Salento: C’era una volta il Calcio…
Ai Raggi X la situazione societaria di alcune realtà calcistiche in crisi profonda.
Calcio salentino in crisi e con poche speranze di riprendere l’antico ruolo di nobiltà. Una volta, far calcio nel Salento era considerato un privilegio. Oggi, quasi una disperazione. Non ci sono soldi, non ci sono presidenti disposti a fare investimenti, non ci sono più atleti che fanno sport solo per amor di maglia. Scomparse le “bandiere” di un tempo, oggi si va in campo – o comunque si fa sport – soltanto per guadagnarsi quel misero stipendio, indispensabile per mantenersi e mantenere (per chi è sposato) la propria famiglia.
Tutti, però, vogliono avere in cambio qualcosa per il sacrificio che compiono giornalmente. Lo vogliono anche i giocatori del Nardò, ma finora l’attesa si è trasformata in un incubo. E così, non avendo ricevuto neppure l’ombra di un centesimo dai primi di luglio ad oggi, tutta la squadra neretina ha alzato bandiera bianca e da due domeniche a questa parte ha disertato le partite, perdendole per 3-0 e rischiando, alla quarta rinuncia, di essere addirittura radiata.
NARDÒ
Un Nardò senza calcio nell’immediato futuro? Una domanda difficile che richiede una risposta altrettanto difficile. E noi per cercare di capire come stanno le cose – e non solo in casa del Nardò, ma anche a Galatina, Gallipoli, Maglie, Casarano, Tricase e Squinzano: vale a dire in quelle cittadine dove, in passato, si è fatto calcio con la C maiuscola – ne abbiamo parlato con il dott. Massimo Alemanno, oggi validissimo direttore sportivo del Casarano (ieri del Nardò e di altre squadre pugliesi) ed anche profondo conoscitore delle vicende legate alle attività societarie della formazioni salentine. “Al momento – esordisce Alemanno – non ci sono spiragli di miglioramento. C’è crisi ed è per giunta una crisi molto pesante. E non solo nel settore calcio, ma in tutto lo sport salentino. Sapete perché nascono le crisi? Non solo per mancanza di denaro, quanto soprattutto per mancanza di una programmazione precisa e valida.
Poi, dalle nostre parti, c’è anche il fattore supremazia personale. Intendo dire che, molto spesso, in un piccolo centro, due cordate si contrappongono pur di emergere l’una sull’altra. E così, invece di fare gli interessi della squadra, si guarda agli interessi propri. E alla fine, si portano a compimento operazioni che, a lungo andare, si rivelano deleterie e sono la rovina della società che si gestisce. In parole più semplici, si pensa soprattutto ad allestire una squadra composta da nomi altisonanti, invece di investire sui giovani, magari a lungo termine, ma in maniera seria e continuata. Ovviamente, se le spese faraoniche non danno risultati eclatanti, si finisce per rompere il giocattolo voluto per far bella figura e, alla fine, si abbandona la società con a carico molti e pesanti debiti”.
Questa la situazione generale. Ma a Nardò cos’è successo?
“La crisi del Nardò – afferma Alemanno – è esplosa adesso, ma ha origini lontane. È successo infatti che, un paio di stagioni addietro, dopo che il Nardò era stato promosso in serie D, si è tentato di allestire una formazione per vincere il campionato e salire in C2. C’era e c’è una piazza che “pressa” per far ritornare la squadra nei campionati più nobili, così come aveva fatto in passato.
In quel campionato, c’erano 4-5 formazioni molto forti ed il Nardò arrivò quarto. Purtroppo, nella campagna di calcio-mercato decembrino, furono fatte spese molto gravose che, a fine stagione, determinarono un disavanzo di badget pesantissimo per la stagione successiva. Ovviamente, chi ha guidato il Nardò negli anni successivi a quella sfortunata stagione ha fatto di tutto per tamponare quella falla economica, senza riuscirci completamente.
È bene dire che la genesi del debito fiscale risale agli anni 2003-2004, subito dopo l’era Papadia. C’era da sanare alcune situazioni debitorie che, purtroppo, sono state portate avanti in silenzio di gestione in gestione, vale a dire senza che venissero fatte conoscere alla tifoseria che, ovviamente, ha sempre creduto di avere una squadra con una società completamente a posto”.
Quale, dunque, sarà la sorte futura del Nardò?
