Pubblicato in: Sab, Apr 27th, 2013

San Pietro in Lama/Un lungo cammino di fede e di comunione

Tutta la comunità in festa per il 255° anniversario di Dedicazione della Chiesa Matrice, consacrata dal Vescovo lupiense Sozy Carafa il 23 aprile del 1758.

“Ciò che trasforma un edificio in una chiesa è l’assemblea riunita dalla Parola per celebrare i divini misteri”. 

“Ciò che sembrava ai margini della città adesso è diventato una famiglia molto numerosa”.

La ricorrenza del 255° anniversario della Dedicazione della nostra Chiesa Parrocchiale, della Chiesa Madre, che ci ha generati nella fede attraverso il sacramento del Battesimo, è un avvenimento che coinvolge l’intera Comunità Cristiana, in quanto, pur facendo riferimento ad un tempio di pietre materiali, il nostro pen­siero è comunque e sempre rivolto al tempio spirituale, a quel tempio di “pietre vive” che è il Corpo mistico di Cristo, il popolo che Dio si è scelto, la Chiesa.

Abbiamo celebrato l’anniversario della Dedi­cazione della Chiesa come festa solenne, festa della comunità cristiana, nella quale abbiamo ricordato la nostra comunione con la Vergine Maria Assunta in cielo, patrona delle nostra Parrocchia.

La chiesa-edificio che ci raccoglie nella ce­lebrazione dei santi misteri, in qualche modo partecipa della grazia del segno sacramentale e diventa essa stessa strumento di avvicinamento a Dio, soprattutto quando conserva la presenza dell’Eucaristia, e quando, mediante le immagi­ni sacre, illustra le verità eterne.

Ciò che trasforma un edificio in una chiesa è l’assemblea riunita dalla Parola di Dio per celebrare i divini misteri. In altre parole noi diventiamo cristiani mediante la fede suscitata in noi dalla Parola di Dio e successivamente quando siamo segnati dalla grazia del sacra­mento del battesimo.

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I Padri conciliari, nella loro saggezza, ebbero l’intuizione di invitare la Chiesa “a ripiegarsi su se stessa”, ad interrogarsi circa quale volto proporre all’uomo del nostro tempo. Un invito alla Chiesa a ripiegarsi su se stessa per trovare la forza e il coraggio (parresìa) di rilanciare le sue note caratteristiche (unità, santità, apo­stolicità, cattolicità); per riscoprire e prendere coscienza di essere evento di salvezza per tutti; per offrire all’umanità intera una Chiesa-comu­nione, una Chiesa-popolo di Dio.

Nel suo più intimo mistero la Chiesa è il popolo di Dio raccolto dallo Spirito nell’unico corpo di Cristo. La principale manifestazione della Chiesa si ha nella piena e attiva parteci­pazione di tutto il popolo di Dio alla medesima eucaristia. Nella celebrazione eucaristica la Chiesa attinge alla fonte della sua più intima unità e i credenti, partecipando realmente come membra vive del corpo del Signore, sono elevati alla comunione con Lui e tra di loro, mostrando concretamente l’unità del popolo di Dio. L’ecclesiologia del Concilio è quindi una ecclesiologia di comunione.

Nel Nuovo Testamento il termine Chiesa (Ekklesìa) indica senza ombra di dubbio l’in­tero popolo sparso su tutta la terra e radunato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Ecco quindi che la festa della Dedicazione della Chiesa Matrice può essere prima di tutto un momento in cui la Comunità festeggia se stessa e ne gioisce, ma è anche un momento di verifica per prendere coscienza su quanto e su come si è camminato insieme e ancora su quanta strada rimane da percorrere, affinché la porzione del popolo di Dio che è in San Pietro in Lama-Lequile (Rione Paladini) si apra ad un annuncio evangelico che tenga conto di una so­cietà sempre più multi-etnica e multi-religiosa, una società in profondo e veloce mutamento.

Annunciare il Vangelo per la Chiesa non è un lusso, ma un fattore costitutivo di identità cor­rispondente al volere di Cristo. L’annuncio del Vangelo non è un semplice messaggio bensì l’annuncio di una Presenza, quella del Signore Gesù morto e risorto, del quale l’annunciatore ha fatto una profonda esperienza e che ora comunica. Il Vangelo è per sua natura una bella notizia da diffondere, e tutte le persone ne sono destinatarie, a livelli diversi, perché tutte ne sono bisognose, sia chi partecipa alla comunità eucaristica, sia chi è battezzato ma non è praticante, sia ogni persona che lo Spiri­to spinge verso la conoscenza della verità. È il Verbo che cerca la sua carne nella vita di ogni persona.

Paolo Giuseppe Tempesta

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