Pubblicato in: Sab, Ott 10th, 2015

Salesiane dei Sacri Cuori… Madre Ines: La Carità, il nostro banco di prova

Lavoriamo con le persone disabili dell’udito per renderle soggetti destinatari e operatori di evangelizzazione. 

Suor Ines

“Noi Suore di Filippo Smaldone siamo invitate ad uno stato permanente di formazione e conversione. Esso esprime l’esigenza delle comunità a compiere il passaggio da un esagerato spirituaismo alla pastorale della tenerezza eucaristica”. 

A pochi mesi dall’e­lezione della nuo­va Madre Gene­rale delle Suore Salesiane dei Sa­cri Cuori e all’i­nizio delle attività scolastiche negli istituti da esse guidati, Suor Ines De Giorgi risponde alle nostre domande.

Le Suore Smaldoniane dopo 130 anni continuano la missione del Santo Sacerdote napo­letano. Quanto l’esempio delle opere della vostra comunità può rappresen­tare, nel mondo intero, un modello di accettazione del diverso come sorgente di miglioramento dell’uomo?

Diceva mons. Mariano Ma­grassi, di v.m., quando parlava della nostra missione: “È una missione di grande carità per­ché non si tratta di fare assisten­zialismo a soggetti disabili, ma di dare gli strumenti perché que­sti soggetti siano inseriti cultu­ralmente e operativamente nel­la società ecclesiale e sociale. Richiede un plus di amore, una dedizione incondizionata, una pazienza certosina”. Se perse­veriamo in un cammino umano, culturale e pedagogico di cre­scita di persone deficitarie di canali comunicativi e relaziona­li, con lo stile di Gesù, diamo un esempio concreto del connubio tra azione e contemplazione, su­perando la visione di un servizio educativo di qualità, presente anche in alcune strutture laicali.

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In un mondo fortemente in evoluzione sociale cultu­rale e religiosa, quale può essere il rinnovamento per rendere maggiormente ef­ficace la testimonianza di una Suora Salesiana dei Sa­cri Cuori?

Ogni Capitolo fa un dono all’I­stituto religioso; il XX Capitolo Generale ha prodotto il proget­to d’Istituto del sessennio 2015 – 2021, frutto del’azione dello Spirito dal titolo: “La Salesiana, segno gioioso dell’amore mise­ricordioso di Dio” che ci apre sentieri nuovi invitandoci ad uno stato permanente di formazione e conversione, in cui sono evi­denziati dei passaggi da fare per la vitalità dell’Istituto e la santi­tà dei suoi membri. Esso esprime l’esigenza delle comunità a com­piere: il passaggio da una vita di preghiera come dovere-pratica al farsi preghiera, per superare la dicotomia tra contemplazione e azione; il passaggio da una comunità troppo spiritualisti­ca, che non regge alle difficoltà della vita e al quotidiano delle relazioni, all’umanizzazione del­la stessa, con la pastorale della “tenerezza eucaristica” special­mente verso le sorelle malate e anziane; il passaggio da una vita consacrata mediocre e borghese ad una vita consacrata autenti­ca e coerente da esprimere sia in situazione reale che virtuale at­traverso l’uso dei media; il pas­saggio dalla tentazione di sal­vare le opere ad ogni costo, alla salvaguardia, custodia e tutela del carisma e della missione. In quest’area occorre ricono­scere l’errore spesso ricorrente dell’identificazione tra carisma e opere come quello di chiudersi in spazi geografici limitati piut­tosto che ascoltare l’ansia di aprirsi a nuovi mondi.

In che modo la vocazione speciale per la cura e l’e­ducazione dei sordomuti dell’Istituto fondato da San Filippo Smaldone rappre­senta una rivoluzionaria fermentazione religiosa in una città come Lecce che a volte sembra, per alcuni ambiti, “abbandonata a se stessa” come ha eviden­ziato mons. Domenico D’Ambrosio, nella lucida analisi della recente omelia tenuta in occasione del­la festa dei Santi Patroni: Sant’Oronzo, Giusto e Fortunato?

Il “servitium caritatis” rap­presenta il banco di prova del­la fede di ogni cristiano. Per questo l’Arcivescovo di Lecce, mons. Domenico D’Ambrosio, nel suo Messaggio per la Festa dei Santi Patroni, ha detto: “Ci sono ferite, solitudini, emargi­nazioni che segnano in profon­dità tanti nostri simili. Non ver­remo fuori dallo stallo e dalla inconsistenza e frammentarietà di rapporti umani superficiali se non risaneremo dal profondo lo stile dei nostri rapporti, della nostra accoglienza, del nostro brutto vezzo di giudizi e rifiuti che condannano senza appello. Se come credenti rivendichiamo per ogni uomo un valore al di sopra di tutte le creature, dia­mo spazio alla valorizzazione di ogni persona umana, evitando la divisione in caste, in buoni e cattivi, in giusti e peccatori”. L’Istituto religioso delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, che si adopera per la promozione sociale, ecclesiale e culturale delle persone disabili dell’udito e le accompagna in un cammino di crescita nella fede, ha come obiettivo renderle da soggetti destinatari da evangelizzare ad operatori di evangelizzazione per i loro fratelli. Forse questo elemento può costituire, ancora oggi, un elemento rivoluzionario in una religiosità annacquata e mediocre, frutto di pratica devo­zionali e non di impegno sociale e culturale.

A cura di Simone Stifani

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