“Adesso, si è messa di mezzo la tifoseria che, dopo aver dato credito per diversi anni alla società, ha chiesto chiarezza sulla vera situazione societaria del club. Questa chiarezza non è arrivata e i tifosi hanno deciso di andare avanti con forza, costi quel che costi. Anche la radiazione e la ripartenza dall’ultima categoria calcistica. Personalmente, però, son convinto che si sta lavorando alacremente per cercare di salvare questa stagione ed il titolo di serie D.
Si sta tentando, in altre parole, di trovare quelle risorse indispensabili per far tornare la squadra in campo e disputare a fine stagione i play out. Oltretutto, il Nardò deve cancellare anche una pesante penalizzazione ed al tempo stesso dovrà cercare di non disertare altre partite di campionato, dopo le ultime due. È noto a tutti che, con quattro rinunce, il Nardò sarà radiato. Mi auguro che ciò non avvenga, soprattutto per rispetto di una tifoseria che, senza offesa, è la più calda, affezionata e numerosa (ci sono in ogni partita dai 2 ai 5 mila spettatori ndr ) di tutte le altre tifoserie di squadre salentine”.
CASARANO
Nardo in crisi, Casarano in salute: come mai?
“Tutto è avvenuto grazie ad un imprenditore importante come Eugenio Filograna che ha diversificato i suoi interessi, dimostrando con i fatti di essere una persona davvero importante anche nel mondo calcistico. Lui vive da 40 anni a Milano, ma ha profonde radici a Casarano, al quale sta dedicando molte risorse per far ritornare la squadra ai vecchi fasti (è bene ricordare che il Casarano ha militato anche in C1 ed ha sfiorato la serie B con Corvino ds ndr).
Debbo ricordare, a questo punto, che due anni fa il Casarano militava in serie D e con la vecchia gestione dei De Masi si è venuto a trovare sprofondato in un mare di debiti, tanto che questi hanno avuto il sopravvento sui risultati sportivi. E così, il Casarano ha rischiato di scomparire dalla scena calcistica e senza l’intervento di Eugenio Filograna ciò sarebbe avvenuto. Ovviamente, ripartendo dalla Promozione regionale, l’ex Virtus Casarano non esiste più e si è creata questa nuova società che ora milita in Eccellenza- Ma ciò che più conta e che mi preme sottolineare è stato stilato un progetto pluriennale che permette a chi sta operando di programmare un futuro davvero importante”.
Casarano, isola felice del calcio salentino. Ed altrove, come stanno le cose?
“Ad oggi, un’altra isola felice è quella della società del Gallipoli, gestita dal presidente Marcello Barone che ha messo su un’organizzazione composta da persone serie e competenti. Il Gallipoli (lo ricordiamo agli smemorati, quattro anni fa era in serie B ndr), alla luce della seria e valida programmazione fatta dalla gestione Barone, può diventare una realtà di riferimento”. Insomma, dopo gli anni bui susseguenti al fallimento della squadra e della società ad opera dell’imprenditore friulano D’Odorico, il Gallipoli ha ripreso ad avere la fisionomia di una società organizzata e proiettata verso traguardi di prestigio. Proprio come è avvenuto sotto la gestione di Vincenzo Barba, autore di promozioni in serie, non ultima quella del 2008-2009 in serie B.
COPERTINO
Delle altre squadre salentine Galatina, Tricase, Maglie, Copertino e Squinzano quale fotografia possiamo sviluppare?
“Cominciamo dal Copertino, dove il presidente Fanuli da oltre dieci anni sta dando continuità a questa squadra, poggiando il suo lavoro e quello dei suoi collaboratori su una programmazione a largo raggio. Quello in corso è l’undicesimo campionato di Eccellenza del Copertino, una società che riesce a galleggiare senza poter fare affidamento su grossi introiti per forti presenze di tifosi allo stadio.
Esattamente l’opposto di quanto avviene a Casarano, Gallipoli e Nardò dove la partecipazione dei supporters alle gare delle proprie squadre è notevole. A Copertino, il pubblico che segue la squadrai si può contare su poche decine di persone. Non c’è, quindi, un tessuto su quale si può lavorare dal punto di vista sportivo. E sulla base di questa situazione, Fanuli ha calibrato le sue ambizioni, mantenendo per oltre 10 stagioni la squadra in Eccellenza.

















