20 miglia (36 km.) dal faro di Leuca. Dopo pochi minuti la nave veniva ingoiata dal mare.

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Degli 850 uomini di equipaggio che conteneva la nave ne sono periti 742; gli altri 108, salvati da una imbarcazione, sono stati ricoverati in quel semafo­ro in attesa di disposizioni”. Il corrispondente aggiunge con fan­tasia: “l’Ammiraglio si è suicidato con un colpo di pistola” tale affer­mazione rivelatasi nelle inchieste ufficiali errata, fu ripresa con effetto drammatico in una copertina della Domenica del Corriere. Nella stessa pagina un “corrispon­dente da Leuca”, siglato (Br), riferi­sce il nome del capo telegrafista sig. Sandri, e parla di 105 sopravvissuti. Due settimane dopo, nel numero 17 del Corriere Meridionale, in prima pagina nell’ articolo di fondo, prendendo spunto dall’affondamen­to del Léon Gambetta, si esaminava la situazione navale in Adriatico: si metteva in evidenza la differen­za geografica tra le coste italiane basse, non protette e prive di porti, e le coste dalmate alte, frastagliate, protette da isole e munite di porti, si prevedeva una guerra navale lunga e logorante e si affermava che l’Au­stria avrebbe continuato ad avere una condotta navale volta ad evi­tare lo scontro diretto con la flotta italiana. Queste previsioni, furono confermate dall’andamento succes­sivo della guerra e dimostrano che l’anonimo estensore dell’articolo eseguì un corretto apprezzamento della situazione. 

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