Pubblicato in: Gio, Set 26th, 2013

Salento: C’era una volta il Calcio…

Ai Raggi X la situazione societaria di alcune realtà calcistiche in crisi profonda. 

Calcio salentino in crisi e con poche speranze di ri­prendere l’antico ruolo di nobiltà. Una volta, far calcio nel Salen­to era considerato un privilegio. Oggi, quasi una disperazione. Non ci sono soldi, non ci sono presidenti disposti a fare inve­stimenti, non ci sono più atleti che fanno sport solo per amor di maglia. Scomparse le “ban­diere” di un tempo, oggi si va in campo – o comunque si fa sport – soltanto per guadagnarsi quel misero stipendio, indispensabi­le per mantenersi e mantenere (per chi è sposato) la propria famiglia.

Pallone-sgonfiato

Tutti, però, vogliono avere in cambio qualcosa per il sacrificio che compiono gior­nalmente. Lo vogliono anche i giocatori del Nardò, ma finora l’attesa si è trasformata in un incubo. E così, non avendo ri­cevuto neppure l’ombra di un centesimo dai primi di luglio ad oggi, tutta la squadra neretina ha alzato bandiera bianca e da due domeniche a questa parte ha disertato le partite, perden­dole per 3-0 e rischiando, alla quarta rinuncia, di essere addi­rittura radiata.

NARDÒ

Un Nardò senza calcio nell’immediato futuro? Una do­manda difficile che richiede una risposta altrettanto difficile. E noi per cercare di capire come stanno le cose – e non solo in casa del Nardò, ma anche a Ga­latina, Gallipoli, Maglie, Casa­rano, Tricase e Squinzano: vale a dire in quelle cittadine dove, in passato, si è fatto calcio con la C maiuscola – ne abbiamo parlato con il dott. Massimo Alemanno, oggi validissimo direttore sportivo del Casarano (ieri del Nardò e di altre squa­dre pugliesi) ed anche profondo conoscitore delle vicende legate alle attività societarie della for­mazioni salentine. “Al momen­to – esordisce Alemanno – non ci sono spiragli di miglioramento. C’è crisi ed è per giunta una crisi molto pesante. E non solo nel settore calcio, ma in tutto lo sport salentino. Sapete perché nascono le crisi? Non solo per mancanza di denaro, quanto so­prattutto per mancanza di una programmazione precisa e va­lida.

Poi, dalle nostre parti, c’è anche il fattore supremazia per­sonale. Intendo dire che, molto spesso, in un piccolo centro, due cordate si contrappongono pur di emergere l’una sull’al­tra. E così, invece di fare gli interessi della squadra, si guar­da agli interessi propri. E alla fine, si portano a compimento operazioni che, a lungo andare, si rivelano deleterie e sono la rovina della società che si ge­stisce. In parole più semplici, si pensa soprattutto ad allestire una squadra composta da nomi altisonanti, invece di investi­re sui giovani, magari a lungo termine, ma in maniera seria e continuata. Ovviamente, se le spese faraoniche non danno risultati eclatanti, si finisce per rompere il giocattolo voluto per far bella figura e, alla fine, si abbandona la società con a carico molti e pesanti debiti”.

Questa la situazione gene­rale. Ma a Nardò cos’è suc­cesso?

“La crisi del Nardò – af­ferma Alemanno – è esplosa adesso, ma ha origini lontane. È successo infatti che, un paio di stagioni addietro, dopo che il Nardò era stato promosso in serie D, si è tentato di allestire una formazione per vincere il campionato e salire in C2. C’e­ra e c’è una piazza che “pres­sa” per far ritornare la squadra nei campionati più nobili, così come aveva fatto in passato.

In quel campionato, c’erano 4-5 formazioni molto forti ed il Nardò arrivò quarto. Purtrop­po, nella campagna di calcio-mercato decembrino, furono fatte spese molto gravose che, a fine stagione, determinarono un disavanzo di badget pesantissi­mo per la stagione successiva. Ovviamente, chi ha guidato il Nardò negli anni successivi a quella sfortunata stagione ha fatto di tutto per tamponare quella falla economica, sen­za riuscirci completamente.

È bene dire che la genesi del debito fiscale risale agli anni 2003-2004, subito dopo l’era Papadia. C’era da sanare al­cune situazioni debitorie che, purtroppo, sono state portate avanti in silenzio di gestione in gestione, vale a dire senza che venissero fatte conoscere alla tifoseria che, ovviamente, ha sempre creduto di avere una squadra con una società com­pletamente a posto”.

