San Pietro in Lama/Un lungo cammino di fede e di comunione
Tutta la comunità in festa per il 255° anniversario di Dedicazione della Chiesa Matrice, consacrata dal Vescovo lupiense Sozy Carafa il 23 aprile del 1758.
“Ciò che trasforma un edificio in una chiesa è l’assemblea riunita dalla Parola per celebrare i divini misteri”.
“Ciò che sembrava ai margini della città adesso è diventato una famiglia molto numerosa”.
La ricorrenza del 255° anniversario della Dedicazione della nostra Chiesa Parrocchiale, della Chiesa Madre, che ci ha generati nella fede attraverso il sacramento del Battesimo, è un avvenimento che coinvolge l’intera Comunità Cristiana, in quanto, pur facendo riferimento ad un tempio di pietre materiali, il nostro pensiero è comunque e sempre rivolto al tempio spirituale, a quel tempio di “pietre vive” che è il Corpo mistico di Cristo, il popolo che Dio si è scelto, la Chiesa.
Abbiamo celebrato l’anniversario della Dedicazione della Chiesa come festa solenne, festa della comunità cristiana, nella quale abbiamo ricordato la nostra comunione con la Vergine Maria Assunta in cielo, patrona delle nostra Parrocchia.
La chiesa-edificio che ci raccoglie nella celebrazione dei santi misteri, in qualche modo partecipa della grazia del segno sacramentale e diventa essa stessa strumento di avvicinamento a Dio, soprattutto quando conserva la presenza dell’Eucaristia, e quando, mediante le immagini sacre, illustra le verità eterne.
Ciò che trasforma un edificio in una chiesa è l’assemblea riunita dalla Parola di Dio per celebrare i divini misteri. In altre parole noi diventiamo cristiani mediante la fede suscitata in noi dalla Parola di Dio e successivamente quando siamo segnati dalla grazia del sacramento del battesimo.
I Padri conciliari, nella loro saggezza, ebbero l’intuizione di invitare la Chiesa “a ripiegarsi su se stessa”, ad interrogarsi circa quale volto proporre all’uomo del nostro tempo. Un invito alla Chiesa a ripiegarsi su se stessa per trovare la forza e il coraggio (parresìa) di rilanciare le sue note caratteristiche (unità, santità, apostolicità, cattolicità); per riscoprire e prendere coscienza di essere evento di salvezza per tutti; per offrire all’umanità intera una Chiesa-comunione, una Chiesa-popolo di Dio.
Nel suo più intimo mistero la Chiesa è il popolo di Dio raccolto dallo Spirito nell’unico corpo di Cristo. La principale manifestazione della Chiesa si ha nella piena e attiva partecipazione di tutto il popolo di Dio alla medesima eucaristia. Nella celebrazione eucaristica la Chiesa attinge alla fonte della sua più intima unità e i credenti, partecipando realmente come membra vive del corpo del Signore, sono elevati alla comunione con Lui e tra di loro, mostrando concretamente l’unità del popolo di Dio. L’ecclesiologia del Concilio è quindi una ecclesiologia di comunione.
Nel Nuovo Testamento il termine Chiesa (Ekklesìa) indica senza ombra di dubbio l’intero popolo sparso su tutta la terra e radunato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Ecco quindi che la festa della Dedicazione della Chiesa Matrice può essere prima di tutto un momento in cui la Comunità festeggia se stessa e ne gioisce, ma è anche un momento di verifica per prendere coscienza su quanto e su come si è camminato insieme e ancora su quanta strada rimane da percorrere, affinché la porzione del popolo di Dio che è in San Pietro in Lama-Lequile (Rione Paladini) si apra ad un annuncio evangelico che tenga conto di una società sempre più multi-etnica e multi-religiosa, una società in profondo e veloce mutamento.
Annunciare il Vangelo per la Chiesa non è un lusso, ma un fattore costitutivo di identità corrispondente al volere di Cristo. L’annuncio del Vangelo non è un semplice messaggio bensì l’annuncio di una Presenza, quella del Signore Gesù morto e risorto, del quale l’annunciatore ha fatto una profonda esperienza e che ora comunica. Il Vangelo è per sua natura una bella notizia da diffondere, e tutte le persone ne sono destinatarie, a livelli diversi, perché tutte ne sono bisognose, sia chi partecipa alla comunità eucaristica, sia chi è battezzato ma non è praticante, sia ogni persona che lo Spirito spinge verso la conoscenza della verità. È il Verbo che cerca la sua carne nella vita di ogni persona.
Paolo Giuseppe Tempesta
















