Salesiane dei Sacri Cuori… Madre Ines: La Carità, il nostro banco di prova
Lavoriamo con le persone disabili dell’udito per renderle soggetti destinatari e operatori di evangelizzazione.
“Noi Suore di Filippo Smaldone siamo invitate ad uno stato permanente di formazione e conversione. Esso esprime l’esigenza delle comunità a compiere il passaggio da un esagerato spirituaismo alla pastorale della tenerezza eucaristica”.
A pochi mesi dall’elezione della nuova Madre Generale delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori e all’inizio delle attività scolastiche negli istituti da esse guidati, Suor Ines De Giorgi risponde alle nostre domande.
Le Suore Smaldoniane dopo 130 anni continuano la missione del Santo Sacerdote napoletano. Quanto l’esempio delle opere della vostra comunità può rappresentare, nel mondo intero, un modello di accettazione del diverso come sorgente di miglioramento dell’uomo?
Diceva mons. Mariano Magrassi, di v.m., quando parlava della nostra missione: “È una missione di grande carità perché non si tratta di fare assistenzialismo a soggetti disabili, ma di dare gli strumenti perché questi soggetti siano inseriti culturalmente e operativamente nella società ecclesiale e sociale. Richiede un plus di amore, una dedizione incondizionata, una pazienza certosina”. Se perseveriamo in un cammino umano, culturale e pedagogico di crescita di persone deficitarie di canali comunicativi e relazionali, con lo stile di Gesù, diamo un esempio concreto del connubio tra azione e contemplazione, superando la visione di un servizio educativo di qualità, presente anche in alcune strutture laicali.
In un mondo fortemente in evoluzione sociale culturale e religiosa, quale può essere il rinnovamento per rendere maggiormente efficace la testimonianza di una Suora Salesiana dei Sacri Cuori?
Ogni Capitolo fa un dono all’Istituto religioso; il XX Capitolo Generale ha prodotto il progetto d’Istituto del sessennio 2015 – 2021, frutto del’azione dello Spirito dal titolo: “La Salesiana, segno gioioso dell’amore misericordioso di Dio” che ci apre sentieri nuovi invitandoci ad uno stato permanente di formazione e conversione, in cui sono evidenziati dei passaggi da fare per la vitalità dell’Istituto e la santità dei suoi membri. Esso esprime l’esigenza delle comunità a compiere: il passaggio da una vita di preghiera come dovere-pratica al farsi preghiera, per superare la dicotomia tra contemplazione e azione; il passaggio da una comunità troppo spiritualistica, che non regge alle difficoltà della vita e al quotidiano delle relazioni, all’umanizzazione della stessa, con la pastorale della “tenerezza eucaristica” specialmente verso le sorelle malate e anziane; il passaggio da una vita consacrata mediocre e borghese ad una vita consacrata autentica e coerente da esprimere sia in situazione reale che virtuale attraverso l’uso dei media; il passaggio dalla tentazione di salvare le opere ad ogni costo, alla salvaguardia, custodia e tutela del carisma e della missione. In quest’area occorre riconoscere l’errore spesso ricorrente dell’identificazione tra carisma e opere come quello di chiudersi in spazi geografici limitati piuttosto che ascoltare l’ansia di aprirsi a nuovi mondi.
In che modo la vocazione speciale per la cura e l’educazione dei sordomuti dell’Istituto fondato da San Filippo Smaldone rappresenta una rivoluzionaria fermentazione religiosa in una città come Lecce che a volte sembra, per alcuni ambiti, “abbandonata a se stessa” come ha evidenziato mons. Domenico D’Ambrosio, nella lucida analisi della recente omelia tenuta in occasione della festa dei Santi Patroni: Sant’Oronzo, Giusto e Fortunato?
Il “servitium caritatis” rappresenta il banco di prova della fede di ogni cristiano. Per questo l’Arcivescovo di Lecce, mons. Domenico D’Ambrosio, nel suo Messaggio per la Festa dei Santi Patroni, ha detto: “Ci sono ferite, solitudini, emarginazioni che segnano in profondità tanti nostri simili. Non verremo fuori dallo stallo e dalla inconsistenza e frammentarietà di rapporti umani superficiali se non risaneremo dal profondo lo stile dei nostri rapporti, della nostra accoglienza, del nostro brutto vezzo di giudizi e rifiuti che condannano senza appello. Se come credenti rivendichiamo per ogni uomo un valore al di sopra di tutte le creature, diamo spazio alla valorizzazione di ogni persona umana, evitando la divisione in caste, in buoni e cattivi, in giusti e peccatori”. L’Istituto religioso delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, che si adopera per la promozione sociale, ecclesiale e culturale delle persone disabili dell’udito e le accompagna in un cammino di crescita nella fede, ha come obiettivo renderle da soggetti destinatari da evangelizzare ad operatori di evangelizzazione per i loro fratelli. Forse questo elemento può costituire, ancora oggi, un elemento rivoluzionario in una religiosità annacquata e mediocre, frutto di pratica devozionali e non di impegno sociale e culturale.
A cura di Simone Stifani

