Quale, dunque, sarà la sorte futura del Nardò?

“Adesso, si è messa di mez­zo la tifoseria che, dopo aver dato credito per diversi anni alla società, ha chiesto chiarez­za sulla vera situazione socie­taria del club. Questa chiarezza non è arrivata e i tifosi hanno deciso di andare avanti con for­za, costi quel che costi. Anche la radiazione e la ripartenza dall’ultima categoria calcistica. Personalmente, però, son con­vinto che si sta lavorando ala­cremente per cercare di salvare questa stagione ed il titolo di serie D.

Si sta tentando, in altre parole, di trovare quelle risorse indispensabili per far tornare la squadra in campo e disputare a fine stagione i play out. Oltre­tutto, il Nardò deve cancellare anche una pesante penalizza­zione ed al tempo stesso dovrà cercare di non disertare altre partite di campionato, dopo le ultime due. È noto a tutti che, con quattro rinunce, il Nardò sarà radiato. Mi auguro che ciò non avvenga, soprattutto per rispetto di una tifoseria che, senza offesa, è la più calda, af­fezionata e numerosa (ci sono in ogni partita dai 2 ai 5 mila spettatori ndr ) di tutte le altre tifoserie di squadre salentine”.

pallone

CASARANO

Nardo in crisi, Casarano in salute: come mai?

“Tutto è avvenuto grazie ad un imprenditore importante come Eugenio Filograna che ha diversificato i suoi interessi, dimostrando con i fatti di essere una persona davvero importante anche nel mondo calcistico. Lui vive da 40 anni a Milano, ma ha profonde radici a Casarano, al quale sta dedicando molte risor­se per far ritornare la squadra ai vecchi fasti (è bene ricordare che il Casarano ha militato an­che in C1 ed ha sfiorato la serie B con Corvino ds ndr).

Debbo ricordare, a questo punto, che due anni fa il Casarano militava in serie D e con la vecchia ge­stione dei De Masi si è venuto a trovare sprofondato in un mare di debiti, tanto che questi hanno avuto il sopravvento sui risulta­ti sportivi. E così, il Casarano ha rischiato di scomparire dalla scena calcistica e senza l’inter­vento di Eugenio Filograna ciò sarebbe avvenuto. Ovviamente, ripartendo dalla Promozione regionale, l’ex Virtus Casarano non esiste più e si è creata que­sta nuova società che ora milita in Eccellenza- Ma ciò che più conta e che mi preme sottoli­neare è stato stilato un progetto pluriennale che permette a chi sta operando di programmare un futuro davvero importante”.

Casarano, isola felice del calcio salentino. Ed altrove, come stanno le cose?

“Ad oggi, un’altra isola fe­lice è quella della società del Gallipoli, gestita dal presidente Marcello Barone che ha messo su un’organizzazione composta da persone serie e competenti. Il Gallipoli (lo ricordiamo agli smemorati, quattro anni fa era in serie B ndr), alla luce della seria e valida programmazio­ne fatta dalla gestione Barone, può diventare una realtà di ri­ferimento”. Insomma, dopo gli anni bui susseguenti al falli­mento della squadra e della so­cietà ad opera dell’imprenditore friulano D’Odorico, il Gallipoli ha ripreso ad avere la fisiono­mia di una società organizzata e proiettata verso traguardi di prestigio. Proprio come è av­venuto sotto la gestione di Vin­cenzo Barba, autore di promo­zioni in serie, non ultima quella del 2008-2009 in serie B.

COPERTINO

Delle altre squadre salenti­ne Galatina, Tricase, Maglie, Copertino e Squinzano qua­le fotografia possiamo svi­luppare?

“Cominciamo dal Coper­tino, dove il presidente Fanuli da oltre dieci anni sta dando continuità a questa squadra, poggiando il suo lavoro e quel­lo dei suoi collaboratori su una programmazione a largo raggio. Quello in corso è l’undicesimo campionato di Eccellenza del Copertino, una società che ri­esce a galleggiare senza poter fare affidamento su grossi in­troiti per forti presenze di tifosi allo stadio.

Esattamente l’op­posto di quanto avviene a Ca­sarano, Gallipoli e Nardò dove la partecipazione dei supporters alle gare delle proprie squadre è notevole. A Copertino, il pub­blico che segue la squadrai si può contare su poche decine di persone. Non c’è, quindi, un tessuto su quale si può lavorare dal punto di vista sportivo. E sulla base di questa situazione, Fanuli ha calibrato le sue am­bizioni, mantenendo per oltre 10 stagioni la squadra in Eccel­lenza.

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