Salute dei Leccesi: Rischi dai fumi dell’Ilva. Ma non solo
Nel corso degli anni avete riscontrato la diffusione di malattie anche tra i bambini?
Sì: i dati epidemiologici non mettono in luce evidenti distinzioni tra le diverse fasce d’età, come testimoniato dalla maggiore incidenza di leucemie infantili e malattie autoimmuni anche nei bambini. Ovviamente l’incremento si registra di più in adulti e anziani, semplicemente perché per i più piccoli la durata dell’esposizione agli inquinanti è inferiore.
Quali sono le tre sostanze cancerogene cui ha fatto cenno?
Il benzene, sostanza volatile aspirata perché sita nell’aria ed inclusa tra le particelle ultrasottili, provoca soprattutto i tumori del sangue in chi la respira più da vicino; il benzapirene, costituito anch’esso da particelle ultrasottili, è prodotto dalle combustioni industriali ed arriva in maggiore quantità nei polmoni dei cittadini; il terzo inquinante sono le diossine che, oltre a viaggiare nell’aria, si depositano nel suolo e nel mare, entrando così nel ciclo biologico dei molluschi.
Il ministro Clini ha insinuato il dubbio che anche il cibo di Taranto sia inquinato, affermazione che ha scatenato reazioni disparate…
È stata un’insinuazione terribile, che il Ministro poteva evitare in quanto la catena alimentare non esiste sui cibi tarantini. Dei tre inquinanti principali, come accennavo, solo le diossine potrebbero raggiungere alcuni tipi di molluschi siti ad una determina profondità. Il mollusco costituisce una minima parte della nostra alimentazione, e in più spesso i cittadini tarantini si nutrono di cibi acquistati al supermercato e nemmeno di provenienza locale. Potrebbe aver detto questa frase per spalmare le responsabilità e ridurre l’attenzione solo sull’Ilva.
Perché i mass media hanno improvvisamente acceso i riflettori sull’Ilva oggi, e non prima che la situazione precipitasse?
Sono dieci anni che parlo dell’Ilva e fino a poco tempo fa mi tacciavano di essere un medico terrorista. Lo strapotere economico che è alla base di tutto di fatto ha controllato anche gran parte della stampa, e tuttora una parte della politica è reticente. È una situazione piuttosto articolata.
È favorevole alla chiusura dello stabilimento o piuttosto ad azioni di riqualificazione?
Non si può rendere l’Ilva compatibile ecologicamente con l’ambiente e con la salute dei cittadini, perché le sostanze prodotte dalle combustioni ad alte temperature devono pur essere collocate da qualche parte, ed inquinano. Inutile continuare a parlare, bisogna agire creando nel giro di un trienno una rete di piccole industrie che assorbano tutta la manodopera dell’Ilva: solo allora si potrà chiudere lo stabilimento senza porre i lavoratori nelle condizioni di scegliere tra la sopravvivenza economica e la salute.
Lecce presenta un incremento di casi tumorali più allarmante rispetto alle altre province della Puglia. Perché?
Le produzioni di tabacco di cui Lecce era ricca fino a qualche decennio fa, le colture intensive, le discariche abusive di chissà quali sostanze tossiche sparse in provincia sono elementi di non poco conto: ora i cittadini, a distanza di anni pagano le conseguenze di questi errori compiuti in passato e di quelli attuali. I fumi dell’Ilva e di Cerano incidono solo in parte sulla salute dei leccesi.















