San Domenico Savio… Santo “grazie” al Salento
La fiaccolata del 12 maggio scorso. che a celebrazioni concluse in Duomo, ha riaccompagnato la Statua del San Domenico Savio (Chieri 2 aprile 1842 – Mondonio 9 maggio 1852), collocata al centro di un colossale artistico giglio in cartapesta policroma, ha sottolineato l’evento straordinario del sessantesimo della sua canonizzazione: 12 giugno 1954 – 2014. È emozionante ricordare il vespro solenne di quel 12 giugno, quando in piazza S. Pietro gremita di non so quanti ragazzi inneggianti al giovinetto Santo, scesi a Roma nella quasi totalità dal lontano Piemonte, Papa Pio XII, lo iscrisse nel catalogo dei Santi con dichiarazione dogmatica. E con Lui altri quattro eroici Beati: Pignatelli, Del Bufalo, Chanel, e la De Rosa (cfr. A.A.S., un. 46 – p. 358). Il nostro era piemontese di origine, ma salentino… di adozione. I due miracoli, infatti, allora esigiti per la canonizzazione e per la beatificazione, li aveva compiuti di recente proprio in questo estremo lembo d’Italia.
Il primo a Maglie in favore di Maria Giangrande – Porcelli, e il secondo a Lecce con una strepitosa guarigione di Antonia Micelli – Miglietta, nipote del primo parroco urbano di San Giovanni Battista al Rosario, per guarigione istantanea da sinusite fronto-mascellare purulenta destra. Un evento faustissimo che merita di essere ricordato prossimamente su queste colonne, facendo riferimento, come nel maggio del 1974, all’inaugurazione dell’artistico moderno tempio cittadino, il più vistoso della nuova Lecce.
Una magnifica chiesa elevata alla dignità di Basilica minore il 16 aprile del 1984, a trent’anni dalla canonizzazione del Santo e a venti dalla sua inaugurazione. L’evento prodigioso cittadino si svolse quasi all’indomani della Beatificazione di Domenichino, avvenuta l’11 dicembre del 1949, poco dopo la guarigione miracolosa di Maglie.
La signora Micelli, infatti, ottenne il secondo atteso miracolo: il marito, Efrem Miglietta (funzionario della locale sede del Banco di Napoli), comperò il giornale “La domenica del corriere” che aveva pubblicato in copertina, a tutta pagina, l’immagine del giovanissimo Domenico e lo portò in casa per distrarre la moglie giacente in condizioni precomatose, in attesa della quasi certissima morte. La signora Antonia lo strinse tra le braccia invocandolo con vivissima fede e guarì.
Oronzo De Simone
















